Notturni, sogni e ombre ne “I promessi sposi”

Crediti foto di copertina

A differenza di come canta Cenerentola, i sogni non sempre son desideri, né è vero che nel sogno non hai pensieri; al contrario, è molto probabile che vi si manifestino le preoccupazioni della vita quotidiana. Quanto sono importanti i sogni, all’interno de I promessi sposi? Inoltre, in che modo le notti hanno influenzato il corso degli eventi e i sentimenti dei personaggi? Lo spazio onirico è molto diverso da quello della realtà diurna?

La prima notte de I promessi sposi è quella di don Abbondio, in cui il curato, minacciato dai bravi, si preoccupa di come dire a Renzo che non avrebbe celebrato il matrimonio. Emerge un primo parallelismo militare, con il principe di Condé, che dorme profondamente prima della battaglia di Rocroi (1643); allo stesso modo, don Abbondio si prepara a “scontrarsi” con Renzo, senza riuscire a prendere sonno. Il parroco riflette sulle possibili soluzioni al suo problema, meditando addirittura la fuga, e adopera un lessico militare; approfondisce l’argomento il saggio La notte di don Abbondio della professoressa Clara Leri. Fin dall’inizio, la scena è dominata dalla paura, che si insinua nell’inconscio del curato (“ma che sonno/che sogni”): sogna “Bravi, don Rodrigo, Renzo, viottole, rupi, fughe, inseguimenti, grida, schioppettate.” Nella climax, si mescolano elementi reali a timori angosciosi: don Rodrigo e i bravi costituiscono una minaccia reale per don Abbondio, mentre l’incontro con Renzo appartiene al futuro. Inoltre, il colloquio con i bravi si svolge a un bivio tra “viottole”, ma sono assenti “rupi, fughe, inseguimenti, grida e schioppettate”. Nel sogno, le dimensioni spaziali e temporali si sovrappongono e si appiattiscono, con alcuni sprazzi di realtà; dalle immagini oniriche emergono i timori quotidiani e l’interiorità del curato.

Altrettanto rilevante è il notturno di Lucia, che si svolge all’interno del palazzo dell’Innominato: la giovane, in preda all’angoscia per il rapimento, trova conforto nella preghiera e si addormenta sul fare del giorno. Si avvicendano numerose emozioni negative, all’inizio della notte: Lucia, dopo aver rifiutato il cibo e il letto, cade in uno stato di torpore, si riscuote e prova un’angoscia tale da voler morire. La consapevolezza dell’ambiente circostante e il tormento di Lucia si contrappongono alla pace della preghiera, che porterà Lucia a fare un voto di castità; i due segmenti si contrappongono, portando a un finale positivo, costituito da un sonno perfetto di Lucia.

La notte dell’Innominato è parallela a quella di Lucia, pur essendo caratterizzata da un’angoscia del tutto diversa: la crisi interiore del personaggio è dovuta al proprio passato e la sua conversione non è un fatto repentino, ma frutto di un progressivo cambiamento. Le parole pronunciate da Lucia (“Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia!”) prima di quella notte, non sono la causa del mutamento spirituale del personaggio, ma lo influenzano. L’Innominato possiede fin dall’inizio una statura morale elevata: la riflessione su di sé è profonda e tormentata e gli permette di sciogliere sotto i propri occhi i nodi del male a cui si è abituato. Come Lucia, si confronta con il pensiero della morte, nella forma del proprio cadavere martoriato, ma in un modo differente: Lucia desidera morire per l’angoscia, mentre l’Innominato prova ribrezzo di fronte al proprio corpo “sformato”. Mentre Lucia si addormenta, sul fare del giorno, l’Innominato ha un punto di svolta proprio allora, sentendo il suono delle campane. L’alba, le persone e le campane infrangono l’equilibrio di inquietudine del personaggio, che completerà la propria conversione in seguito al colloquio con il Cardinale Borromeo.

I notturni di tutti i tre personaggi sono tormentati e complessi, con esiti molto diversi tra loro: Don Abbondio è un personaggio statico, dunque il sogno non ha effetti rilevanti sulla sua coscienza, ma riflette soltanto i timori diurni; Lucia riesce a superare un momento di sconforto grazie alla fede, che le dà un meritato riposo, e l’Innominato prende consapevolezza di un cambiamento radicale che già stava avvenendo in lui. In tutti i casi, a fianco dei pensieri razionali affiorano incertezze, paure e ipotesi sull’avvenire, che costituiscono un’interiorità fatta di chiaroscuri.

Giulia Marianna Dongiovanni

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