Quando una partita di calcio fermò la guerra

E’ il 28 giugno 1914 e l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austriaco, viene assassinato da uno studente, Gavilo Princip, nelle strade di Sarajevo, in Bosnia. In poco tempo quella crisi locale divenne generale, stressando ulteriormente le relazioni conflittuali tra i vari stati e portando ad uno scontro dalle proporzioni mai sperimentate prima. Ebbe così inizio la Grande Guerra, che falcidiò il mondo fino al novembre 1918.

Quella che doveva essere una guerra-lampo, combattuta e liquidata in poco tempo, divenne ben presto un conflitto di posizione, di logoramento fisico e psicologico, in cui la vera protagonista fu la trincea. Non tutti sanno però che le ostilità dei primi mesi furono interrotte il 25 dicembre 1914, in quella che fu definita la Tregua di Natale. Per quale motivo gli eserciti in guerra decisero di deporre le armi per un giorno? Per giocare una partita di calcio, sport molto diffuso in Inghilterra (da molti considerata la patria d’origine), ma che si stava progressivamente diffondendo nel resto del mondo.

Il bagliore di luce nell’oscurità della guerra si accese nei pressi della cittadina belga di Ypres, nella cosiddetta terra di nessuno, la “no man’s land”, cioè lo spazio che separava le trincee dei due eserciti contrapposti: quello inglese da una parte, quello tedesco dall’altra. Secondo i racconti dell’epoca, furono i tedeschi i primi a tendere la mano, iniziando a cantare e avvicinandosi allo schieramento che fino al giorno prima era nemico per scambiarsi dei doni, come da spirito natalizio. A un certo punto accadde l’inimmaginabile: un soldato, non si sa di quale fazione, unì degli stracci per formare qualcosa di simile ad un pallone. Il campo di battaglia si trasformò in un campo da gioco, nel bel mezzo della Prima guerra mondiale. Ignorando il contesto bellico in cui si trovavano, i due eserciti iniziarono a giocare una partita come tra amici, che pare si concluse soltanto quando la palla venne calciata con grande forza e finì sul filo spinato di una delle trincee. Il risultato? Pare 3-2 per i tedeschi, a testimonianza che la celebre affermazione di Lineker (attaccante inglese degli anni Ottanta), secondo cui “il calcio è un gioco semplice: 22 uomini che rincorrono una palla per 90 minuti e alla fine vince la Germania“, era valida già nel 1914. Terminata la partita, ripresero le (vere) ostilità, ma i due schieramenti si rifiutarono reciprocamente di spararsi. Per punizione i soldati inglesi vennero trasferiti al fronte di Verdun, mentre i tedeschi furono mandati sul fronte orientale.

La partita che fermò la guerra, seppure per un giorno, è un evento che oscilla tra il mito e la realtà. Alcuni storici scettici affermano che quel match non si sia mai disputato perché le condizioni del terreno non lo permisero. L’opinione pubblica inglese e statunitense di allora utilizzò l’accaduto per mostrare la mancanza di cattiveria dei soldati. Addirittura diversi giornali, tra cui il Daily Mirror, pubblicarono la notizia e la cronaca della partita nei giorni successivi al primo gennaio 1915. Comunque sia andata, è bello poter credere che quella partita si sia giocata veramente, per sottolineare come i soldati, chiamati alle armi per un disegno e per un’ostilità a loro superiori, siano innanzitutto uomini dotati di empatia e sensibilità, e che lo sport possa unire le persone, al di là di motivi politici, anche solo per il tempo di una partita di pallone.

Fonte: Mondiali.it

Matteo Revellino

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