Prostituzione: l’odissea delle donne costrette a vendersi

Vengono chiamate meretrici, escort e accompagnatrici, ma sono più comunemente definite puttane, troie, bagasce, donne di strada o ragazze squillo e l’elenco completo potrebbe richiedere lo spazio dell’intero articolo per, forse, procedere oltre. Sono innumerevoli, infatti, gli attributi, spesso dispregiativi, affibbiati a tutte quelle donne che vengono obbligate a praticare la prostituzione in Italia.  

Prostituzione al femminile: dati e statistiche

Minorenni o neo-maggiorenni sono le donne inserite nell’italian sex work, un’attività considerata legale solo se condotta a livello individuale. In Italia, infatti, la Governance prevede il contrasto delle attività organizzate allo sfruttamento sessuale, percepite, al contrario, come avvezze all’ordinamento giuridico. Secondo alcuni dati registrati dall’OIM (International Organisation for Migrations), il 55% delle donne impiegate nei traffici di corpi a scopo sessuale è costituito da soggetti provenienti da aree extra-italiane. Di questa percentuale, circa l’80 % (ben oltre la metà) sono nigeriane.  

Proemio

Il Niger, situato a Nord-ovest dell’Africa, combacia con una delle terre più densamente abitate al mondo. La popolazione totale tocca quasi i duecento milioni di abitanti, dediti principalmente all’agricoltura, minacciata di continuo da carestie e dalla desertificazione. Ne deriva automaticamente l’elevato tasso di povertà, correlato a bassi gradi di alfabetizzazione e scolarizzazione, che stanno alla base delle emigrazioni di massa verso altri Paesi, tra cui l’Italia. 

Se le tipologie di traffici che includono i corpi di esseri umani come oggetto di merce spaziano dall’usura ai lavori forzati, sino allo spaccio di droga o di armi, gli individui di sesso femminile, per la maggior parte dei casi, vengono inclusi in tratte finalizzate alla prostituzione. Alla base del convincimento originario, tre sono i fattori sostanziali: la sopracitata povertà accostata alla necessità di guadagno immediato, estorsioni e, in conclusione, il rito d’iniziazione.  

Juju: il rituale del terrore 

Sebbene Cristianesimo e Islam rappresentino le professioni religiose più seguite in Nigeria, le pratiche animiste continuano ad essere accettate ed eseguite, in una sorta di sincretismo religioso.  
Il termine Juju venne impiegato, in passato, per denotare la crasi di tutte le religioni tradizionalmente afferenti al territorio dell’Africa Occidentale, e l’insieme delle pratiche e di tutti gli oggetti impiegati nei rituali, quali amuleti o feticci. Attualmente, con rituale Juju si intende la cerimonia tramite la quale una o più madam trascinano gruppi di adolescenti (con un’età indicativamente compresa tra i quattordici e i diciotto anni) a giurare completa fedeltà al trafficante, colui che le accompagnerà nell’Odissea della prostituzione.  

I termini della cerimonia includono che ciascuna partecipante si impegni a lavorare, secondo i dettami sanciti dal soggiogatore, per risarcire appieno i costi relativi al viaggio, che vacillano tra i venti ed i cinquanta mila euro di base. Ad essi, si sommano frequenti sanzioni pecuniarie che possono incrementare la cifra di ulteriori dieci mila euro, conseguenti ad atteggiamenti inaccettabili, quali rifiuti relativi a richieste avanzate dai clienti, gravidanze o aborti. Termini insostenibili, viste le numerose richieste ad intrattenere rapporti sessuali completi senza protezione alcuna. 

