Che cosa hanno in comune una delle più grandi attrici della storia del cinema, uno dei primi chatbot della storia e i nostri assistenti vocali? Questa è l’incredibile storia di Eliza e del suo effetto.

Tutto inizia nel 1966 quando l’informatico Joseph Weizenbaum realizza uno dei primi chatbot della storia: Eliza. Il suo metodo di realizzazione è geniale. Joseph decide di non soffermarsi a creare una macchina complessa a livello informatico, o meglio non solo: il suo obiettivo è un altro, vuole superare il test di Turing sull’intelligenza delle macchine. Per il suo scopo perciò si concentra sul creare un personaggio credibile e molto caratterizzato, decide di inventare una psicologa. Per la scelta del nome Joseph si farà ispirare dalla commedia teatrale di Shaw “Pigmalione”. La commedia (ispirata al mito greco di Ovidio) parla di una scommessa che il protagonista, Henry Higgins, fa con un suo amico sul riuscire a trasformare una venditrice di fiori, Eliza, in una elegante signora borghese, una trasformazione che lavorerà molto sul piano linguistico. Questa idea della manipolazione del linguaggio affascinerà molto Weizenbaum che la rivedrà proprio nella realizzazione del suo chatbot a cui darà il nome della fioraia. La commedia del “Pigmalione”, inoltre, fu adattata anche in un film molto famoso, “My Fair Lady” dove, a svolgere il ruolo di Eliza in maniera sublime, troviamo la famosissima attrice britannica Audrey Hepburn.

Tornando al Chatbot, Weizenbaum sa benissimo quali siano le potenzialità delle nuove tecnologie che in quegli anni si stavano sviluppando, ma anche il grandissimo potere ingannatore che tali macchine possono avere, e per questi motivi decide di sviluppare un bot che rappresenti proprio una psicologa. Joseph vuole che la sua invenzione sia utile e che possa essere di conforto per un eventuale paziente, ma seleziona il ruolo della psicologa anche per semplificare la complessità del suo lavoro. Lo stile di psicoterapia che Eliza mette in gioco infatti può essere paragonabile a una terapia di stampo rogersiano, improntata al far parlare molto il paziente e intervenire pochissimo durante la seduta. Ed ecco che vediamo Eliza allora rispondere con costanti domande alle nostre frasi, per farci parlare e sfogare, ma anche per ingannarci sul fatto che lei ci stia ascoltando e che sia interessata alle nostre storia. In realtà si tratta di un semplice meccanismo di input/output appositamente scritto e programmato da Weizenbaum che voleva realizzare non una macchina effettivamente intelligente, ma una macchina che sembrasse intelligente, spostando il suo lavoro da un piano più strettamente informatico a uno quasi filosofico se non addirittura drammaturgico, scrivendo battute per la sua attrice/bot.

Nonostante però tutti i suoi collaboratori sapessero che Eliza non fosse realmente intelligente ma desse semplicemente l’impressione di esserlo, l’informatico tedesco racconta che una volta la sua stessa segretaria gli chiese dei momenti di intimità per poter parlare da sola con Eliza.
Questa “capacità” del bot Eliza di riuscire a ingannare le persone che interagiscono con lei, che le attribuiscono una sorta di sensibilità e intelligenza, darà nome a un effetto psicologico e sociologico importantissimo ancora oggi: l’effetto Eliza, cioè l’attribuzione di più capacità a una macchina o un bot di quelle che in realtà ha.
Questo effetto, insieme a tutte le idee geniali attuate da Weizenbaum per realizzare la sua Eliza, ha avuto un importanza e un eco fondamentali per la storia di tutta l’informatica. Il lavoro di Weizenbaum, inoltre, rimane alla base dei moltissimi assistenti vocali che utilizziamo e con i quali interagiamo tutti i giorni. Sia Alexa che Siri e Google utilizzano queste strategie, usando risposte preparate appositamente da autori, come ad esempio le barzellette che si può chiedere loro di raccontare, che possono farci pensare ad esempio a capacità di intelligenza, ironia, o empatia pari a quelle degli esseri umani che per il momento però non sono mai state ricreate, ma semplicemente simulate.

Alessandro Santoni
Crediti immagine di copertina: https://www.laila.tech/eliza-5-curiosita-sul-primo-chatbot-della-storia, https://www.goodhousekeeping.com/beauty/hair/g3471/most-popular-hairstyles-of-all-time/?slide=34
