Le “Regine in scena” alla Reggia di Venaria fino al 6 settembre 2026

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Nel cinema e nel teatro gli abiti sono fondamentali per la costruzione di un personaggio, soprattutto quando si tratta di trasmettere il senso del potere e della regalità. Su questo tema è incentrata la mostra Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro, ospitata alla Reggia di Venaria fino al 6 settembre 2026. L’esposizione offre un viaggio attraverso gli abiti indossati sul grande schermo e sul palcoscenico per rappresentare sovrane iconiche, ispirate a donne realmente esistite o frutto dell’immaginazione di un autore, da Elisabetta I a Cleopatra, da Maria Antonietta alla Titania di Shakespeare.

Trentuno sono gli abiti presenti in mostra: si tratta di creazioni realizzate da grandi costumisti italiani, ma anche da artisti figurativi come Giorgio de Chirico. La selezione è stata curata da Massimo Cantini Parrini – pluripremiato costumista, profondo conoscitore del costume antico e collezionista di abiti d’epoca – insieme a Clara Goria, storica dell’arte e conservatrice del Centro Studi del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude.  

Nell’allestimento, grande importanza è stata data all’accessibilità: le opere esposte, infatti, dispongono di alcuni accorgimenti volti alla fruizione da parte di un pubblico più ampio. In linea con la prassi della Reggia di Venaria, anche in questa mostra sono stati messi a disposizione pannelli visivo-tattili, audiodescrizioni, sottotitoli, traduzioni in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e testi in caratteri ad alta leggibilità. A questi supporti si aggiungono due soluzioni particolarmente efficaci: silhouette degli abiti in rilievo accanto ai testi, per comprenderne la forma, e campioni di tessuto, per comprenderne la materia.

Le “Regine in scena” tra mito, storia e fantasia

La mostra indaga il tema della regalità come invenzione scenica, veicolata dall’abbigliamento. L’abito diventa uno strumento capace di generare una percezione immediata di potere, identità e visione, ancora prima che l’attrice proferisca parola. Al tempo stesso, è anche un segno di riconoscimento universale di quelle sovrane che hanno abitato i palcoscenici, gli schermi e la nostra stessa immaginazione. Gli abiti esposti «hanno una rilevanza fondamentale. I costumi sono i veri personaggi in scena, fulcro del percorso della mostra, che prendono vita sui manichini grazie a un lavoro attento e complesso di imbottiture e montaggio per restituirne la fisicità» – ci ha spiegato la curatrice Clara Gloria.

Il viaggio all’interno della mostra si articola in tre sezioni – mito, storia e fantasia – pensate per distinguere le regine provenienti dai racconti mitologici da quelle realmente esistite e da quelle immaginate da drammaturghi e sceneggiatori. Sono tutte sovrane diverse tra loro, eppure legate dal fil rouge dell’esposizione: la presenza ricorrente dei colori bronzo, oro e argento nelle stanze in cui sono custoditi gli abiti. Ogni tonalità è legata a una sezione diversa: il bronzo evoca il mito, l’oro celebra la storia e l’argento incarna la fantasia.

  • Abiti d'apertura mostra "Regine in scena" Reggia di Venaria
  • Accessibilità mostra "Regine in scena" Reggia di Venaria
  • Liz Taylor Cleopatra
  • Angelina Jolie Anna Bolena
  • Rossella Falk Elisabetta I
  • Elisabetta di Valois Don Carlo Verdi
  • Bozzetti "Regine in scena" Reggia di Venaria

Foto scattate dalla redattrice Alessandra Picciariello, con l’autorizzazione dell’ufficio stampa de La Venaria Reale

