Negli ultimi anni stiamo assistendo a un esponenziale ritorno dell’estrema destra in tutta Europa: in Francia (Rassemblement National), Germania (Alternative für Deutschland), Italia (Fratelli d’Italia), Belgio (Vlaams Belang), Olanda (PVV), Portogallo (Chega), Ungheria (Fidesz), Croazia (Movimento per la Patria), Svezia (Democratici Svedesi), Spagna (Vox), Finlandia (Veri finlandesi) e Austria (FPÖ).
In alcuni di questi Paesi i partiti sono già a capo del governo; i restanti sono stati in molti casi esclusi dalle altre formazioni politiche tradizionali di centrodestra e centrosinistra, l’ultimo caso è quello dell’Austria. Il 27 febbraio tre partiti hanno raggiunto un accordo per formare un nuovo governo europeista senza FPÖ, di estrema destra, quasi cinque mesi dopo le elezioni legislative del 29 settembre 2024. Övp, il Partito popolare austriaco (centrodestra), ha trovato un accordo con i socialdemocratici e i liberali sulla base di un programma comune, dopo che FPÖ non era riuscito a formare un governo, nonostante avesse guadagnato la maggioranza relativa alle ultime elezioni (29%). Il prossimo cancelliere sarà il leader dei Popolari, Christian Stocker, mentre il suo partito otterrà 6 ministeri (come i socialdemocratici) e i liberali 2 (tra cui quello degli esteri).

Kickl, il leader della FPÖ, ha attaccato questa nuova coalizione chiedendo nuove elezioni, conscio del fatto che il suo partito abbia addirittura guadagnato ancora più popolarità in questi ultimi mesi (ora attestato al 34%). È utile ricordare, però, di che partito si tratta e le sue origini. Il Partito della Libertà (in tedesco Freiheitliche Partei Österreichs) è uno dei più vecchi movimenti di estrema destra europei; fondato nel 1956, il suo primo presidente fu Anton Reinthaller, ex membro del partito nazista e ufficiale delle SS. A partire dagli anni Ottanta riuscì a ottenere diversi successi elettorali e partecipò due volte a governi di coalizione, sempre con il Partito Popolare (2000-2006 e 2017-2019).

La sua popolarità è dovuta a diversi motivi: alcuni dati da specifiche peculiarità austriache, altri comuni a molte altre formazioni di estrema destra europee. In primo luogo, le loro posizioni anti-immigrazione, sfruttate per raccogliere il malcontento degli austriaci verso gli stranieri e spesso proposte come soluzione al terrorismo islamico. L’ultimo episodio drammatico accaduto il 15 febbraio, in cui un rifugiato siriano ha attaccato con un coltello dei passanti a Villach, una cittadina del sud del Paese, uccidendo un quattordicenne e ferendo altre 5 persone, è stato utilizzato da Kickl per ribadire la necessità di una riduzione rigorosa del diritto d’asilo.
In secondo luogo, l’euroscetticismo, cresciuto ultimamente per quanto riguarda la guerra in Ucraina, la questione dell’invio di armi e dell’imposizione di sanzioni economiche alla Russia; l’Austria non fa parte della NATO e ha una lunga tradizione neutrale, infatti è uno degli ultimi Paesi in Europa a essere ancora dipendente dal gas russo. La stretta collaborazione con il Cremlino è confermata da un accordo di cooperazione con il partito di Putin, Russia Unita, e l’opposizione alle sanzioni europee ne è l’ultima prova. L’exploit del partito dopo la sua ultima esperienza al governo nel 2019 è dovuto anche alle sue posizioni anti-vacciniste e contrarie alle restrizioni imposte durante la pandemia di Covid-19, organizzando numerose proteste “in difesa della libertà e delle dignità umane”.

L’avanzata del radicalismo di estrema destra è diventata una tendenza europea (e mondiale, se pensiamo agli Stati Uniti), come accennato all’inizio. Le uniche soluzioni trovate dalle democrazie e dai partiti liberali sono state ancora più deleterie: soprattutto il centrodestra ha cercato di avvicinarsi alle posizioni più estreme sul tema dell’immigrazione, sul taglio al welfare e alla privatizzazione massiva dei servizi pubblici, nel tentativo di riguadagnare il consenso perso negli anni. Nella maggior parte dei casi questo ha portato solamente a una normalizzazione di questo tipo di politiche nel dibattito pubblico, consentendo alle formazioni radicali di ottenere molta più visibilità e credibilità a livello nazionale e internazionale. L’immagine di “partiti antisistema” garantisce all’estrema destra un’occasione in più. Anche se diversi di questi hanno già avuto diverse esperienze al governo, la narrazione è funzionale ed efficace ai loro obiettivi politici ed elettorali. I “cordoni sanitari”, attuati sin qui dalle forze politiche moderate dalla fine della Seconda guerra mondiale (in modo più o meno rigoroso), stanno per saltare. Quando arriverà quel momento? Forse alle prossime elezioni, o forse ancora prima; in entrambi i casi sarà troppo tardi.
Fabrizio Mogni
Fonti:
The Guardian (‘Vicious cycle’: how far-right parties across Europe are cannibalising the centre right | The far right | The Guardian)
Le Monde (En Autriche, le gouvernement évoque « une attaque islamiste » après la mort d’un adolescent, tué d’un coup de couteau) ; (En Autriche, l’extrême droite échoue à former une coalition) ; (En Autriche, le patronat tenté par l’extrême droite)
Il Post (https://www.ilpost.it/2025/02/27/accordo-governo-austria/)




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