Roma: l’Europa del calcio torna in Italia

Crediti immagine di copertina

4/05/2021. L’ AS Roma annuncia che il nuovo Responsabile Tecnico della squadra sarà il portoghese José Mourinho. È stupore totale. Ma non perché non ci si aspettasse un cambio in panchina, anzi era più che nell’aria. Ma per l’importanza del personaggio. Erano altri i nomi in mente. E invece arriva uno degli allenatori più carismatici e vincente di tutti. Lo Special One è a Roma. La decisione arriva dopo la deludente passata stagione. Le aspettative erano altre e alte. Solo un settimo posto conquistato e Conference League raggiunta (terza tra le competizioni europee). Ma è proprio da questa delusione che, dopo poco più di un anno, nasce una grande soddisfazione.

25 maggio 2022. Tirana è giallorossa. La Roma alza al cielo la Conference League. Certo, non sarà l’Europa League, né tantomeno la Champions League. Ma è pur sempre un trofeo europeo che va onorato e per la città di Totti e De Rossi vale moltissimo. È stato un cammino lungo tutta una stagione, dai preliminari in Turchia contro il Trabzonspor, fino alla semifinale di ritorno contro il Leicester. Dalla terribile sconfitta per 6-1 contro i norvegesi del BodØ Glimt fino ad altre prestazioni non così convincenti contro squadre decisamente alla portata. Ma alla fine l’obiettivo è stato raggiunto: la finale in Albania contro il Feyenoord. Dal ritorno dei quarti di finale la Roma inizia a convincere più che mai. È da quella partita che non commette più passi falsi. È da quel momento che emerge la vera mentalità di Mourinho. 4-1, 1-1, 1-0. Questi gli ultimi tre risultati che hanno portato la Roma a Tirana. Un viaggio che ha reso tutti protagonisti: Tammy Abraham, Nicolò Zaniolo, Il capitano Lorenzo Pellerini, Nicola Zalewski, Chris Smalling e, soprattutto, i tifosi giallorossi che quest’anno più che mai non hanno lasciato la squadra “mai sola mai”.

Crediti: UEFA Europa Conference League
LA FINALE

Non è stato un match all’insegna dello spettacolo. Tanta tensione e imperfezioni da ambedue le parti. Alla fine, infatti, ha vinto la squadra che ha totalizzato meno tiri nello specchio. Ma come dice José Mourinho: “Le finali non sono da giocare, ma da vincere”. E così è stato. Una vittoria che porta il nome del portoghese. Primo lancio lungo di Gianluca Mancini: out. Stesso esito anche per il secondo e il terzo. Ma è proprio quando il centrocampista Bryan Cristante intima al centrale italiano di far girare la palla che arrivano la quarta sciabolata morbida e il gol vittoria di Zaniolo. Tocco sotto, 1-0 e palla al centro. Dal secondo tempo, però, i giallorossi iniziano a soffrire. I due pali colpiti dagli olandesi del Feyenoord fanno tremare lo stadio e il cuore dei tifosi romanisti. Ma non basta. Al 95’ arriva il triplice fischio da parte dell’arbitro Kovacs e la Roma può finalmente esultare. Può finalmente togliersi un peso lungo 14 anni. Era dal 2008 che la Roma non portava un trofeo nella capitale. Era da 61 anni che la Roma non vinceva una coppa europea. Ma, soprattutto, erano 12 anni che una squadra italiana non vinceva un trofeo europeo. L’ultima volta è accaduto nel 2010, anno dello storico triplete dell’Inter. E quell’anno, guarda caso, in panchina c’era sempre José Mourinho. Uno che non conosce altro risultato al di fuori della vittoria.

Crediti: AS Roma

Roma è in festa. La Roma dei romanisti è una totale bolgia. È gioia negli occhi di capitan Lorenzo Pellegrini che alza a 25 anni il suo primo trofeo da capitano. È gioia negli occhi di Nicolò Zaniolo che, dopo il doppio infortunio al crociato, realizza il sogno di ogni bambino con il calcio nel sangue: vincere una finale grazie a un proprio goal. È gioia negli occhi di tutti quelli che hanno il cuore metà giallo e metà rosso.

Francesco Trono

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