Ipertimesia: la supermemoria

Ora vi pongo una domanda: vi ricordate cosa avete mangiato a cena una settimana fa? O cosa avete fatto uno specifico pomeriggio di due mesi fa? O, ancor di più, riuscite a ricordare che cosa stavate facendo, oggi stesso, ma 5 anni addietro? La risposta è molto probabilmente no, ma così non risponderebbe chi è affetto da ipertimesia. L’ipertimesia (HSAM) è una rarissima condizione caratterizzata da una memoria autobiografica – ossia la memoria riguardante eventi  e fatti personali – altamente sviluppata e completamente al di fuori della media.

Jill Price (nella foto), la prima donna studiata affetta da ipertimesia e tutt’ora una delle poche persone al mondo ipertimesiche, è in grado di rispondere correttamente alle domande proposte a voi e non solo: Jill ricorda con esattezza e nei minimi dettagli ogni giorno della sua vita ed ogni evento correlato a partire dall’età di 14 anni, senza impiegare alcun tipo di sforzo o impegno. “ È come un film che scorre ininterrottamente nel mio cervello” riferisce Price, riferendosi alla sua grandiosa capacità.


Per quanto l’idea di possedere una memoria autobiografica altamente sviluppata possa sembrare appetibile e altamente desiderabile, non può non comportare anche spiacevoli complicanze sulle capacità cognitive: il ricordare così minuziosamente il proprio passato, significa anche perennemente viverci. I ricordi affiorano continuamente e spesso involontariamente, sommergendo la mente del soggetto ipertimesico e portandolo a vivere in una bolla continua rilegata a memorie passate, belle o brutte che siano; inoltre, gli ipertimesici manifestano enormi difficoltà a concentrarsi sul presente e a programmare il futuro. Per chiunque se lo stesse domandando, no: l’ipertimesia non avvantaggia le prestazioni accademiche in quanto questa condizione comporta difficoltà nella memorizzazione volontaria… Che dire, una vera sfortuna.

Questa peculiare condizione ha scatenato l’attenzione di numerosi studiosi e neuroscienziati che, a capofitto, si son buttati nella ricerca delle cause di tale sindrome. Sebbene non sia stata ancora scoperta una causa definitiva, varie teorie di diversa natura sono state proposte. Diversi studi hanno identificato un’attivazione maggiore di certe aree del cervello, come l’amigdala e il lobo parietale inferiore e superiore, aree particolarmente rilevanti nello sviluppo della memoria.  Alcuni ricercatori, invece, sostengono che tale sindrome possa essere ricollegata a un disturbo ossessivo-compulsivo. Secondo questa teoria, i soggetti ipertimesici tendono a rimuginare costantemente -quasi “ossessivamente” – sui loro ricordi fino a renderli indelebili nella loro memoria. Un’altra teoria, basata su studi genetici, sostiene invece che alla base dello sviluppo di tale sindrome vi sia una predisposizione genetica: insomma, i soggetti ipertimesici sarebbero geneticamente più predisposti a immagazzinare un’elevata quantità di informazioni.

Giulia Bertolino

Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3432421/

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