Dante al dente: intervista a Valentina Iosco

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Se qualche volta Dante Alighieri può esservi sembrato un autore enorme, denso e difficile da comprendere, non sentitevi in difetto: un tempo lo credeva anche chi, oggi, vive quotidianamente a contatto con i suoi testi.

Noi di The Password abbiamo avuto l’immenso piacere di fare due chiacchiere con Valentina Iosco, mente (e volto) della pagina Instagram @ioedante. Valentina vive al confine tra Umbria e Toscana e, dopo essersi diplomata al liceo classico, intraprende un percorso accademico presso l’Università per Stranieri di Siena. Qui sboccia l’amore per il Sommo Poeta, e con questo anche il desiderio di rendere pubblica questa grande passione. Oggi Valentina è assegnista di ricerca per il progetto del Vocabolario Dantesco (Accademia della Crusca) ed è impegnata in diversi progetti: l’Atlante della lingua e dei testi della cultura gastronomica italiana, dal Medioevo all’Unità d’Italia (AtLiTeG), il Vocabolario di Boccaccio Online (VocaBO), il Lessico Etimologico Italiano (LEI) e, ovviamente, il profilo Instagram da cui tutto è iniziato.

Quando nasce il tuo amore per Dante?

“Questa è una domanda che mi emoziona molto, perché mi richiede di ripercorrere gli ultimi anni della mia vita, a partire dai banchi di scuola. Si potrebbe dare per scontato che una passione così grande fosse già fiorita al liceo, ma per me non è stato così: durante quegli anni non riuscivo a capire Dante. Ricordo che provavo una sorta di inadeguatezza, come se non fossi all’altezza di comprenderlo. È stato proprio questo blocco iniziale a spingermi, anni dopo, a creare la pagina @ioedante: volevo decostruire quella barriera. Il mio progetto incentrato su Dante è nato nel 2020, in piena pandemia, mentre seguivo un corso di Storia della lingua italiana con la professoressa Giovanna Frosini, incentrato sul Purgatorio. Lei ha avuto il merito di farmi appassionare alla materia, al punto che non mi bastava più studiare per superare l’esame, ma sentivo il bisogno di approfondire. Non volevo perdere traccia di tutte quelle scoperte e così ho aperto la pagina Instagram.”

Quale opera consiglieresti a un giovane desideroso di approfondire Dante ma, comprensibilmente, timoroso di iniziare?

“Per rispondere a questa domanda bisogna prima di tutto considerare due vie: lo studio autonomo e lo studio in classe. Il primo caso mi pare piuttosto inusuale, dal momento che i ragazzi di oggi sono sommersi da impegni e da un carico di studio notevole. Consiglierei di partire dalle Rime: lì incontriamo un Dante poco più che ventenne, con cui forse è facile entrare in contatto e immedesimarsi.

Inoltre, secondo me, nella Vita Nuova c’è molto potenziale: Dante ci racconta la sua storia d’amore per Beatrice e persino di quando viene preso in giro. Sconsiglierei invece la lettura autonoma della Commedia, che richiede, almeno all’inizio, una guida (un Virgilio, ndr.) per una corretta interpretazione.

Per quanto riguarda lo studio di Dante a scuola, qui si apre il vaso di Pandora: dipende tutto dalla bravura e dalla sensibilità del docente. Io stessa, al liceo, non ho avuto un’esperienza positiva: la didattica era rigida, si limitava alla lettura del canto seguita dalla parafrasi, come se fossero due testi separati. Il docente, a mio parere, deve giustificare i motivi dietro alla selezione dei canti affrontati in classe, così da aiutare gli studenti a comprendere il significato di ciò che studiano. Sarebbe bello valorizzare la ricchezza linguistica e stimolare il pensiero critico, anche perché per molti ragazzi la scuola è l’unica occasione di incontro con questo autore. Non bisogna sprecare questa opportunità!”