Ogni rituale viene celebrato da un Native Doctor, figura autoritaria, molto vicina a quella del sacerdote, che chiede alle adepte di eseguire procedure umilianti e disumanizzanti. Denudarsi di ogni indumento, fino alla biancheria intima, ne riproduce un esempio, così come consegnare parti del proprio corpo, quali peli pubici, capelli, unghie o campioni di sangue, ottenuti tramite incisioni effettuate sul momento con l’ausilio di oggetti taglienti. Queste parti di corpo costituiscono l’Ot, l’oggetto del giuramento, direttamente consegnato al Native Doctor. Ad esso si accompagnano atteggiamenti che richiedono lo sforzo dell’iniziata a bere o ingerire sostanze organiche di animali immolati, come ossa o interiora.  

Un iter voodoo le cui modalità di svolgimento sono assolutamente segrete, note solo alle severe e violente madam, ai guru che lo eseguono e alle donne che vi prendono parte, portandone con sé, a lungo, le amare conseguenze. 

E dopo? 

L’inadempienza agli oneri prestabiliti dai trafficanti e sanciti formalmente dai rituali Juju comporta una serie di ripercussioni sulla ribelle e sulla sua famiglia. Sciagure, malanni, pazzia, sterilità o addirittura la morte spettano a tutte coloro che fuggono dai doveri di prostitute che, in realta, non sono altro che esseri umani, donne psicologicamente e fisicamente recise.  

Dai santuari di pronunciazione del rito, il primo luogo che accoglie le carcasse di queste anime terrorizzate è la strada. Un asfalto che assapora la lama del gelo invernale, lo sbuffo asfissiante del calore estivo ed il peso di miriadi di scarpe umane assetate di potere.  

Dai cinque agli otto milioni di uomini italiani intrattengono sporadicamente o con cadenza regolare relazioni sessuali con donne che si prostituiscono. Non si tratta solo di uomini sessualmente dipendenti o insoddisfatti, ma soprattutto di individui insicuri ed isolati, che rivendicano una posizione gerarchica sociale più elevata della donna, oggetto da sottomettere.  

Quanto vuoi per questa prestazione?”: è la domanda con cui la maggior parte dei beneficiari del servizio si pone. Poi l’atto inizia, la prestazione giunge a compimento ed infine subentra il denaro, il termine che più interessa ad entrambi. La stima media della retribuzione di una singola prestazione sessuale ammonta a cinque, massimo dieci euro: una cifra umiliante ripensando al debito che ogni donna deve risanare, assieme alle spese di vitto e alloggio. 

Possibili scenari

È l’amore a salvare queste anime spezzate, quello di numerose associazioni fondate in nome dell’umanità, con l’obiettivo di restituire dignità a corpi consumati e menti impaurite. Una meta raggiungibile grazie all’operato di personale qualificato e di volontari che attuano costantemente interventi sociali di prevenzione, di pronto intervento e tramite la predisposizione di una rete capillare di case protette e di fuga, su tutto il territorio nazionale. 

Le tratte umane dirottate allo sfruttamento sessuale sono una realtà attualmente presente. La prostituzione orchestrata da trafficanti ed esponenti malavitosi è una delle attività a scopo di lucro illegali più diffusa sul territorio italiano. È praticata soprattutto da donne, delle quali molte sono minorenni, analfabete, costrette alla povertà, maltrattate e psicologicamente raggirate, obbligate al digiuno, private della libertà di emanciparsi e di affermarsi in quanto esseri umani, capaci di nutrire desideri e di sviluppare attitudini personali preesistenti.  

Valichiamo gli stereotipi: sotto quella minigonna, ci sono le gambe di Nadine pronte a tagliare il traguardo dei cento metri; dentro le coppe del reggiseno di Zoe, sgorga il latte che nutre la sua più grande ricchezza, il frutto di una vita intensa, ma preziosa; sotto la linea di eyeliner che sovrasta gli occhi brillanti di Doris, si cela lo sguardo critico di una zelante osservatrice del mondo, che supera il limite sancito dalla bianca pennellata della carreggiata, impressa sull’asfalto che ora calpesta, ma che domani potrebbe diventare il parquet di un famoso palcoscenico.  

Alessia Congiu

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