La settimana lavorativa di quattro giorni funziona?

Da tanto tempo in moltissimi paesi si discute della possibilità di ridurre la settimana lavorativa. Mentre le modalità di lavoro e gli impieghi sono cambiati, le ore di lavoro sono rimaste invariate.

Qualche dato

L’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite) nel 2018 ha calcolato che il 31,6% delle persone lavorano oltre 48 ore settimanali nonostante la crescita degli stipendi sia diminuita.

L’anno successivo, l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha pubblicato uno studio sulle ore di lavoro dei cittadini dei suoi paesi membri.  L’Italia è il paese nella zona europea dove si lavora più ore alla settima: 33 ore, 3 in più rispetto alla media di 30. In Germania sono 26, nei Paesi Bassi sono 28, in Austria e Francia sono 29, in Belgio e Finlandia 30.

L’Italia inoltre, è in una posizione molto bassa nella classifica in cui si misura il livello di produttività. Secondo Eurostat, la produttività è diminuita dello 0,3% nel 2018 e gli stipendi sono al di sotto della media OCSE. Il paese in cui si lavora meno è la Germania, la quale però risulta tra i migliori paesi in termini di produttività.

Il caso del Belgio

Il Belgio, dopo Spagna e Nuova Zelanda, ha approvato la riforma della settimana lavorativa ridotta. Ogni dipendente può scegliere la settimana lavorativa di quattro giorni, senza tagli sullo stipendio e con diritto alla disconnessione, tema divenuto sempre più importante nel dibattito sul lavoro, soprattutto in seguito al lockdown.

In questi 4 giorni dovranno essere svolte le 38 ore lavorative settimanali. È previsto un periodo di prova dalla durata dei sei mesi, in seguito al quale sarà possibile scegliere fra la settimana lunga e quella breve. È possibile che il datore di lavoro rifiuti la sua richiesta ma essa dovrà essere adeguatamente motivata.

L’obiettivo principale di questa riforma è dare supporto alle genitorialità e all’equilibrio tra lavoro e vita privata.

Inoltre, questa riforma offre anche la possibilità di lavorare più ore in una settimana e meno ore quella successiva; questo per garantire maggiore flessibilità nelle situazioni di co-genitorialità facendo in modo che i genitori che vivono con figli separati possano passare abbastanza tempo con loro.

Il caso della Scozia

L’ultimo paese ad unirsi al fenomeno della settimana a 4 giorni è la Scozia.

Il dibattito nel paese si accese quando il governo scozzese annunciò l’intenzione di stanziare 10 milioni di sterline per finanziare le sperimentazioni della settimana ridotta nelle aziende. I risultati di queste sperimentazioni hanno mostrato nell’80% delle persone, ridurre il numero di giorni lavorati, senza tagli in busta paga, ha favorito il benessere individuale. Circa due lavoratori su tre ritengono che il cambiamento potrebbe avere un effetto positivo sulla produttività del paese.

Il caso della Spagna

Alcune aziende spagnole stanno testando la riduzione di un giorno o alcune ore nella settimana lavorativa, anche se non tutte a parità di stipendio. Il Ministero dell’industria sta valutando un progetto da 50 milioni di euro per aiutare le imprese nella riduzione dell’orario di lavoro senza tuttavia ridurre gli stipendi. Il governo deve coprire i costi della riduzione degli orari lavorativi per 3 anni: al 100% il primo anno, al 50% il secondo anno e al 33% il terzo anno.  Il partito progressista Mas Pais ha spinto in modo particolare per far adottare il piano dal Governo Sanchez.

Tutti i dati hanno mostrato come effettivamente la settimana lavorativa ridotta, potrebbe essere un modo per avere un aumento di produttività favorendo il tempo libero del lavoratore e diminuendo i livelli di stress. Resta ancora problematico ridurre la settimana lavorativa senza che ci sia uno sconvolgimento nelle buste paghe.

Inoltre, ci sarebbe anche un impatto ambientale positivo grazie alla riduzione dell’inquinamento, dovuta, ad esempio, al fatto che ci sarebbero meno spostamenti per arrivare sui luoghi di lavoro.

Non mancano però dei timori, soprattutto da parte di alcuni manager i quali che temono possano esserci difficoltà nel concentrare la stessa quantità di lavoro in un tempo minore.

Natasha Asunis

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