Brasile: l’MST e la sua resistenza attiva

Il Movimento Sem Terra (MST) è un movimento sociale nato in Brasile nel 1984 che lotta per la riforma agraria, ma anche per varie trasformazioni strutturali del Paese, quali l’uguaglianza di genere, l’istruzione, la democrazia popolare partecipativa. Sono questi i valori condivisi anche da altri movimenti per la terra con cui l’MST si organizza attraverso la Via Campesina: un’organizzazione internazionale di agricoltori nata in Belgio nel 1993.
Per comprendere al meglio le basi di questo movimento, è importante soffermarsi non solo sulle sue finalità, ma anche sulle sue radici.

Land grabbing

Al contrario di altri paesi americani, il Brasile non ha mai organizzato una redistribuzione delle sue terre. Di conseguenza, vi è un’alta concentrazione di suolo lasciata in eredità dal periodo coloniale. Questi spazi sono testimoni del fenomeno del land grabbing, ossia l’accaparramento di terra mediante titoli di proprietà falsi. In questo contesto, dagli anni settanta si porta avanti una politica di modernizzazione conservatrice delle aree rurali: vengono utilizzati pesticidi, macchinari e si privilegia la coltivazione intensiva della monocultura.

Crediti: La Repubblica

La stessa popolazione ne risente. È il caso di Sete Lagoas, municipalità di Santa Filomena: nel 2017 un’ong denunciò le condizioni in cui le persone del luogo erano costrette a vivere, mettendo in evidenza l’insicurezza alimentare, l’esproprio delle terre, lo scarso accesso all’acqua e l’inquinamento delle risorse naturali. Il risultato di tale stile di vita: la grave malnutrizione degli abitanti del paese. Inoltre, i terreni su cui venivano portate avanti tali pratiche da generazioni erano sprovvisti di certificati di proprietà.
Il land grabbing risulta quindi essere il principale motivo di mobilitazione del Movimento Sem Terra, per cui lotta duramente.

Occupazione di spazi

Tuttavia, non è semplice: lo Stato ha sempre tutelato e tutela tutt’ora il land grabbing: le grandi proprietà sono nate con esso, quindi, tutte le sfere dello Stato ne sono in relazione. Infatti, è stata portata avanti una forte campagna di criminalizzazione verso il movimento, sfociata nel Massacro d’Escaragas a Brasilia.
Questo è il motivo per cui il Movimento Sem Terra necessita di farsi vedere, occupando spazi in modi diversi per far sentire la propria voce. Uno di questi è l’occupazione delle terre: i manifestati si stanziano una proprietà, costruendo accampamenti con teli di plastica neri, simbolo della loro lotta. Nel momento in cui viene occupato un terreno, le persone si preoccupano di lavorare la terra stessa, al fine di renderla utilizzabile e di nuovo coltivabile.
Altro spazio occupato dal movimento è quello pubblico, non solo attraverso le manifestazioni e i cortei, ma anche mediante la performance di valori, idee e avvenimenti. Per esempio, dopo il massacro a Brasilia – presentato qualche riga più su – alcuni soggetti facenti parte dell’MST misero in scena, davanti al palazzo di giustizia, ciò che era accaduto in quella circostanza.

Crediti: Os Movimento Sociais

Il Movimento Sem Terra si configura quindi come una vera e propria forma di “Resistenza Attiva” – come sostiene il movimento nella sua lettera al popolo brasiliano – che lotta contro il land grabbing e per cambiare alcuni tratti strutturali all’interno della società, attraverso l’occupazione di terre e di spazi pubblici.
Oggi il movimento è presente in 26 Stati brasiliani e, grazie alla sua lotta, 450mila famiglie hanno trovato terra e casa.

Emily Aglì


In copertina: Macchine agricole raccolgono la soia, Mato Grosso, Brasile
© Paulo Fridman/Corbis via Getty Images

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