2016: l’anno della trap, la svolta della musica italiana

Venerdì 16 settembre 2022 è andata in onda su Discovery+ 2016 – L’anno della trap. La docu-serie prodotta da Esse Magazine parla dell’importanza che ha avuto il 2016 all’interno della musica italiana e di quanto sia stato un punto di svolta. La trap in quanto sottogenere dell’hip hop aveva già delle basi in Italia fondate all’inizio degli anni 2000, ma è in quell’anno che si muove qualcosa all’interno delle varie città italiane: Genova, Milano, Roma, Napoli tra tutte. È un genere che, come tutti, può piacere come non piacere. Certo, non deve essere interpretato in maniera troppo profonda, non bisogna ricercare testi forbiti poiché tratta fondamentalmente tematiche molto leggere. Tuttavia non c’è neanche da sorprendersi nel caso in cui si affrontino tematiche più profonde, più sentimentali.

Il 2016 per gli amanti della trap è stato un anno indimenticabile, è stato un anno in cui ogni venerdì si aspettava l’uscita delle tracce degli artisti più in voga in quel momento; ma chi erano quegli artisti? Ghali, Tedua, Ernia, Izi, Rkomi, Sfera Ebbasta, Capo Plaza, la Dark Polo Gang e tanti tanti altri. Sono artisti che hanno affermato di avere “fame”: in quell’anno nutrivano un senso di rivalsa, cercavano un posto in una società che non li rispettava, che non li coinvolgeva e che non dava loro le giuste opportunità. Un mondo in cui la trasgressione era vista male e loro hanno osato e sono riusciti a portarla virale, di moda, un genere. Il tutto senza essere presi troppo seriamente. La stessa Dark Polo Gang non veniva presa seriamente né da chi li ascoltava ma in primis da loro stessi.

Ad oggi le cose sono cambiate: quel 2016 non c’è più e neanche quel 2017, né il 2018, né il 2019. Sono finite quelle emozioni, quelle sensazioni e quell’energia che venivano trasmesse in quel tempo. Ma perché è finito tutto questo? Cosa ha portato un anno del genere a smettere, a interrompere quella wave? Le ipotesi sono molte, in particolare un’opzione riguarda l’arrivo improvviso del Covid che ha bloccato il mondo per ben più di un attimo, ha dato modo di pensare, di riflettere e di fare emergere nuovi artisti. La seconda opzione invece potrebbe riguardare il fatto che un’epoca musicale dura sempre meno. Dopo 3, 4, 5, 6 anni ci si è già stufati di quello che si ascolta o si produce. Si ha bisogno di sollecitazioni, di qualcosa di nuovo e sicuro e quel qualcosa si sta scoprendo negli ultimi anni: pop, reggaeton, drill (sottogenere della trap).

Ghali, Ernia e Rkomi si sono affacciati verso un mondo più pop, Tedua e Izi non pubblicano un loro disco da un paio d’anni, Sfera Ebbasta porta il suo genere anche all’estero, Side Baby non fa più parte della Dark Polo Gang. Il cambiamento è lecito ed è giusto in una società sempre in movimento. È giusto anche sperimentare. Non parliamo di scelte giuste o sbagliate. Non parliamo di “era meglio prima”, “è meglio adesso”, “era peggio prima”, “è peggio adesso”. Parliamo di ricordi, che per i grandi fan di quegli anni, sono indelebili. Parliamo dello stupore che si prova ogni volta che in riproduzione casuale su Spotify capitano quei brani. Parliamo del 2016: l’anno della trap.

Francesco Trono

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