Centenario Fenogliano

Il primo marzo di quest’anno ricorreva il centenario dalla nascita di Beppe Fenoglio, autore importantissimo entrato a far parte dei classici della letteratura italiana per aver scritto di guerra, Resistenza partigiana e sulla dura vita del mondo contadino nella sua terra di origine, Alba e le Langhe.

Fenoglio: scrittore e partigiano

Terminata la Seconda Guerra Mondiale, Fenoglio avverte il disagio del ritorno alla vita normale, alla quotidianità e, a differenza di quello che ci si aspetterebbe, non inizia immediatamente a scrivere di guerra e di lotta partigiana. I ricordi sono ancora troppo vivi e gli procurano molta sofferenza.

Il tema della guerra e il filone resistenziale emergeranno gradualmente nel corso della sua produzione letteraria. Sotto lo pseudonimo di Federico Biamonti, scrive La paga del sabato, rifiutato dalla casa editrice e pubblicato postumo: un’opera che tratta appunto il senso di inadeguatezza e la difficoltà di adattamento che un ex partigiano prova una volta che la guerra è finita.

Questo romanzo gli sarà utile per la stesura de I ventitré giorni della città di Alba, in cui iniziano a delinearsi i due filoni tematici che ispirano Fenoglio: da una parte, le Langhe, una terra difficile da coltivare e da abitare, dall’altra la Resistenza.

Successivamente, il romanzo La malora presenta al lettore la mancata fiducia nel futuro. La «porca Langa» non è un paesaggio ricco come quello odierno, con le colline attraversate dai filari, ma un luogo in cui quasi tutti i suoi abitanti conducono una vita misera e la terra aspra certo non li aiuta.

Il possesso della terra è una questione intrinseca nella narrazione di quest’opera: Agostino, il povero ragazzino sfruttato da un mezzadro, non possiede assolutamente nulla e, mentre lavora la terra di un altro, desidera ardentemente di possedere anche lui qualcosa per raggiungere in futuro una sicurezza e un’autonomia economiche. Tuttavia, anche se fa presto ritorno a casa sua, il protagonista ormai cresciuto, non può fermarsi neanche un momento: deve, come ha sempre fatto del resto, continuare a lottare contro la «malora».

La natura non è una semplice cornice delle opere fenogliane, ma ne diviene anche un personaggio molto attivo: può essere allo stesso tempo benefica per l’uomo e ostacolarne i progetti, specie nel caso delle operazioni di Resistenza partigiana. Una fitta pioggia sulle colline langarole è allora un evento, o provvidenziale che conduce alla salvezza o disastroso che impedisce ai giovani partigiani di fuggire dai nemici. E ancora, la nebbia è o un ottimo deterrente per i nemici da cui nascondersi o un labirinto inestricabile che intrappola solo i giusti.

Il secondo bacino da cui Beppe Fenoglio attinge è quello della guerra, vissuta e militata in prima persona, la quale lo ha sicuramente segnato nel profondo. Per questo motivo, scrivere dei romanzi a tema resistenziale è servito a liberarsi di un peso non indifferente. Con opere come Primavera di bellezza, Una questione privata e Il partigiano Johnny (esclusa la prima, tutte opere trovate nei suoi cassetti dopo la morte dell’autore, lasciando non pochi dubbi sulla loro natura e sulla loro interpretazione) Fenoglio tratta la Resistenza demitizzando il partigiano: un uomo, in fin dei conti, rimasto legato ai propri sentimenti, vulnerabile e non certo indistruttibile.

Rispetto ad altri autori suoi contemporanei, che dipingono il partigiano come un eroe di guerra e un modello da imitare, questo atteggiamento tutto fenogliano provoca certamente imbarazzo, quasi disappunto, tra gli scrittori e i lettori, ma serve ad avvicinare il pubblico alla vera condizione sociale, morale e psicologica di moltissimi giovani soldati.

Italo Calvino fa notare come Il partigiano Johnny sia il romanzo che tutti avevamo sognato poiché, sebbene sia immerso nelle durezze della vita del soldato, il protagonista non si dimentica mai del proprio vissuto e dei propri sentimenti.

Così facendo, Fenoglio non ha certo sminuito i partigiani ma li ha avvicinati ancora di più al lettore perché li ha descritti semplicemente per com’erano. L’intento è ovviamente quello di far conoscere senza artifici retorici il vissuto della guerra, per non cadere nella totale indifferenza o per non diventare «miti carnefici», usando le parole con cui Eugenio Montale, altro pilastro della letteratura italiana, descrisse gli uomini che accolgono Hitler il 9 maggio 1938 a Firenze.

Con questo obbiettivo, la letteratura, il cinema e tutta l’arte si aprono a una nuova rappresentazione della guerra, riportando così anche i punti di vista di bambini, donne e vecchi, non solo di temerari eroi.

Un’analisi profonda di un’esistenza senza fronzoli o abbellimenti, che per l’autore deve essere il risultato del conflitto tra il bene e il male. Per tutte queste ragioni, l’opera di Beppe Fenoglio deve occupare almeno un posto nella nostra biblioteca personale.

Nicola Gautero

Crediti immagine di copertina: ilmitte.com.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. phileasfogg2020 ha detto:

    Ho avuto la fortuna di aver avuto un insegnante al liceo che ce lo fece leggere, comprendere e apprezzare. Fenoglio è diventato così un riferimento importante nella lettura e nella vita

    "Mi piace"

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