Ungheria: il dopo Orbán è davvero un cambio di rotta?

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Il 12 aprile 2026 tre milioni di ungheresi pongono fine al regime di Viktor Orbán dopo sedici lunghi anni.

Il suo successore è Péter Magyar, 45enne alla guida del Partito del Rispetto e della Libertà, in ungherese Tisztelet és Szabadság Párt (Tisza), partito liberista e conservatore. Con un’affluenza storica del 79%, il popolo ungherese festeggia quella che sembra essere la fine di un’era antidemocratica.

È davvero così?

Durante la sua campagna elettorale, Magyar ha puntato sul ripristino dello stato di diritto e delle istituzioni democratiche, sulla lotta alla corruzione e sul riavvicinamento all’Unione Europea. In effetti, pur essendo un conservatore di centro-destra, il nuovo primo ministro ungherese ha posizioni molto più progressiste rispetto al suo predecessore.

Tra gli impegni del nuovo governo c’è proprio quello di rendere l’Ungheria un Paese più aperto e trasparente, dopo anni di importanti limitazioni dei diritti. Se fino a ora c’è stata una forte concentrazione del potere nelle mani del governo, Magyar promette di partire dalla liberalizzazione dei media ungheresi, dei quali Orbán deteneva oltre l’80%. Non a caso, le pressioni contro i mezzi di comunicazione indipendenti e le leggi di Fidesz contro giornalisti e ONG critici del suo operato erano all’ordine del giorno. Questo è solo uno dei motivi per cui l’Ungheria viene categorizzata dall’indice “Freedom House” come un Paese parzialmente libero, dove diritti politici e libertà civili non raggiungono la soglia necessaria per essere considerata una democrazia piena.

Intanto, l’Europa tira un sospiro di sollievo. Orbán è stato per molto tempo una grande spina del fianco dell’UE, rallentando o bloccando più volte decisioni sostenute dalla maggioranza degli Stati membri. Grande alleato di Putin, Orbán ha più volte ritardato l’approvazione di pacchetti di sanzioni contro la Russia e di aiuti finanziari a Kiev. L’Ungheria è poi stata tra i più forti oppositori dei meccanismi europei di redistribuzione dei richiedenti asilo, oltre che essersi rifiutata di aderire a dichiarazioni comuni a favore dei diritti LGBTQ+.

Magyar, d’altra parte, è determinato a ricostruire i rapporti con Bruxelles. Preso atto dell’importanza del sostegno europeo per la ripresa economica dell’Ungheria, il nuovo primo ministro ha incontrato Ursula von der Leyen per discutere i fondi europei per l’Ungheria, congelati a causa della regressione in merito a diritti umani e stato di diritto. È dello scorso venerdì, 29 maggio 2026, la notizia che 16,4 miliardi di euro sono stati sbloccati da parte della Commissione. Tuttavia, per ottenerli definitivamente, il governo di Magyar dovrà effettuare una serie di riforme entro agosto. Più di ogni altra cosa, per l’UE è essenziale che Budapest ponga fine alla resistenza riguardo la concessione di fondi all’Ucraina e l’avvio dei colloqui per l’adesione di quest’ultima all’Unione.

Questo dimostra che, dietro l’entusiasmo nei confronti di questo cambiamento, l’UE è cauta verso il nuovo governo ungherese. D’altronde, Tisza rimane un partito nazional-conservatore e Magyar, seppure più moderato e progressista del suo predecessore, fino al 2024 faceva parte del suo partito. Magyar, infatti, non nasce come oppositore di Orbán, ma come membro del suo establishment. La rottura arriva due anni fa, dopo più di dieci anni, quando Magyar si oppone al clientelismo e alla corruzione all’interno di Fidesz, fondando il suo partito. Tisza è decisamente filoeuropeo, focalizzato su una maggiore trasparenza e indipendenza delle istituzioni. Sul piano internazionale, Trump e Putin perdono un alleato importante dello scacchiere europeo.  

