Digenìs Akritas: le avventura ero(t)iche di un bizantino

Latin lover o greek lover? Impero bizantino, IX-X secolo, frontiera orientale: un guerriero di nome Basilio Digenìs Akritas protegge il territorio assegnatogli dall’imperatore dalle continue incursioni degli Apelati, una popolazione nemica, e si scontra con un avversario inaspettato, l’amore. Non si tratta di un eroe tradizionale: Digenìs spesso trasforma le sue gesta eroiche in avventure erotiche, in una cornice di commistione culturale. Qual è il ruolo dell’Akrita all’interno dell’omonimo poema e come si relaziona con gli altri personaggi e il contesto culturale del tempo?

Sbruffone o sicuro di sé?

Non solo è capace di soffocare a mani nude un orso, spezzare a metà un cervo e uccidere migliaia di soldati, Digenìs ha anche la faccia tosta di dare degli ordini al suo Basileus, l’imperatore di Bisanzio. Venuto a sapere delle nobili imprese compiute dal Digenìs, un non meglio precisato sovrano bizantino gli scrive entusiasta di volerlo incontrare nel suo palazzo. E cosa può rispondere un eroe come il nostro, capace di simili gesta? Con assoluta irriverenza nei confronti del potere imperiale, infatti, è lui a far spostare l’imperatore e a farlo venire fino alla sua tenda agli estremi dell’impero. Insomma, se Digenìs non va all’imperatore, l’imperatore va a Digenìs.

Fedeltà, valore e rapporto con la donna

La fedeltà coniugale, si sa, non è una virtù di molti eroi greci, come nel caso di Odisseo o di Agamennone. Digenìs non fa eccezione: si macchia di adulterio per due volte, nonostante il suo tradimento abbia caratteristiche diverse da quello degli eroi/personaggi tradizionali. Il protagonista si invaghisce prima di una fanciulla araba abbandonata dal fidanzato bizantino e poi di un’amazzone sconfitta in combattimento. Le due “scappatelle” hanno una caratteristica comune: Digenìs le compie dopo aver vinto una battaglia, dunque il corpo della donna è inteso come bottino di guerra e ricompensa per il suo valore. Tale concezione interessa anche la moglie dell’eroe, che questi ha sposato dopo averla rapita. 

Dall’opera emergono varie concezioni dell’eros e della castità, a tratti contraddittorie: mentre a Bisanzio la purezza – anche coniugale – era considerata uno dei valori principali, la carica erotica di Digenìs si esprime in modo non del tutto sublimato, specialmente in una relazione meno sorvegliata e lontana dalla capitale. Nonostante Digenìs dimostri rimorso per le sue azioni, nel primo caso, ciò non gli impedisce di commettere un secondo adulterio, seguito dall’omicidio dell’amante. Non è un caso che il numero degli adulteri e la reazione della moglie varino: in contesti meno ufficiali, la donna ride per l’accaduto, con una certa aria di complicità. È interessante notare come, in alcune versioni, il protagonista attribuisca il suo peccato all’azione del Demonio, complici l’avvenenza delle donne e il suo valore di eroe. D’altra parte, l’aspetto del pentimento si fa più forte nella redazione composta a Bisanzio, inquadrata in un sistema di valori più rigido e più influenzato dalla religione cristiana. 

L’identikit di un eroe di frontiera e solitario

Le vicende dell’Akrita sono tutte distanti da Bisanzio, agli estremi orientali dell’impero, dove l’Eufrate divide due culture completamente diverse tra loro. Da una parte, i Bizantini rappresentano nel poema l’emblema della civilizzazione e della cultura raffinata; dall’altra, gli Arabi acquisiscono le caratteristiche di un popolo barbaro e incivile. Tuttavia, nel nostro eroe si fondono molti elementi dell’una e dell’altra, soprattutto perché è il suo stesso nome a spiegarlo. Bizantino da parte di madre e arabo da parte di padre, Digenìs significa, appunto, “di due stirpi”.

Peggio di un eremita, però, Digenìs ama restare lontano dalla civiltà, dimostrando un individualismo senza limiti, nonostante lui stesso sia frutto dell’incontro di due culture differenti e contrastanti. Compiute le sue imprese, egli ritorna alla sua tenda, dove lo attende la sua unica compagna, nonché moglie. Digenìs non ha, infatti, alcun prode aiutante, fatto del tutto anomalo se si pensa agli esempi di letteratura cavalleresca occidentale: primo fra tutti quello di Orlando, accompagnato da Oliviero.

Giulia Marianna Dongiovanni

Nicola Gautero

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