Macchine come me

Ian McEwan | MACCHINE COME ME | ed. orig. 2019 trad. dall’inglese di Susanna Basso| pp. 283, €19.50, Einaudi, Torino 2019.

“Londra, un altro 1982.” È la prima frase che possiamo leggere nell’aletta anteriore della copertina di Macchine come me, il romanzo di Ian McEwan che ci trasporta in un passato che di passato ha ben poco e che assomiglia, piuttosto, a un futuro distopico. La Storia con la S maiuscola è distorta, gli esseri umani possiedono già il cellulare, Internet è ormai nella vita di chiunque, ma, soprattutto, vengono messi sul mercato i primi venticinque androidi. Dodici Adam e tredici Eve, un’occasione che il protagonista Charlie Friend, appassionato di tecnologia, non può assolutamente farsi scappare.

Charlie è un giovane di trentadue anni con poche convinzioni nella vita, un inetto moderno che non riesce a trovare la propria strada. Adam rappresenta per lui un’occasione inedita, l’ennesimo tentativo di dare un sapore alla sua esistenza insipida. Lo utilizza come strumento per stupire e corteggiare Miranda, la vicina di casa di cui è innamorato, pur considerandolo sempre un comune elettrodomestico. Tuttavia Adam, di fatto, è molto di più. Non è umano, ma prova dei sentimenti, conosce l’amore, scrive poesie haiku e non tollera la menzogna, ciò che più lo distingue da noi. A differenza di quanto accade nell’immaginario fantascientifico comune, in cui le macchine prendono il sopravvento e distruggono gli esseri umani, McEwan si discosta da tutto ciò e ci mostra una realtà diversa. Gli androidi non riescono a vivere nel nostro mondo imperfetto, non si integrano in una società in cui la giustizia non è sempre unidirezionale, non tollerano i soprusi e non sono mutevoli e corruttibili come noi, motivo per cui molti di loro vanno incontro al suicidio.

Il romanzo, tuttavia, non ci parla solo di robot umanoidi. Sullo sfondo della Guerra delle Falkland e di un passato futuristico si costruisce anche la storia d’amore tra Charlie e Miranda. Quest’ultima nasconde un mistero con un certo Peter Gorringe, un suo coetaneo che desidera ucciderla. La loro non è la classica favola da romanzo rosa, ma è fatta di segreti, problemi giudiziari ed etici anche nei confronti del rapporto instaurato con Adam. Il punto di vista del narratore, coincidente con quello del protagonista, mostra sempre un certo distacco dalle romanticherie, così come dalla vita stessa a cui non sa dare un tono. Lo stile di McEwan riesce perfettamente in questa missione: il suo ritmo quasi robotico e martellante lascia costantemente il lettore fuori dalle mura che circondano l’universo dei personaggi, talvolta disorientandolo.

L’autore ci spinge a fare delle riflessioni sulla natura dell’uomo e sul rapporto che egli intrattiene con la scienza. Il titolo originale, Machines Like Me and People Like You, mette bene in evidenza la dicotomia tra “noi” e “loro” che viene portata avanti nel corso della narrazione. Quanto il nostro concetto di giustizia è effettivamente giusto? È possibile che un non-umano possa provare concretamente dei sentimenti umani, o questi ne sono solo simulacri? Fino a che punto l’intelligenza artificiale può (se può) avvicinarsi a quella dell’uomo? Le questioni di natura etica sollevate da McEwan nel romanzo sono infinite. Ci parla di Eve costrette a vivere violenze talmente pesanti da uccidersi, ci fa domandare se fare l’amore con un Adam possa avere lo stesso valore di un atto consumato con una persona, o se sia più paragonabile all’utilizzo di un gioco erotico, ci porta a riflettere su quale sia il reale confine tra umanità e non-umanità. La vera risposta a queste domande la fornisce Alan Turing alla fine del libro, il creatore degli Adam e delle Eve presenti sul mercato, anche lui parte delle incongruenze storiche di Macchine come me e la cui esistenza, prolungata di circa un trentennio, ha reso possibile l’assurda evoluzione tecnologica di questi anni Ottanta.

Giulia Calvi

Crediti immagine: https://www.einaudi.it/content/uploads/2019/09/978880624184HIG.JPG

Crediti immagine di copertina: https://nbmagazine.co.uk/machines-like-me-by-ian-mcewan/

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