Navigando tra promesse e ambizioni: il rituale dei buoni propositi

L’orologio segna la mezzanotte: tra brindisi, dolci tradizionali, regali e spettacoli pirotecnici ci ritroviamo in un baleno catapultati nell’anno nuovo. Non facciamo in tempo a mettere in rassegna i dodici mesi appena passati che siamo già impegnati a fantasticare sui successivi. E’ questo il periodo delle promesse, delle speranze e dei cambiamenti ricercati.

Tra chi si vuole iscrivere in palestra, chi vuole dimenticare finalmente il proprio ex e chi invece vuole smettere di fumare, ognuno di noi formula il proprio elenco di buoni propositi progettando passo passo traguardiobbiettivi da raggiungere.

La storia dei buoni propositi

Da sempre i buoni propositi sono legati alla celebrazione dell’anno nuovo e la prima civiltà a celebrarlo di cui si ha traccia è quella babilonese, 4000 anni fa. I festeggiamenti non erano il 31 dicembre ma verso la metà di marzo, durante la stagione della semina dell’orzo (a cui coincideva appunto l’anno nuovo). Durante questa celebrazione dalla durata di 12 giorni (detta Akitu), venivano fatte promesse e giuramenti (ecco i “buoni propositi”) verso gli dei e il re; queste promesse, se mantenute, si pensava avrebbero migliorato il rapporto con le divinità, le quali sarebbero state più favorevoli durante l’anno. In seguito Giulio Cesare impose l’inizio dell’anno nuovo il primo di gennaio, dove rimane tutt’ora fissato insieme alla tradizione dei buoni propositi. 

In Italia e nel mondo

Da essere una pratica legata alla religione, oggigiorno è diventata un’abitudine laica e all’inizio di ogni anno sono in miliardi quelli che si prefiggono nuovi buoni propositi. In Europa e in America sono una prassi molto diffusa, che tende però a caratterizzarsi in maniera differente andando verso l’Asia e l’Africa.

In Italia si chiamano buoni propositi, negli Stati Uniti “resolutions”: in entrambi i casi si trattano sempre di obbiettivi e progetti da raggiungere. Il primato, secondo una ricerca commissionata da eToro sui buoni propositi per il 2023, va agli italiani, i quali spiccano per il quantitativo innumerevole di traguardi che si prefiggono per l’anno nuovo.

Ma a cosa puntano maggiormente gli abitanti del Bel Paese? In cima alla classifica si trovano la salute mentale e fisica (il 47% delle persone lo ha messo al primo posto). Il benessere del portafogli non viene dimenticato ed infatti il 42% degli intervistati lo ha inserito tra i propri obbiettivi. Una persona su due vorrebbe un miglioramento lavorativo, magari cambiando mestiere. Non ultima la stabilità sentimentale (il 25% delle persone vorrebbe avere relazioni più durature).

Statistiche simili si hanno negli Stati Uniti: al primo posto si punta ancora ad un miglioramento fisico; spodestata invece la salute mentale, che viene surclassata da quella del proprio portafogli. I buoni propositi si confermano affari da Generazione Z, infatti 9 su 10 degli americani intervistati aventi tra i 18 e i 25 anni o li hanno già fatti o hanno in mente di farli, rispetto al solo 20% degli over 65. Un giovane su tre afferma di sentire pressione quando progetta i propri buoni propositi.

In Cina l’anno nuovo si festeggia tra un giorno che va dal 21 gennaio al 20 febbraio, in base alle fasi lunari (nel 2024 sarà il 10 febbraio). Durante le celebrazioni, dalla durata di 15 giorni, più che fare buoni propositi si cerca di promuovere fortuna e prosperità. Varie sono le modalità con cui si cerca di attirare la sorte, per esempio: indossando indumenti di colore rosso o pulendo casa prima della celebrazione così da spazzare via la sfortuna dell’anno passato.

Gli studenti di UniTo

Gli studenti di UniTo non si tirano indietro quando si tratta di buoni propositi: su un campione di 40 universitari, 28 di loro li reputano utili per raggiungere i propri obbiettiviLa priorità rimane passare tutti gli esami (60%), riservandosi però del tempo anche per viaggiareTerza in classifica l’ambizione di rimettersi in forma. Il 42% degli intervistati ha manifestato interesse nel voler fare nuove conoscenze, non solo per questioni universitarie. 

In conclusione

Secondo uno studio svolto dall’Università di Scranton, solo persona su 5 riesce a mantenere i propri buoni propositi. Troppi cambiamenti insieme sovraccaricano la nostra vita, bisogna invece cercare di attuarli pian piano, capendo realmente perché lo stiamo facendo. 

E tu hai già scritto i tuoi buoni propositi? Faccelo sapere nei commenti!

Octavio Moretto

Crediti immagine di copertina: https://personalchic.com/blogs/quotes/funny-new-years-resolutions

Lascia un commento