Negli USA essere poveri è reato

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Rappresentano circa il 2% della popolazione mondiale, si trovano nei vicoli delle strade, davanti ai negozi, fuori dai supermercati, spesso sdraiati su cartoni: i senzatetto. Comunemente noti come “clochard”, oppure “barboni”, rappresentano una delle fasce più deboli della società e, ogni anno, non smettono di aumentare

Incapaci di mantenersi economicamente, sono costretti a vivere in strada, diventando bersaglio di sguardi giudicanti e pregiudizi, vittime di emarginazione.

Negli USA, da molti anni, dormire per strada è considerato illegale. Chi viene sorpreso a farlo rischia una multa e, nei casi più estremi, persino l’incarcerazione. Per sfuggire alle politiche repressive molti senzatetto si nascondono in luoghi sotterranei e abbandonati, come fognature oppure canali di scolo, rischiando molte volte la vita. Questi individui sono noti come “Mole People” (“uomini talpa”). 

Questa è la loro storia. 

LA STORIA DEI CLOCHARD NEGLI STATI UNITI

Dagli anni ’80, durante la grave crisi economica che colpì gli Stati Uniti, il numero di persone costrette a vivere per strada aumentò costantemente. Si credeva sarebbe stato solo un momento passeggero, ma così non fu, e, con il susseguirsi degli anni, aumentarono sempre di più le persone senza fissa dimora.  

Inizialmente, il governo mostrò un impegno proattivo nel risolvere il problema, ma negli anni ’90 ci fu una brusca inversione di rotta. A New York, nel 1993, Rudolph Giuliani venne eletto sindaco e con lui ebbe inizio una nuova fase della politica della città: applicando la teoria della “finestra rotta” — secondo cui per prevenire i grandi crimini bisogna reprimere quelli minori — iniziò a incarcerare chiunque commettesse i cosiddetti “reati contro la qualità della vita“. 

I senzatetto divennero uno dei principali bersagli di questa nuova politica, il tutto confermato dallo stesso sindaco, che una volta affermò che se “i poveri abbandonassero la città sarebbe una buona cosa”. 

Il “visible poor” (“visibilmente povero”) iniziò a essere identificato come un nemico pubblico, qualcuno da abbattere. Vennero diffusi volantini che inneggiavano al non donare ai poveri, volti a incrementare i vari dubbi che tipicamente le persone hanno prima di offrire elemosina (“Come spenderà i miei soldi? Cosa comprerà?”), consigliando invece di stanziare versamenti intestandoli alle varie associazioni che si occupavano di senzatetto, le quali non compravano indumenti o beni di prima necessità con il denaro ricevuto, ma pagavano i mezzi per trasportare i clochard lontani dalla città.  

Questa nuova visione della povertà ha alimentato la disumanizzazione dei senzatetto, culminando poi nella cosiddetta “compassion fatigue“, e cioè in una stanchezza nel provare compassione verso i più vulnerabili. Vennero proibite attività come richiedere l’elemosina, sedersi sui marciapiedi, riposarsi nei parchi pubblici, oltre che accamparsi su suolo pubblico, oppure svolgere l’attività di lavavetri nel traffico. 

Riprendendo il modello di New York, molte altre città americane seguirono la medesima tendenza, attuando campagne atte a inimicare i senzatetto agli occhi del comune cittadino e vietare qualunque attività di “costruzione di ripari” o richiesta di elemosina

Ad Anchorage, per esempio, si giunse a sanzionare anche chi elargiva donazioni, proibendo il passaggio di denaro da un autoveicolo nel caso si trovasse sulla pubblica via; a Santa Monica, invece, un’ordinanza municipale del 2002 ha ridotto da 26 a 4 i luoghi in cui le organizzazioni potevano offrire cibo, limitando anche il numero di recipienti consegnabili, il tutto sulla base del principio secondo il quale dare da mangiare ai senzatetto servirebbe solo a esacerbare il loro problema

La situazione negli Stati Uniti a oggi continua a essere a sfavore delle persone senza fissa dimora, le quali, nel 2023, si attestavano essere circa 650mila

MOLE PEOPLE – CHI SONO? 

Le ragioni che spingono le persone a vivere per strada sono molteplici e includono: disoccupazione cronica, crescente difficoltà nell’accesso ai servizi sociali e aumento costante degli affitti. A questo si aggiunge il carovita, oltre che la difficoltà a reintegrarsi nel mercato del lavoro dopo un periodo in carcere a causa dei pregiudizi.  

Un altro fattore significativo è anche l’aver subito violenza domestica: secondo un reportage che ha esaminato la correlazione tra abusi e senzatetto negli USA, il 38% delle vittime di violenza domestica si trova in questa condizione. 

Anche i veterani di guerra sono colpiti: dopo anni di servizio molti trovano difficile reintegrarsi nel mercato del lavoro e finiscono per vivere per strada

Le categorie più vulnerabili al rischio di diventare senzatetto includono gli anziani, i membri della comunità LGBTQ+, le persone di colore e chi ha subito le conseguenze di catastrofi naturali come il Great Chicago Fire o l’uragano Katrina

PARAGONE CON L’EUROPA 

In Europa, molte nazioni adottano politiche di supporto ai senzatetto, cercando di contenere il fenomeno, altre invece stanno progressivamente limitando il loro accesso agli spazi pubblici, facendo temere una deriva verso la criminalizzazione della povertà anche nel Vecchio Continente

Nel 2023 la Francia ha registrato il tasso più elevato di senzatetto in Europa, con quasi 30.7 ogni 10.000 abitanti, seguita dalla Repubblica Ceca, dalla Germania e dall’Irlanda. L’Italia ha riportato 16.3 senzatetto ogni 10.000 abitanti.  In Inghilterra, il numero di senzatetto è aumentato da 52mila nel 2010 a 109mila nel 2023; in Francia, nello stesso arco di tempo, il dato è passato da 141mila a 333mila.  

Con l’attuale recessione economica e la perdita dei posti di lavoro, la percentuale dei senza fissa dimora potrebbe aumentare, colpendo sempre più minori, migranti, minoranze, donne e famiglie

In una risoluzione adottata nel 24 novembre del 2020, il Parlamento ha richiesto all’UE e agli Stati membri di porre fine al fenomeno dei senzatetto entro il 2030.  

CONCLUSIONE

Il fenomeno dei senzatetto è diffuso in tutto il mondo e rappresenta non la malattia ma il sintomo di un problema ben più grosso e radicato nella nostra società. Come osserva il sociologo David Harvey, “La povertà non è solo una questione di mancanza di reddito, ma anche di esclusione sociale e mancanza di opportunità“. 

Pure chi non vive direttamente queste realtà dovrebbe impegnarsi per cambiarle, così da poter garantire un futuro più giusto e migliore per tutti

<< Una società si dovrebbe giudicare da come tratta i più vulnerabili. >> 

Coco Auerswald

Octavio Moretto 

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