Martin Parr: tra kitsch e disillusione

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Stonato, provocatorio, assurdo, volgare, eccentrico, kitsch.
Si è conclusa al Mudec di Milano a fine luglio 2024 la mostra dedicata a Martin Parr, con gli oltre 200 scatti selezionati dallo stesso fotografo, membro di Magnum Photos, una delle agenzie fotografiche più importanti al mondo.
Martin Parr arriva dal Pop inglese e fa un’analisi schietta e cruda della società contemporanea, del suo perbenismo contestualizzato all’interno dell’inarrestabile processo di massificazione e globalizzazione.
“Sono un fotografo documentarista e nel corso della mia carriera direi che ho cercato di stabilire un legame tra me e il mondo in cui vivo e, detto in poche parole, mi servo della fotografia per esplorare questo territorio” (dall’intervista con Roberta Valtorta, storica e critica di fotografia).
I temi prediletti della sua ricerca sono di tipo socio-antropologico: il kitsch, il cattivo gusto, le debolezze sociali, il turismo, i luoghi di svago, i riti collettivi, i vizi e gli sprechi della società capitalistica matura, la spiaggia, la città, il cibo – in particolar modo il junk food -, la moda, i troppi oggetti di cui ci circondiamo.
Il soggetto di Parr è proprio quel quotidiano “di sempre”, lontano dalla necessità impellente di ricerca dell’inusuale, del sorprendente. È tutto un gioco di sguardo.
La sua fotografia crudele, ironica, puntualmente precisa e spietata, ma al tempo stesso indulgente nei riguardi dell’umanità contemporanea, è uno specchio che riflette la nostra crisi.

La mostra si organizza in sezioni; segue il percorso artistico e i progetti del fotografo.

In immagine, da sinistra verso destra: York (North Yorkshire, England, November 1981); Farm auction (West Yorkshire, England, March 1979); O’ Connel Bridge (Dublin, Ireland, October 1981).

Bad Weather.
Parr ha l’idea di impostare questo progetto sulla base di un’ossessione britannica: il tempo atmosferico.
Si tratta di una serie in bianco e nero, scattata appositamente con una fotocamera impermeabile.
Pubblicata nel 1982, Parr cattura i suoi concittadini che combattono contro temporali, pioggerelle, nubifragi, tempeste di neve.
“Di solito ti viene detto di fotografare solo quando c’è una buona luce o c’è il sole” afferma Parr, “e mi piaceva l’idea di scattare fotografie solo in caso di maltempo, come modo per sovvertire le regole tradizionali”.

In immagine, da sinistra verso destra: Kleine Scheidegg (Switzerland, 1994); Las Vegas (Nevada, Usa, 2000); Pisa (Italy, 1990); American Dream Park, Shanghai (China, 1997).

Small world.
Nella serie Small World (1989-2008) Parr rivolge lo sguardo all’universo del turismo di massa. Rappresenta sotto una luce cruda la grande messa in scena del viaggio che, per un certo target di persone, altro non è che un’attività di svago, divenuta possibile solo in tempi recenti, grazie a nuovi aerei di grandi dimensioni e a voli low cost.
Standardizzato fino ad apparire sconclusionato, il mondo del turismo assomiglia sempre di più a un sogno sbiadito, in cui la distinzione del singolo svanisce per omologarsi al resto.

Common Sense.
La serie Common Sense viene pubblicata nel 1999.
Con sguardo sardonico e tagliente Martin Parr mette in mostra la volgarità del consumismo di massa e rende esplicita la cultura occidentale dello spreco.
Quando venne presentato in mostra, Common Sense venne installato come un’ampia e compatta serie di immagini dai colori vivaci, stampate a buon mercato su carta A3, con l’utilizzo di una macchina Xerox a colori.
In diverse interviste venne domandato a Parr cosa avesse preso dal mondo della pubblicità; il fotografo rispose che probabilmente si era appropriato della tavolozza dei colori vivaci di quell’ambito, e l’aveva trasposta poi nel suo approccio documentarista.

In immagine, da sinistra verso destra: Brasenose College Ball (University of Oxford, England, 2015); Encaenia garden party (Merton College, Oxford, England, 2016); The Queen visiting on the occasion of the 650th anniversary of the Worshipful Company of Drapers (Drapers’ Livery Hall, London, England, 2014).

Establishment.
Con Establishment Martin Parr prosegue il suo ininterrotto progetto di documentazione della Gran Bretagna e dei britannici, questa volta, però, con un occhio concentrato a catturare personaggi associati al potere, compresi quelli inseriti nelle più rinomate università, simboli dell’élite e della cultura britannica.
In perfetto stile-Parr, con colori che risultano vivaci e sgargianti, ne deriva un ritratto della società inglese al limite della caricatura, nello spirito postmoderno dello stereotipo.

Greta Sberna

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