I curdi: un’etnia controversa (?)

Crediti: Mondo Internazionale

I curdi sono il più grande popolo senza nazione con circa 35 milioni di persone sparse tra Turchia, Iran, Iraq e Siria. Con la parola Kurdistan si definisce infatti un territorio trasversale ai quattro paesi in cui risiedono la maggior parte dei curdi. Questa situazione, conosciuta come “questione curda“, risale al crollo dell’Impero Ottomano, quando i curdi sono stati smembrati tra i quattro territori in cui tutt’oggi risiedono per mano di Francia e Regno Unito. Da quel momento le decisioni riguardanti l’etnia sono state prese dai singoli paesi in cui i curdi si trovavano e in ogni caso esse si basavano su politiche assimilazioniste, soprattutto in Turchia: molti sono stati spostati in altre zone del paese, sono stati banditi i loro nomi e le loro usanze e la loro lingua è stata tollerata solo in ambito privato.
Per queste ragioni, nonostante i curdi siano comunemente descritti come un’etnia (un aggruppamento umano basato su caratteri culturali e linguistici riconosciuti e condivisi) vi sono diverse opinioni al riguardo: da una parte essi vengono concepiti come un gruppo omogeneo, mentre altre visioni si concentrano sulla loro eterogeneità.

Omogeneità

Se si parla di omogeneità dell’etnia curda, ciò che colpisce è una ricca cultura folcloristica, messa sempre più in pericolo dalle pressioni dei paesi in cui i curdi risiedono. Al suo interno si distinguono varie usanze, a partire dalla musica: tradizionalmente viene interpretata dai Dengbej (bardi). Quest’arte consiste in lunghe narrazioni cantate, senza alcun accompagnamento musicale. Secondo la tradizione il Dengbej, spesso pastore, peregrinava per i villaggi e si esibiva per la popolazione in occasione di eventi pubblici importanti. Questa pratica è priva di tradizione scritta in quanto i Dengbej non possedevano alcun riferimento per ricordare tutti i racconti del repertorio, affidandosi così solo alla loro memoria. Una volta, ogni maestro sceglieva uno o più giovani e, durante lunghi anni di insegnamento trasmetteva loro la sua conoscenza; oggi, tuttavia, questa pratica è in crisi a causa della mancanza di eredi.
Altro carattere fondamentale della tradizione è il cibo, riconosciuto come una parte fondamentale di ciò che significa essere curdo. Gli alimenti principali sono spesso a base di carne, ma non mancano le coltivazioni di frutteti, tra cui la vite, che cresce molto bene nel territorio del Kurdistan grazie al clima del territorio. Questa pianta è fondamentale per uno dei piatti tipici curdi, consumato durante il solstizio di primavera, lo yaprakh: un piatto di foglie di vite ripiene di riso, carne, erbe e aglio, e poi bolliti in una grande pentola. Inoltre, il tè è l’alimento alla base della dieta curda e viene comunemente bevuto 2-3 volte al giorno.

Eterogeneità

La lingua è una delle prove di questa diversità interna. Questo idioma deriva dal veda, un poema epico antenato comune delle lingue indoeuropee. Tuttavia, nello specifico, non si tratta di una vera e propria lingua curda, quanto più di un continuum di varietà linguistiche in cui se ne distinguono tre diverse varianti principali: il pehlewani, il kurmanji e il sorani. Ad aumentare la distanza tra queste parlate è stata l’influenza delle lingue nazionali entro le quali questi idiomi sono stati inseriti, creando così a loro volta nuove minoranze.
Altro carattere eterogeneo lo si ritrova nella religione: le due principali sono lo zoroastrismo e l’islam. Tuttavia, a loro volta i seguaci islamici sono divisi internamente tra sciiti e sunniti. Inoltre, una parte di curdi sciiti aderisce alla dottrina alevita: si tratta dei seguaci dei principi anatolici che nel corso del 1400 si sono legati alla figura di Shāh Ismāʿīl, capostipite della dinastia Safavide in Persia e grande combattente poiché di natura divina. Questa religione si basa su 3 pilastri: tolleranza, rispetto e uguaglianza. In aggiunta, nel Kurdistan iracheno, sono praticati un insieme di culti che si raggruppano sotto il nome di yazdanesimo: religione considerata nativa di questo popolo.

La questione curda è quindi uno degli aspetti che ha portato alla situazione di eterogeneità all’interno di questa etnia, ma, come si è letto, alcune differenze erano già preesistenti alla caduta dell’impero ottomano.
A questo proposito è forse legittimo chiedersi se questa messa in discussione di una presunta omogeneità sia circoscritta solo al caso dell’etnia curda o se possa essere esteso ad ogni aggruppamento umano considerato tale: definire le etnie come qualcosa di fatalmente omogeneo e chiuderle in confini specifici rispetto ad altre può infatti spesso risultare riduttivo.

Emily Aglì

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