Sotto il sole di Algeri

In questo periodo dell’anno in molti si trovano (o sognano di trovarsi) lungo una spiaggia di sabbia dorata, con il caldo del sole sulla pelle, cullati dal rumore delle onde del mare.  Si tratta di sicuro di un paesaggio idilliaco, ma che però può trasformarsi in una scena di un delitto che “apre le porte del male ’’. Come? Grazie alla lettura de Lo straniero di Albert Camus (1942), romanzo con il quale lo scrittore e filosofo francese diventerà noto al grande pubblico e che Le Monde colloca al primo posto nella classifica dei 100 migliori libri scritti nel ventesimo secolo.

Lo straniero (A. Camus) , Bompiani, 2015

‘’Oggi è morta mamma. O forse ieri, non so ’’. Si apre così l’opera di Camus, facendo capire fin dall’inizio come il protagonista Meursault sia dominato da un forte senso di indifferenza nei confronti di tutto ciò che lo circonda.  Per tutto il romanzo infatti ci si scontra con un uomo totalmente estraneo (o straniero) alla vita, un individuo che molto probabilmente Dante avrebbe etichettato come ‘’ignavo’’, in quanto l’impiegato di Algeri non prende mai una posizione, ma segue da spettatore quello che accade attorno a sé. Egli si trova sempre in balia degli eventi, non fa nulla per plasmare il suo destino ma tutto gli “capita’’.  Indifferente di fronte alla morte della madre, che non piange, indifferente di fronte a una dichiarazione d’amore  e domanda di matrimonio che tanto  “non significa niente’’, e soprattutto indifferente di fronte all’uccisione di un altro uomo. Meursault verrà  condannato proprio per la disarmante insensibilità che lo caratterizza, come cantano bene i The Cure nel loro singolo d’esordio, Killing an Arab , ispirato proprio al romanzo francese:

I can turn and walk away or I can fire the gun                                   Posso girarmi e andare via oppure sparare

Staring at the sky, staring at the sun                                               Fissare il cielo, fissare il sole

Whichever I chose, it amounts to the same                                    Qualunque cosa io scelga è lo stesso

Absolutely nothing                                                                               Nulla assoluto

[Chorus]                                                                                                [Ritornello]

I’m alive                                                                                               Sono vivo

I’m dead                                                                                             Sono morto

I’m the stranger                                                                              Sono lo straniero

Seppur narrato in prima persona, il lettore fa fatica a comprendere il personaggio, perché completamente distaccato dalla realtà in cui si trova. Lo evidenzia, ad esempio, la giustificazione che egli fornisce ai giudici per il crimine commesso, dovuto, secondo l’imputato, all’eccessivo caldo e al sole pungente della spiaggia vicino Algeri. In effetti immergendosi nel romanzo di Camus, non si potrà evitare di sentirsi oppressi dal calore del sole, esattamente come accade al protagonista Meursault: il sole non è centrale solo nel momento cruciale della storia, ma compare incessantemente in tutto il romanzo, accompagna il protagonista in ogni suo movimento, ma ne siamo toccati anche noi,  complici il caldo estivo e lo stile diretto di Camus.

Spesso in estate, avendo molto più tempo libero a disposizione, ci si sente vuoti e non si riesce a fare nulla, quasi come il Meursault di Camus, che però permette di vedere quanto terribile e sconcertante possa essere l’inattività. La soluzione viene fornita dall’autore stesso, che utilizza quest’opera come trampolino di lancio del suo pensiero: una volta preso atto dell’assurdità della vita, per liberarsi dalle catene dell’indifferenza, l’unica cosa che resta da fare è agire.

Il caso Meursault (K. Daoud), Bompiani, 2015

Dopo una prima lettura de Lo straniero, grazie alle parole  magnetiche di Camus, si rimane folgorati dalla vicenda di Meursault, dalla sua personalità e ci si interroga sugli aspetti più filosofici del romanzo, andando così a tralasciare un aspetto, che soprattutto come lettori europei, abbiamo dimenticato. Per fortuna arriva in nostro soccorso lo scrittore e giornalista algerino Kamel Daoud, con Il caso Meursault (Bompiani, 2015), mettendo in risalto la questione più ignorata (ma centrale) del libro. Se per molti il romanzo di Camus è un romanzo esistenzialista, che costringe a venire a patti con l’assurdo della nostra esistenza, Daoud evidenzia come in realtà questa sia la storia di un omicidio e di una vittima dimenticata. Dall’anno dell’uscita del romanzo di Camus (1942) fino all’uscita di quello di Daoud infatti, nessuno si era mai interrogato sull’identità dell’arabo ucciso da Meursault. Egli viene citato molte volte (25), ma rimane comunque sempre e solo ‘’un arabo’’.  Senza nome, senza dimora, senza famiglia, senza voce. Daoud s’impegna a dargli tutto questo, immedesimandosi in Haroun, fratello dell’arabo ucciso, che questa volta ha un nome, Moussa. Haroun cerca di rendere giustizia al fratello in un’Algeria ormai indipendente dalla Francia colonizzatrice, ma svuotata, inerte, attaccata alla religione, tant’è che un imam algerino nel 2016 ha accusato lo scrittore di blasfemia, condannandolo anche a morte.  Il romanzo di Daoud è da considerarsi come un proseguimento necessario all’opera di Camus, che permette di cambiare completamente punto di vista, di  mettersi in discussione e di capire meglio un paese ferito e complesso come l’Algeria.

Maël Bertotto

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