La teoria dell’attaccamento e come questa influisce sulle relazioni

Vi è mai capitato di chiedervi quali meccanismi vi siano alla base delle vostre relazioni, amicali o amorose che siano? Come mai tendiamo spesso a ricercare nella nostra vita persone con certe caratteristiche comportamentali? Per cercare una risposta a queste domande, bisogna andare molto indietro nella storia di ognuno di noi, addirittura arrivare ai nostri primi anni di vita e alla relazione instaurata tra noi e la nostra figura di accudimento primario: è qui che, sebbene non con semplicità, possiamo rispondere a queste domande.

Lo studio delle relazioni umane ha sempre affascinato ed intrigato gli psicologi sin dalla nascita della disciplina stessa, subendo continue trasformazioni e modifiche; a partire da Freud e i suoi seguaci che focalizzarono i loro studi su quali istinti e pulsioni producono determinati tipi di relazioni tra madre e bambino, fino ad arrivare al famoso psicoanalista John Bowlby, considerato il padre della teoria dell’attaccamento.

In che cosa consiste la teoria dell’attaccamento?

Nasce intorno agli anni ’50 del Novecento con l’obiettivo di analizzare la relazione tra madre e bambino e il ruolo che l’attaccamento ha nello sviluppo psico-fisico del piccolo; più specificatamente, l’influenza negativa esercitata sullo sviluppo psico-fisico del bambino per via di cure inadeguate della madre (o chi per essa) durante la prima infanzia.

Prima di proseguire, è importante fare un piccolo passo indietro: i primi studi sulla relazione della diade madre-bambino affermavano con certezza che l’unico fattore realmente importante alla creazione di tale legame fosse la soddisfazione del bisogno fisiologico primario del cibo. In altre parole, gli studiosi erano convinti che il legame di attaccamento con la madre fosse dovuto unicamente al bisogno del bambino di ricevere cibo e nutrimento.

Successivamente, grazie agli studi numerosi di psicologi e scienziati, questa certezza venne scardinata e sostituita: senso di sicurezza, di protezione, di cure e calore affettivo risultarono essere i fattori principali della creazione del legame di attaccamento tra madre e bambino. I sistemi comportamentali che si instaurano nel bambino hanno una precisa funzione biologica – ossia il mantenimento della vicinanza con una figura specifica di accudimento – e come obiettivo la preservazione della specie. Fu proprio allora che Bowlby e collaboratori iniziarono a domandarsi e ad interrogarsi su quali fossero le potenziali conseguenze dei vari stili di attaccamento che un individuo incontra e sviluppa lungo la sua prima infanzia.

Quali sono gli stili di attaccamento?

Grazie al lavoro di Mary Aisworth, allieva di Bowlby, e alla sua procedura sperimentale definita “Strange Situation”, possiamo indentificare 4 stili di attaccamento. Ad ogni stile corrisponde un pattern relazionale, definito principalmente dalla capacità del caregiver (figura di accudimento primario) di rispondere prontamente e adeguatamente ai bisogni del bambino.

1. Attaccamento sicuro: si ha quando il caregiver risponde prontamente ad ogni esigenza del bambino, gli fornisce sicurezza, protezione, affetto e supporto in modo consistente e duraturo nel tempo. Il bambino, di conseguenza, svilupperà un senso di sicurezza e fiducia nei confronti del caregiver, di se stesso e nei confronti del mondo esterno. Il bambino vede il genitore come una “base sicura” dalla quale può allontanarsi ogni qualvolta desideri esplorare il mondo esterno sempre più in autonomia e, alla quale, sa di poter tornare in caso di sconforto o di rassicurazioni.

2. Attaccamento insicuro/evitante: questo tipo di attaccamento si sviluppa nel momento in cui il bambino percepisce il caregiver come una figura su cui non si può fare affidamento in quanto emotivamente distante, non disponibile a soddisfare i bisogni del piccolo, incostante, poco presente e rigettante. Il bambino mostra molta insicurezza verso se stesso e verso il mondo circostante, che ha paura di esplorare ed è convinto di non essere degno di cure affettive.

3. Attaccamento insicuro/ambivalente: è caratterizzato da un’incostanza delle cure del caregiver. Esso a volte è presente, disponibile e soddisfa i bisogni del bambino, altre volte invece è rifiutante, distaccato e non amorevole. Questa discontinuità da parte del caregiver getta il bambino in uno stato confusionario, ed esso mostra atteggiamenti contrastanti ed alternati: spesso ricerca l’attenzione del caregiver ma altrettanto spesso lo rifiuta con ostilità e rabbia. Tipico di questo attaccamento è lo sviluppo della “paura dell’abbandono”.

4. Attaccamento disorganizzato: è il tipo di attaccamento maggiormente problematico che sfocia, nella maggior parte delle situazioni, in relazioni abusanti. È definito “disorganizzato” in quanto riflette l’incapacità del bambino di sviluppare un attaccamento unitario e coerente. Studi suggeriscono che l’incapacità del caregiver di fornire un attaccamento coerente è data da lutti o traumi irrisolti durante la sua vita. Al bambino si presenta come figura spaventante e imprevedibile in quanto non mette in atto – quando lo fa – comportamenti di cura costanti. Il bambino si troverà completamente spaesato di fronte ai comportamenti imprevedibili e mai risolvibili del genitore, unica sua fonte di protezione, non permettendogli di sviluppare un attaccamento lineare ed organizzato.
Un attaccamento disorganizzato può dare vita ad alcune patologie.

Ciò che è importante sottolineare è che lo stile di attaccamento sviluppato durante l’infanzia viene portato avanti per tutta la vita del soggetto. È lo schema relazionale che l’individuo sviluppa sin dalla tenera età, uno schema che verrà sempre utilizzato per strutturare le relazioni future, in età adolescenziale e adulta.
Quindi, cari lettori, per comprendere le dinamiche delle relazioni attuali, è fondamentale indagare la prima relazione della vostra vita: la relazione con il caregiver.

Giulia Bertolino

Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4364085/

Un commento Aggiungi il tuo

  1. davidnewsonline ha detto:

    UN BELLISSIMO MOMENTO
    L’HO VISTO

    "Mi piace"

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