Tuttavia, per molti aspetti, le differenze non sembrano essere così nette. Per quanto riguarda il tema della migrazione, Magyar mostra continuità con la linea di Orbán, infatti si impegna ad aumentare le guardie di frontiera e a rafforzare il muro al confine con la Serbia, per impedire l’immigrazione illegale.

Sul piano sociale, invece, Magyar ha evitato di fare delle questioni culturali e identitarie il centro della propria propaganda. Pur essendo percepito come più moderato, Tisza non si presenta come un partito progressista per quanto riguarda diritti LGBTQ+, matrimonio egualitario e quote di genere. Mentre è positivo che il nuovo primo ministro non si opponga ai festeggiamenti del Pride, che avverranno nel mese di giugno, in netto contrasto con la politica apertamente omofoba di Orbán, il rischio che si tratti della stessa storia con un volto diverso non è da escludere. Dopotutto, storicamente l’Ungheria è stata soggetta a diversi regimi autoritari, dall’occupazione nazista al controllo comunista, fino alla “democrazia illiberale” di Orbán, dopo una piccola parabola relativamente pluralista tra gli anni ’90 e 2000. La storia ci insegna che il processo democratico non è lineare e che la retrocessione dei diritti civili e politici avviene in modo molto graduale e subdolo.

In altre parole, nella sinistra ungherese rimane un vuoto e, per il momento, Magyar sembra essere l’opzione meno problematica verso un vero cambiamento, che includa pienamente anche le donne, la comunità LGBTQ+ e le minoranze etniche. Resta da vedere se il nuovo capo di governo sarà in grado di mantenere la discontinuità con l’era Orbán, in favore di una posizione più inclusiva e più cooperativa con l’UE.

Francesca Zanasi

Fonti

ElectionGuide, Hungarian National Assembly 2026 General, ultima consultazione: 30 maggio 2026, link: https://www.electionguide.org/elections/id/5062/

Foley Tom, “Magyar’s first target: Hungary’s state-controlled media”, Politico, 15 aprile 2026, ultima consultazione: 31 maggio 2026, link: https://www.politico.eu/article/peter-magyar-first-target-hungary-state-controlled-media/

Fortuna Gerardo, “Hungary’s Magyar has ‘unlocked’ €16B in EU cash. Getting it is another story.”, Politico, 29 maggio 2026, ultima consultazione: 31 maggio 2026, link: https://www.politico.eu/article/hungary-peter-magyar-unlocked-e16b-eu-cash-ursula-von-der-leyen/

Freedom House, Hungary, ultima consultazione: 30 maggio 2026, link: https://freedomhouse.org/country/hungary/freedom-world/2026

Galluzzi Davide, “La nuova Ungheria di Magyar, tra qualche luce e molte ombre”, Il Manifesto, 14 aprile 2026, ultima consultazione: 30 maggio 2026, link: https://ilmanifesto.it/la-nuova-ungheria-di-magyar-tra-qualche-luce-e-molte-ombre

Kassam Ashifa e Garmvolgyi Flora, “Péter Magyar sworn in as Hungary’s prime minister ending 16-year Orbán era”, The Guardian, 9 maggio 2026, ultima consultazione: 30 maggio 2026, link: https://www.theguardian.com/world/2026/may/09/hungary-prime-minister-peter-magyar-sworn-in-viktor-oban

Knapp Ferdinand e Griera Max, “Budapest Pride allowed to take place in 2026”, Politico, 29 maggio 2026, ultima consultazione: 31 maggio 2026, link: https://www.politico.eu/article/hungary-budapest-pride-2026-approved-peter-magyar-lgbtq-shift/

Massa Marta, “Non c’era altra scelta, non era un voto all’interno di una democrazia”, Il Manifesto, 14 aprile 2026, ultima consultazione: 30 maggio 2026, link: https://ilmanifesto.it/non-cera-altra-scelta-non-era-un-voto-allinterno-di-una-democrazia

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