Sindacalista, divo, poi il declino, l’oblio e infine la consacrazione: le vicende del primo principe delle tenebre del grande schermo.
Si avvicina Halloween. Ritorna, come ogni anno, quell’estetica fatta di bare, ragnatele, pipistrelli… e, non ultima, una sana dose di camp. Senza nulla togliere al compianto Tim Curry e al suo Frank-N-Furter, alla bellissima Elvira di Cassandra Peterson o alla famiglia Addams, ma il capostipite dei film di Halloween è un altro. Anzi, si dia a Cesare ciò che è di Cesare: il Dracula del 1931 è il primo e più influente film sui vampiri mai realizzato. Pochi, però, conoscono la storia dell’attore che per primo ne abbia mai vestito i panni: Bela Lugosi.

Screenshot del film Dracula, Internet Archive via Wikimedia Commons, immagine di dominio pubblico, link: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/19/Bela_lugosi_dracula.jpg?utm_source=commons.wikimedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original&uselan
Il primo pezzo goth della storia è, senza dubbio alcuno, Bela Lugosi’s Dead dei Bauhaus. In questo brano ruvido, acido, decadente e sanguigno c’è tutta l’essenza dell’interpretazione dell’attore ungherese: il suo sguardo glaciale, il suo sorriso maligno, l’elegante e quasi teatrale vis drammatica, l’accento straniero, l’iconico frac… tutto contribuisce a suggellare un immaginario che sopravvive ai decenni. Proprio come un vampiro. La canzone si intitola “Bela Lugosi è morto”, certo. Tuttavia, prima di parlare della sua scomparsa, è doveroso ricordare la sua ascesa.
Béla Ferenc Dezső Blaskó scelse quel particolare nome d’arte — Bela Lugosi — come omaggio alla sua città d’origine, Lugos, in Romania. Lo iniziò a usare fin da giovanissimo, quando, abbandonata la famiglia, si mise a recitare nei teatri romeni e ungheresi. Sindacalista comunista, prese parte all’esperimento fallito della Repubblica sovietica ungherese. Fuggì prima a Berlino, girò l’Europa e infine approdò negli Stati Uniti nel 1920. Pur senza sapere una parola di inglese, lasciò il segno grazie al fisico statuario (un metro e ottantacinque per ottanta chili) e al volto magnetico. Nel 1927 arrivò il ruolo da protagonista in una riduzione teatrale del romanzo Dracula, che ebbe un enorme successo. Quando la Universal Pictures se ne interessò per una versione cinematografica, il destino di Lugosi cambiò.
Vestendo i panni del principe di Valacchia, Béla Blaskó portò per la prima volta al cinema il celeberrimo personaggio di Bram Stoker. All’epoca erano passati poco più di trent’anni dalla pubblicazione del libro. Certo, c’era stato il tentativo di Murnau, con il suo Nosferatu, ma non è questa la sede per parlarne. Basti dire che ci furono molti problemi legali. Il Dracula di Tod Browning era diverso: era prodotto dalla Universal Pictures, la quale aveva i diritti di utilizzo del nome. Fu così che vide la luce la prima trasposizione ufficiale per il grande schermo di una delle storie più famose mai scritte.

