Cupa, malinconica e… anticapitalista? L’interessante caso della Darkwave

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Grazie a TikTok, dai meandri del passato riemergono molti artisti e canzoni fino a ieri relegati a un cassetto della nostra memoria, o più probabilmente quella di genitori e nonni. Gli ABBA, Copacabana di Barry Manilow, Puttin On The Ritz, nella versione di Taco, e tanti altri. Accanto a questi classici, però, sono comparsi nomi prima appannaggio solo degli appassionati, come i Molčat Doma, gli MGMT, Mr. Kitty… un genere, dunque, sembra avercela fatta a uscire – almeno in parte – dalla nicchia e ad arrivare al grande pubblico: la darkwave. Cos’è questo genere? Di cosa parla? Perché piace così tanto, soprattutto alle nuove generazioni?

I Molčat Doma, tra le prime band darkwave a diventare virali su TikTok. Cortesia di Bandcamp.
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La darkwave, com’è facile intuirlo dal nome, è figlia della new wave anni ’80, che assieme al post-punk si lamentava dell’estrema semplicità del punk e voleva fare qualcosa di diverso. Attingendo a tutto un repertorio fatto di decadentismo, romanticismo e disillusione da fine del boom economico, nascono così i nipotini del punk: il synthpop e il gothic rock. Proprio negli anni ’80, sulle riviste di settore, per riferirsi a questo nuovo sound viene coniato il termine darkwave. È in questo periodo che emergono i grandi mostri sacri, come Bauhaus, Joy Division, Cure, Siouxsie, Sisters of Mercy, ma l’onda lunga arriva anche in Italia e si può subodorare nei primi lavori di band come i Bluvertigo o i Litfiba. Negli anni ’90, con l’esplosione del grunge e del britpop, il genere viene definitivamente recluso nei confini della “musica alternativa”, diventando bandiera soprattutto della sottocultura goth. Proprio in questo ambiente, la darkwave sviluppa ancor di più la sua vocazione oscura e misteriosa, man mano più teatrale e gotica, mescolandosi con l’heavy metal, con l’ambient e incontrando anche la prima ondata emo: si affermano i tedeschi Deine Lakaien, gli italiani Ataraxia e qualcosa si muove addirittura oltreoceano, con i Black Tape for a Blue Girl, il cui leader, Sam Rosenthal, apre l’etichetta Projekt, che prova a rilanciare il genere, sebbene si rimanga sempre nell’underground. Negli anni 2000, infine, il genere si mescola ad elementi shoegaze e alternative ed è così che arriva ai giorni nostri.

Outfit e make-up “trad goth”, ossia quello originario anni ’80. Cortesia di Ovniki.
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I motivi per cui le sonorità darkwave stanno ora incontrando i favori del grande pubblico possono essere molteplici, ma qui si proverà a riassumerli in due branche: il malcontento verso la musica contemporanea e l’ansia verso il futuro delle nuove generazioni, sempre più forte. Riguardo la prima, non sono nuove le critiche verso un mercato musicale mainstream sempre più incentrato su logiche di mercato e non sulla creatività degli artisti. L’emersione di digital workstation gratuite sempre migliori permette anche al piccolo di tentare il grande salto; Kat Day degli inglesi KVB parla di «produzione democratica» e di «canzoni scritte e prodotte in camera da letto». È così che un artista come Artemas Diamandis, britannico-cipriota, ha potuto realizzare il suo capolavoro I Like The Way You Kiss Me, che conta quasi un miliardo di riproduzioni su Spotify. La percezione di questa “democratizzazione” della musica fa sicuramente tanto, in quella fetta di pubblico che mal digerisce la musica eccessivamente finta e ben confezionata che gira tramite le principali etichette. Parlando invece del secondo tema, quello dell’ansia sociale, climatica ed economica, sarebbe illogico non notare come le sonorità gloomy e le tematiche di depressione, solitudine, alienazione e nostalgia del passato incontrino i gusti dei late millenials e della generazione zeta, giovani tra i quindici e i trent’anni che non vedono alcun futuro se non uno fatto di precarietà, guerre e crisi climatica. D’altronde, il mondo contemporaneo non è altro che un peggioramento di quello dei primi anni ’90: crollo dei vecchi equilibri internazionali, fine della ricchezza generalizzata, ombre di guerre su scala sempre più vasta, crisi dei vecchi modelli.

La copertina del singolo I Like The Way You Kiss Me di Artemas, che ritrae la modella ucraina F3uzi. Cortesia di Deezer.
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Si tratta pur sempre di un genere musicale, non di un manifesto politico, ed è per giunta un tipo di musica che non sembra tanto fatto per gli stadi quanto più per la propria stanza, con le cuffie nelle orecchie, al termine di una brutta giornata. Il fatto che sia facilmente realizzabile in casa, con un computer e una tastiera MIDI (come anche il lo-fi, che ha dinamiche simili), lo rende un genere dalla parvenza democratica, mentre le tematiche affrontate arrivano a una parte di noi, gioventù attuale, molto di più che attraverso un testo rap o l’ennesima canzone pop. Il fatto che poi questo tipo di sonorità arrivi anche al grande pubblico, forse, è anche un po’ uno specchio dei tempi che corrono.

Vincenzo Ferreri Mastrocinque

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