La teoria dell’attaccamento e come questa influisce sulle relazioni

Negli anni ’50 iniziò a diffondersi sempre di più l’interesse verso le relazioni umane, specialmente quelle tra madre e bambino.
Giulia Bertolino, nel suo articolo, ci parla della teoria dell’attaccamento, ideata da John Bowlby con l’obiettivo di indagare le conseguenze della deprivazione delle cure materne sullo sviluppo psico-fisico dei bambini nella prima infanzia. Tutt’oggi viene considerata una pietra miliare nell’ambito psicoanalitico.
La teoria indaga le quattro tipologie di attaccamento tra caregiver e bambino, un legame che influenza per tutta la vita le relazioni di quest’ultimo.

Ipertimesia: la supermemoria

L’ipertimesia è una condizione molto rara nella quale si possiede una memoria autobiografica notevolmente al di sopra della media.
Una delle prime donne sulla quale sono stati condotti degli studi in quanto ipertimesica è Jill Price, la quale ha dichiarato di ricordare senza sforzo ogni evento dall’età di 14 anni e di vederlo di fronte ai suoi occhi come un film che scorre senza pause.
Può sembrare una capacità allettante, ma purtroppo l’ipertimesia non aiuta a livello accademico, anzi sembra in qualche modo ostacolare la memorizzazione volontaria, e spesso i soggetti ipertimesici sono sommersi dai ricordi del loro passato, che rivivono anche in modo involontario e che impediscono loro di concentrarsi sul presente.
Non si conosce la causa dell’ipertimesia, ma sono state formulate diverse ipotesi: che negli individui ipertimesici aree come l’amigdala e il lobo parietale inferiore e superiore, responsabili della memoria, siano particolarmente sviluppati; oppure che sia legata a un disturbo ossessivo-compulsivo; oppure, ancora, che si tratti di una questione di pura genetica.