Foto promozionale del film, via Wikimedia. Immagine di dominio pubblico, link:
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Da lì, la carriera di Lugosi ebbe grande fortuna per tutti gli anni Trenta. Tra i suoi film migliori meritano menzione Il dottor Miracolo, L’isola degli zombie, The Black Cat e L’uomo lupo. Gli era stato anche proposto il ruolo della creatura di Frankenstein, ma declinò per divergenze con la produzione e la parte andò a un altro principe dell’orrore, Boris Karloff. I due, colleghi e rivali, si incontrarono sul set in svariate pellicole.
Il ruolo di Dracula si rivelò, purtroppo, una trappola. Nonostante gli avesse dato una fama immensa e globale, ne limitò le possibilità. Venne scartato ai provini per le parti che si allontanavano dal ruolo da caratterista che ormai gli era stato cucito addosso. A peggiorare la sua condizione psicologica già in declino fu la scelta degli studios di dare al rivale Boris Karloff ruoli più variegati. Alla frustrazione, poi, si aggiunsero svariati problemi di salute, come sciatica e artrosi. Fu così che iniziò ad assumere antidolorifici via via più potenti, fino ad arrivare alla morfina. Negli anni Quaranta si trovò costretto ad accettare ruoli mediocri e parodie delle sue interpretazioni del decennio precedente, mentre la sua dipendenza rendeva sempre più difficile lavorare con lui.
Fu allora che conobbe una delle figure più improbabili della storia di Hollywood: Ed Wood. Regista di grande passione ma scarso talento, convinse Lugosi a prendere parte a quello che ancor oggi è considerato il più brutto film della storia del cinema: Plan 9 from Outer Space. Trama inesistente, sceneggiatura orribile, effetti speciali da discount e continui ritardi di produzione fecero naufragare la carriera di Wood, di Vampira (interpretata dall’affascinante Maila Nurmi, che ispirò il personaggio di Elvira) e, soprattutto, dell’ormai tramontato Lugosi.

Screenshot di Ibaranoff24 via Wikimedia. Immagine di dominio pubblico, link:
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Devastato dalla depressione, dalle ristrettezze economiche e dal consumo di sostanze, Lugosi si recò spontaneamente in una clinica di recupero nel 1955. La ripresa di popolarità gli permise di comparire ne Il sonno nero del dottor Satana, accanto ad alcuni dei più grandi nomi dell’orrore dell’epoca, come John Carradine, Basil Rathbone e Lon Chaney Jr. Fu un recupero breve, poiché l’attore morì a 73 anni nel suo letto, a Los Angeles, il 16 agosto 1956. Per volontà del figlio e della moglie, venne sepolto con indosso il frac e il mantello da vampiro.
Tuttavia, la sua ombra non ha mai smesso di proiettarsi nell’arte, a ogni livello. Il suo aspetto, con l’abito da sera scuro e i capelli pettinati all’indietro, è divenuto l’archetipo del vampiro. Perfino il Vlad di Hotel Transylvania è chiaramente ispirato a Bela Lugosi. A raccontarne le ultime vicende — benché in modo un po’ romanzato — ci pensò Tim Burton in Ed Wood, del 1994. Di recente, il suo storico ruolo è stato omaggiato in una sorta di sequel apocrifo, Renfield, con Nicolas Cage e Nicholas Hoult.

Foto di Pedro Figueiredo via Wikimedia. Licenza CC BY-SA 2.0.
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Eppure, sono soprattutto i Bauhaus ad aver ridato al nome di Bela Lugosi la dignità che merita. Bela Lugosi’s Dead uscì più di vent’anni dopo la scomparsa dell’attore, ma ebbe un effetto dirompente. La band di Northampton creò un sound che non si era mai sentito prima. Non era post-punk: era troppo marcio e cupo perfino per quel genere. Non era new wave: era qualcosa di completamente nuovo, diverso, oscuro.
Era nato il rock gotico, che avrebbe dato origine a tutta la controcultura goth di cui oggi tanto si parla. Costola del punk, se possibile ancora più alternativa, con un immaginario di cattedrali, croci, bare e pipistrelli, questo genere omaggia proprio Dracula. E non una versione qualunque, bensì quella di Bela Lugosi. È suo il nome nel titolo della canzone che ha dato vita a tutto. Forse il goth sarebbe nato lo stesso, anche se i Bauhaus non gli avessero dedicato il loro primo pezzo, ma chissà se sarebbe stato uguale a com’è ora. Certo è che Bela Lugosi non è morto. La sua luce continua a brillare attraverso l’affetto di chi, al suo Dracula, ha legato indissolubilmente ciò che ha deciso di essere.
Vincenzo Ferreri Mastrocinque




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