Le tre regine con cui si apre la mostra

Il percorso inizia con tre figure che incarnano una diversa categoria, anticipando ciò che verrà svelato durante la visita. A rappresentare la “fantasia” c’è l’abito indossato da Monica Bellucci in I fratelli Grimm di Terry Gilliam (2005) nei panni dell’incantevole strega: è una creazione di Gabriella Pescucci e Carlo Poggioli che, attraverso colori chiari, ricami e trasparenze, evoca la natura seducente e ingannevole del personaggio. Accanto, la scena è catturata dal costume di Piero Tosi per la “miticaMedea, interpretata da Maria Callas nel cinema di Pier Paolo Pasolini (1969); questo abito conferisce ulteriore potere al personaggio, evocando un mondo non solo simbolico, ma anche sacrale e arcaico. Infine, la categoria della “storia” è incarnata dal costume di Sissi (Elisabetta di Baviera, imperatrice d’Austria) indossato da Romy Schneider, sua interprete nel film Ludwig di Luchino Visconti (1973), anch’esso realizzato da Piero Tosi. Questo modello esprime la regalità mediante l’imponenza dei volumi e una rigorosa austerità delle linee, capace di restituire intatta l’algida compostezza del personaggio storico.

Alcuni degli abiti più amati del cinema alla Reggia di Venaria

Lungo il percorso espositivo si incontrano abiti immediatamente riconoscibili, impressi a fondo nella memoria collettiva. Ne sono un esempio alcuni costumi iconici della storia del cinema, come quello di Cleopatra, interpretata da Elizabeth Taylor nel kolossal del 1963 Cleopatra, ultima regina d’Egitto, o l’abito indossato da Angelina Jolie nei panni di Anna Bolena nel recente film Maria (2024).

Accanto ai costumi più conosciuti, si trovano anche quelli che hanno fatto la storia dell’abbigliamento di scena. Gli abiti del teatro del secolo scorso, meno noti al grande pubblico, conservano il proprio fascino, come la creazione indossata da Rossella Falk nell’interpretazione di Elisabetta I in Maria Stuarda di Franco Zeffirelli (1983), o l’abito di Elisabetta di Valois realizzato per la messa in scena del Don Carlo di Verdi (1991). Il percorso include inoltre gli abiti che hanno dato vita a figure storiche del calibro di Maria Antonietta, ma anche Elena, regina d’Italia, e la duchessa Lucrezia Borgia – emblema di regalità pur senza vedere formalizzato il titolo di regina – e molte altre.

Verso la fine della visita, è possibile interfacciarsi con il processo di creazione dei capi attraverso l’esposizione dei bozzetti originali, disegnati dai costumisti e dagli artisti figurativi a cui sono attribuiti, per avere una visione completa del prodotto finito, a partire dall’idea con cui è stato concepito.

Le iniziative collaterali alla mostra “Regine in scena”

Per approfondire le tematiche dell’esposizione, la Reggia di Venaria arricchisce l’esperienza di visita con un public program relativo alla mostra. All’interno degli spazi della Reggia di Venaria prendono così vita conferenze aperte al pubblico, organizzate nell’ambito dell’iniziativa Conversazioni a corte. Il ciclo di incontri si è aperto giovedì 11 giugno 2026 con l’appuntamento intitolato La stoffa di una regina: una lente d’ingrandimento su alcuni degli abiti in mostra, con uno sguardo particolare sull’importanza degli abiti di scena, tra prosa e cinema, e sulla loro conservazione. Al dibattito, moderato da Clara Gloria, sono intervenute Silvia Mira, storica dell’arte, del costume e della moda, e Roberta Genta, del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale.

I prossimi appuntamenti si terranno il 28 giugno 2026 con l’incontro L’innovazione del costume di scena e il 2 luglio 2026 con una conferenza sulle Dive regine. Tra le iniziative, spicca la visita speciale condotta dalle studentesse del Laboratorio Patrimonio dell’Università di Torino che hanno accompagnato il pubblico nelle stanze della mostra: un’iniziativa del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici. Sul fronte cinematografico, il Museo del Cinema ha dato il via, insieme al Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, alla rassegna intitolata Regine in scena. Riflessi sul grande schermo. Dal 22 al 29 giugno 2026, le sale del Cinema Massimo di Torino ospiteranno le proiezioni dei film legati ad alcuni costumi esposti, un’immersione a tutto tondo nel mondo delle più grandi regine del cinema e del teatro italiano.

Alessandra Picciariello

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