Se Dante dovesse scrivere un De Vulgari Eloquentia al giorno d’oggi, come sarebbe?

“L’importanza odierna del De Vulgari Eloquentia è sicuramente cosa nota, e se lo scrivesse oggi credo avrebbe lo stesso impatto sulle discipline umanistiche. Per prima cosa penso darebbe spazio ai neologismi: Dante è stato un grande creatore di parole, che poi sono rimaste nel patrimonio lessicale dell’italiano.

In seconda battuta, direi che si inserirebbe con un certo fervore nelle discussioni sugli anglismi: sappiamo che Dante è considerato il padre della lingua italiana e che la scelta di scrivere la Commedia in fiorentino ha avuto un riflesso innegabile sulla storia della lingua italiana successiva, un riflesso che illumina anche la lingua che parliamo noi oggi. Va tuttavia considerata anche la conoscenza e l’impiego che Dante fa di termini provenienti da altre lingue, dimostrandoci che la vera ricchezza è accogliere “l’estraneo”. Forse, dunque, avrebbe potuto stupirci la sua posizione nei confronti degli oggi tanto invisi anglismi!

Infine, penso che rifletterebbe molto sul ruolo dell’intelligenza artificiale, che sta creando un nuovo modo di parlare. Questa influenza genera in me grandi discussioni morali. Non so cosa ne avrebbe pensato Dante, ma dell’IA e delle sue criticità e potenzialità avrebbe quantomeno scritto. Chissà, magari sarebbe stato più innovativo di quanto si possa immaginare.” 

Quali sono state le sfide che hai affrontato durante il percorso da divulgatrice? 

“Come vi dicevo, ho iniziato a pubblicare nel 2020. Per almeno un anno e mezzo la mia pagina ha avuto un seguito molto familiare e non mostravo mai il mio volto: quando ho iniziato a farlo, ho notato un incremento notevole del seguito. Parallelamente, ho iniziato anche a raccontare di più di quello che stava accadendo a livello accademico: curiosamente, quest’ultimo è uno degli argomentipiù vivi sul mio profilo. Man mano che il pubblico cresceva, i miei contenuti andavano fortunatamente sempre meglio. Di conseguenza sono aumentate le proposte di collaborazione: penso al progetto con Treccani (che si trova sulla mia pagina YouTube), che si è concluso con un incontro finale a Firenze. Nonostante i numeri nettamente inferiori, l’esperienza di persona è stata senza dubbio più emozionante della semplice condivisione di un contenuto. Poco dopo ho iniziato il dottorato e, se da un lato il tempo che potevo dedicare alla pagina si è drasticamente ridotto, dall’altro mi sentivo schiacciata dallo squilibrio tra il tempo che dedicavo ai contenuti e la vita degli stessi sui social. Inoltre, la scrittura dei contenuti mi ha sempre richiesto tempi abbastanza lunghi e, una volta pubblicati, mi è spesso sembrato che tutto si esaurisse nel giro di poche ore, non ricevendo magari il riscontro che mi sarei aspettata. Questo mi ha portata a ragionare sul modo in cui si fruiscono i social oggi, ad allentare la pressione che sentivo e a vivere meglio l’esperienza di divulgazione, concentrandomi effettivamente su ciò che mi ha spinta fin dall’inizio ad aprire la pagina: la passione verso Dante e il desiderio di condividerla con il pubblico. Allo stesso tempo, tante persone sono rimaste nonostante il lungo periodo di inattività e la discontinuità delle pubblicazioni: questo mi ha dimostrato che in questi anni sono riuscita pian piano a costruire qualcosa di reale e soprattutto che quando si condivide una passione come questa si crea un legame che può davvero andare oltre lo schermo .”

In conclusione, l’esperienza di Valentina dimostra che anche i giganti della letteratura possono essere a misura d’uomo… a patto che qualcuno ci aiuti a compiere il primo passo di questo viaggio con curiosità e passione, senza timore. 

Arianna di Pascale

Monica Poletti

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