Papua Nuova Guinea: 3 popolazioni straordinarie

Dall’altra parte del mondo, nella Papua Nuova Guinea, esistono alcune popolazioni le cui tradizioni si sono mantenute pressoché inalterate nel corso tempo. Nello specifico, tre di queste risultano particolarmente interessanti: gli scheletri danzanti della tribù dei Chimbu, gli uomini di fango di Asaro e gli uomini-uccello Huli.

Dove si trova la Papua Nuova Guinea?
Crediti: Treccani

Scheletri danzanti

Nella provincia di Chimbu la popolazione è divisa in vari clan, ossia varie persone unite da parentela derivante da un antenato in comune, che spesso vivono per proprio conto.
Tuttavia, vi sono alcune occasioni speciali durante le quali l’appartenenza ad un determinato clan passa in secondo piano e lascia il posto all’appartenenza alla tribù, un gruppo più ampio. Uno di questi momenti è il Festival della montagna di Hagen, durante il quale i membri della tribù si dipingono il corpo, disegnando linee e contorni in modo da assomigliare a scheletri per poi intrattenersi in una danza.
La popolazione rimane tutt’oggi molto sconosciuta al mondo occidentale, pertanto, non si sa a quando risalga questa tradizione. Tuttavia, si è a conoscenza delle sue finalità: il territorio di Chimbu è uno spazio molto conteso e la tribù è fortemente territoriale, di conseguenza questa pratica veniva utilizzata per intimidire e spaventare gli altri gruppi pretendenti.

Crediti: Alazai Viaggi

Uomini di fango

In alcune culture dell’Oceania gli esseri umani con la pelle bianca vengono connotati negativamente. Nello specifico, la tradizione vuole che siano spiriti maligni connessi con la stregoneria.
Secondo la leggenda – la cui esistenza è stata messa in discussione da alcuni studiosi – gli appartenenti alla tribù degli Asaro seppero sfruttare al meglio questa credenza: per scappare da un’altra tribù si nascosero nel fiume Asaro, dove si cosparsero il corpo con del fango, il quale, una volta solidificato, fece apparire chiara la loro pelle scura. Gli avversari pensarono così di aver visto degli spiriti e li lasciarono scappare.
Nel tempo questa pratica si è arricchita di accessori, ma l’elemento fondamentale è quello delle spaventose maschere realizzate in fango, raffiguranti grandi occhi e orecchie. Altro elemento è quello delle lunghe unghie colorate di rosso, questa volta realizzate con gambi di bambù.

Crediti: Turista Curioso

Uomini-uccello

La popolazione Huli offre un altro tipo di ornamentazione del proprio corpo utilizzando colori, piume e parrucche che valgono loro il nominativo di Uomini-uccello.
Sono gli sciamani della tribù che si occupano di spiegare agli stranieri le varie fasi di preparazione non solo dell’abbigliamento in sé, ma anche della ricerca e costruzione di tutti gli accessori che gli Huli trovano e prendono da ciò che la natura offre loro.
Essi si travestono in occasioni importanti e utilizzano le loro decorazioni come metalinguaggio comune a tutti i clan. Questo abbigliamento, inoltre, risulta essere un elemento che viene definito olistico: studiandolo, si può comprendere l’organizzazione della società.
Anche in questo caso il Festival della montagna di Hagen è uno dei momenti in cui gli Huli sfoggiano questa tradizione.

Crediti: Insolita Itinera

Alcune fotografie interessanti di queste popolazioni sono state scattate dal fotografo Jimmy Nelson, nel suo progetto Before they pass away (Prima che scompaiano). Lo stesso Nelson ha dichiarato le finalità di questo straordinario progetto che mira a ricordare nel tempo culture e tradizioni antichissime che rischiano di scomparire senza che nessuno ne abbia saputo l’esistenza:

Volevo testimoniare le loro tradizioni antichissime, unirmi ai loro rituali e capire come il resto del mondo minacci di comprometterle per sempre. Soprattutto, volevo realizzare una documentazione fotografica ambiziosa anche dal punto di vista estetico, che superasse la prova del tempo. Un lavoro da considerare come un archivio etnografico insostituibile di un mondo che sta rapidamente sparendo“.

Emily Aglì

Crediti immagine di copertina: Rivista Etnie – Giuseppe Russo

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. emilyagli ha detto:

    Vero! È uno di quegli aspetti che mette in discussione la reale distanza tra le culture!

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  2. phileasfogg2020 ha detto:

    incredibile quanto la danza degli uomini dipinti da scheletri ricordi le nostre danze macabre dipinte

    Piace a 1 persona

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