Resident Evil, una serie brutta

Il brand di Resident Evil è senza ombra di dubbio uno dei più conosciuti in tutto il mondo, con i fan della serie che ad ogni nuovo annuncio non vedono l’ora di scoprire dove si spingerà la longeva saga horror targata Capcom.

Come spesso accade con questa tipologia di prodotti è normale aspettarsi che con il passare degli anni e con il crescere della fama si assista ad uno sviluppo crossmediale di una determinata saga. Resident Evil non è esente da questo destino. Con il tempo infatti quello che una volta era un semplice nome associato a dei videogiochi, prodotto al tempo molto di nicchia, ha fatto la sua comparizione in altri media passando dai libri ai fumetti e arrivando infine al grande e al piccolo schermo.

La maggior parte delle volte però il risultato finale non è stato un grande successo, con tutti i film di Paul W. S. Anderson e Welcome to Raccon City che si sono rivelati quasi sempre dei flop. Gli unici lungometraggi che si possono salvare sono quelli in computer grafica che risultano gli unici fedeli al materiale originale.

Fatta questa premessa è tempo di arrivare al presente con Resident Evil – La serie, prodotto da Netflix.

Avete presente l’altissimo livello qualitativo raggiunto con Arcane? Bene, dimenticatevi tutto, fatevi lanciare un incantesimo per cancellare la memoria, fatevi mordere da un cane rabbioso e trasformatevi in una creatura senza cervello perché questa volta Netflix ha sbagliato tutto.

La serie di Resident Evil è talmente brutta che risulta difficile trovare un punto da cui partire per parlarne.

Per comodità partiremo dalla trama. La storia di Resident Evil segue due livelli temporali: uno nel passato ed uno nel presente. Nel passato ci troveremo a seguire le vicende di Jade e Billie Wesker che una volta arrivate a New Raccon City, sede della rinnovata Umbrella Corporation, scoprono che il passato del padre Albert Wesker (sì, quel Wesker, ma ne parleremo dopo) cela parecchi misteri. Poco dopo essersi stabilite nella nuova casa le due ragazze non impiegano molto a scatenare l’inferno: sospettose che la Umbrella stia conducendo esperimenti sugli animali le due si infiltrano nel complesso liberando per sbaglio un cane infetto dal Virus-T. Prima di venir ucciso il cane riesce a mordere una delle due ragazze. Riuscirà a salvarsi? Per non fare troppi spoiler non avrete risposta in questa sede.

Ecco, già da questa prima parte si capisce che qualcosa non torna. Albert Wesker è vivo? Più volte è stato detto che questa serie è canonica rispetto ai videogiochi ma le parole non bastano. Netflix però offre la sua spiegazione: cloni, di nuovo. Albert Wesker è vivo perché anni prima del suo tuffo in un vulcano attivo si è clonato in una struttura dell’Umbrella Corporation. Peccato che una spiegazione così approssimativa, ed una scena così imbarazzante (vedere per credere) non bastano.

Inoltre in questa sezione nel passato viene spiegato il motivo dietro lo scoppio della nuova epidemia. La nuova Umbrella Corporation sta lavorando ad un nuovo antidepressivo che segretamente contiene tracce di Virus-T. Assumendo dosi troppo alte del farmaco si riscontra un piccolo effetto collaterale: ci si trasforma in zombie.

Ora, davvero lo spettatore dovrebbe farsi andar bene una cosa del genere? Nei giochi l’Umbrella è crollata proprio per questo motivo e ora bisognerebbe credere che è risorta per fare nuovamente lo stesso sbaglio? La risposta è no.

Ma arriviamo al presente. Il mondo è finito, il virus si è diffuso e i superstiti sono rimasti pochissimi. Jade è una di queste. La ragazza, ormai cresciuta e diventata una scienziata, gira per questo mondo post-apocalittico (che di post-apocalittico ha ben poco) con il classico compito di studiare gli infetti per trovare una possibile cura. Guardando tutti gli episodi si perde il conto delle scene orribili presenti in questa parte.

Non serve a nulla inserire creature a caso che strizzano l’occhio ai videogiochi se poi vengono collocate senza nessuna spiegazione nella serie. É inutile vedere i temibili Licker o una brutta copia di Dr. Salvador se poi non si spiega il perché si trovino in determinati posti. La serie propone questo, una serie di situazioni ai limiti dell’imbarazzante.

Parlando delle creature, nemmeno gli zombie (che qui vengono liberamente chiamati Zero) sono fedeli a quelli di Capcom. Il loro design è brutto e le poche volte che si vedono su schermo sembrano più che altro dei barboni scappati da un circo. Il problema più grande è che queste creature dovrebbero aver ormai il controllo della quasi totalità del mondo ma pure questa volta Netflix sembra non essersene resa conto. I personaggi secondari in cui ci si imbatte vivono le loro vite in totale tranquillità senza avere il benché minimo timore di essere attaccati da queste mostruosità.

Per essere più sintetici, Resident Evil è una serie brutta, molto brutta. La sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, il montaggio è orribile, le atmosfere non ricordano minimamente quelle dei giochi, le poche creature che si vedono sono realizzate male come male sono realizzate tutte le ambientazioni. Per non parlare dell’interpretazione offerta dagli attori: i personaggi sono uno peggio dell’altro.

A proposito dei personaggi vanno fatte alcune riflessioni. In alcuni episodi vengono fatte delle battute veramente orripilanti. In particolare viene fatto un riferimento ad una versione pornaografica di Zootropolis a cui si aggiungono in seguito “le vergini di 4chan” o Pornhub. La domanda è: perché? Resident Evil non è questa spazzatura.

Il fatto che Resident Evil non sembra in alcun modo Resident Evil in questo caso è il problema minore. Dopo aver perso ore e ore per vedere tutti gli 8 episodi di cui è composta questa terrificante serie l’unica cosa che lo spettatore spererebbe è quella di non doverne mai più sentirne parlare. É qui che le cose si fanno tragiche: una seconda stagione potrebbe essere in arrivo.

Marco Badini

Crediti immagini:

Tomshow.it

Bullfrag.com

One eSPorts

Asiaticafilmmediale

Meups.com

Lega Nerd

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Topper Harley ha detto:

    Non ho trovato nessuno che ne parli bene e infatti, nonostante mi incuriosisse, non la vedrò.

    "Mi piace"

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