Estate in “librità”: il potere delle parole

Dalla nascita, fino agli ultimi barlumi di vita, noi esseri umani, trascorriamo ogni singolo istante comunicando. Il solo fatto di vivere e di presenziare, seppur percependoci apparentemente soli o passivi su questa ballerina crosta terrestre equivale a comunicare. Lasciamo infatti sempre il segno, trasmettendo informazioni anche senza aprir bocca, ma è indubbiamente il linguaggio verbale a contraddistinguere la specie umana. Quanto valore, però, tendiamo ad attribuire a questa facoltà tanto unica?

Saverio Tommasi, professionista eclettico, scrittore e giornalista, dedica il suo ultimo libro, dal titolo “In fondo basta una parola”, aprendo una finestra di luce sulle quinte che si celano dietro il sipario dei vocaboli che scegliamo di utilizzare. Perché le parole sono scelte e di conseguenza, celano storie e lati del nostro essere che spesso e volentieri diamo per scontati.

In foto: Saverio Tommasi con il libro “In fondo basta una parola” (Crediti Immagine: https://cultura.tiscali.it/attualita/articoli/in-fondo-basta-parola-nuovo-libro-saverio-tommasi/)

CINQUANTA PAROLE, INFINITE STORIE


Dall’alba del Risveglio, attraverso i cunicoli della Castità, avendo Culo, si procede in direzione del Normale, tra Fortuna, Solitudine e Soldi per risalire i pendii dell’Amore e Giocare sulla vetta di una montagna irta, ma rigogliosa: la Vita, contraltare della Morte. Sono queste alcune delle cinquanta tappe che l’autore propone, accostandovi i più intimi significati ad esse associati, secondo le esperienze personalmente toccate con mano.

Pagine di carta come gradini di una scala di cui non si conosce la destinazione, ma solo l’esistenza, ed è proprio questo ad aumentare la curiosità degli scalatori che si addentrano in tale avventura. Uno scalino per osservare modi di dire e abitudini insolite, un altro per riflettere su pregiudizi e abbattere crudeli stereotipi ed un altro ancora per disinnescare quei formalismi che, esistenti solo perché “é così che si fa”, alla fine non servono a molto se non a costringerci a non essere noi stessi o ad esprimerci per come non vorremmo farlo.

Brevi capitoli introducono storie intrise di umanità, verità che non vorremmo conoscere ed altre che incuriosiscono maggiormente. Opinioni personali si alternano a fatti di cronaca e a testimonianze riferite direttamente, senza filtri o fronzoli. Quella di Saverio è, infatti, una scrittura autentica, schietta ed empatica, che richiama a volerne sempre di più, perché permette al lettore di impregnarsi, senza sentirsi inadeguato, di parole che appaiono immediatamente fluide, a tratti ignote, ma comunque, e per questo, sempre interessanti.

Le terminologie si abbinano perfettamente ai contenuti, che rappresentano al meglio. Tutto è collocato sul livello dell’autenticità e della purezza, mentre parole e storie si abbracciano nell’intreccio della scabrosità, che è ciò a cui arriva l’autore e a cui viene invitato ogni singolo fruitore: “Siate scabrosi, siate voi stessi!”.

“In fondo basta una parola”, ma riflettiamo su quella parola e sulla valigia di significati che essa assume per noi che la scegliamo. Uno spunto lo darà Saverio Tommasi se deciderai di spiluccare qualche parola dal suo libro, poi, il resto, toccherà a te. Ricorda che le parole vengono sottovalutate perché rappresentano parte dell’abitudine quotidiana, ma sono potenti e assumono pesi e misure diverse a seconda di ciascun punto di vista. In ogni caso, esse dicono sempre molto di noi stessi e di chi incontriamo se sappiamo accoglierle e approcciarle scabrose per come sono, quindi mai darle per scontate.

Alessia Congiu


Crediti immagine in copertina: https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/in-fondo-basta-una-parola/

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