Perché essere uno scout? Una risposta a tutte le domande

Partiamo dal principio: un po’ di storia 

Lo scoutismo esiste da oltre 100 anni, ma nel 1907 era molto diverso da quello contemporaneo: nasce in Inghilterra dal tenente generale Baden-Powell come un movimento filo-militare, volto ad addestrare i giovani alla sopravvivenza e al comportamento nell’ambito della seconda guerra matabele. Il libro scritto dal fondatore, Aids to scouting, ottenne un inaspettato successo nel mondo dei giovani e della formazione, utilizzato come “manuale” di sopravvivenza. Nel 1907 le idee vengono messe in pratica: viene organizzato il primo campo scout della storia, un esperimento sociale composto da 21 ragazzi di estrazione mista, divisi in piccoli gruppi chiamati “pattuglie”. Con gli anni lo scoutismo si evolve, fino a diventare il consolidato movimento che è oggi, uno dei più importanti nel mondo dell’educazione non formale, con oltre 40 milioni di iscritti

Perché essere uno scout?

Solitamente la risposta preferita degli scout è “perché ci sono cose che chi non è scout non può capire”. Ed effettivamente è così: lo scoutismo insegna ad avere dei valori, a cavarsela in ogni situazione, ad affrontare il mondo con una marcia in più. Può sembrare stupido, ed anche a me lo sembrava parecchi anni fa, doversi mettere una divisa, fare attività di gruppo, camminare per ore e montare tende alla vecchia maniera quando hanno inventato quelle che si aprono da sole. Questo mondo però mi ha aiutata a maturare, e lo fa ogni giorno con milioni di ragazzi. Aiuta a comprendere il valore delle piccole cose, ristabilire il contatto con la natura ed imparare a rispettarla, a donare il proprio tempo agli altri tramite il volontariato. Certamente, questi valori encomiabili si possono apprendere anche in altri ambienti, ma non è sempre così scontato, soprattutto nel mondo caotico e frenetico che ci circonda. 

Cosa fanno gli scout?

Domanda difficile, a cui non esiste una risposta univoca. Esistono 3 gruppi suddivisi in base all’età, in cui si fanno sostanzialmente cose diverse. I più piccoli, i lupetti, giocano molto e fanno attività all’aria aperta, si raccontano storie e imparano a conoscere questo mondo. A 12 anni si entra a far parte del “reparto”: è la fase più avventurosa, i cui si organizzano serate intorno al falò e campi estivi in mezzo alla natura. Si dorme in tenda, ci si lava nei fiumi, si costruiscono tavoli, si cucina sul fuoco vivo. Si fanno attività di introspezione, per conoscere meglio se stessi ed il mondo, assaggio di quello che sarà poi il “clan”, dai 16 ai 20 anni. Qui assume grande rilevanza il volontariato e l’aiuto nei confronti del prossimo, insieme a discussioni su temi di attualità e non, prese di posizione personali e attività in collaborazione con la comunità locale. Anche tra i più grandi però non mancano i momenti conviviali, il gioco e il contatto con la natura. 

Gli scout sono un gruppo cattolico? 

Non tutti. L’Agesci, l’associazione scoutistica più famosa in Italia, lo è. Ciò non significa che si preghi tutto il giorno o che si inducano i ragazzi alla conversione, tutt’altro: lo scopo dello scoutismo è creare uno spazio di discussione e condivisione, in cui i giovani possano formarsi una propria idea tramite il dialogo e il confronto con pensieri diametralmente opposti ai loro. Inoltre esistono numerosi gruppi scout laici, come il CNGEI, in cui comunque viene dato ampio spazio alla ricerca spirituale. Gli educatori, chiamati “capi scout”, curano le attività cercando di indirizzare i ragazzi verso valori come l’introspezione, l’approfondimento delle proprie convinzioni e l’apertura al confronto. 

Quello che abbiamo cercato di spiegare in queste poche righe è solo una minima parte dello scoutismo, un mondo a sé stante dotato di un suo linguaggio e un sistema di regole a primo impatto incomprensibili. Può non essere alla portata di tutti, ma ciò che è certo è che chi l’ha provato sulla sua pelle conserva esperienze ed amicizie che mai dimenticherà in tutta la vita. Se conoscete qualche ex scout, ve lo potrà confermare personalmente: “once a scout, always a scout”. 

Matilde Benedetta Botto

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