Insieme a GEC siamo tutti un po’ artisti

Qualche mese fa, navigando in rete, mi è capitato di imbattermi casualmente nelle opere di Gec, street artist torinese. Riconosco alcuni suoi vecchi lavori sparsi in giro per Torino e, scorrendo le foto del suo sito ufficiale, ne scopro di nuovi, molto interessanti. Ormai sempre più incuriosita, decido di informarmi meglio su ciò che fa e lo contatto per proporgli un’intervista. Lui accetta ed è così che pochi giorni dopo mi trovo nel suo studio per parlare di lui e dei suoi progetti.

Chi è Gec e quando nasce? Sono nato a Cuneo, in provincia di Torino, nel 1982. Ho cominciato ad esprimermi attraverso i graffiti all’età di vent’anni, per poi passare a quella che tempo dopo scoprii chiamarsi poster art, ma di cui all’epoca ignoravo totalmente l’esistenza. Scelsi i poster semplicemente perché sono un mezzo di espressione più economico delle bombolette: mi era sufficiente avere una stampante, della carta e della colla da parati per realizzare i miei lavori. Però puoi bene immaginare che l’ambiente cuneese non fosse molto stimolante dal punto di vista artistico, perciò appena ne ho avuto la possibilità mi sono spostato a Torino, dove risiedo tuttora. Crescendo poi ho portato le mie opere anche a New York, Parigi e in giro per l’Italia.

C’è un filo conduttore che accomuna le tue opere? Ciò che accomuna tutte le mie opere è l’obiettivo di raccontare il mondo in cui viviamo in maniera ironica, ma con un retrogusto amaro che porti a riflettere lo spettatore. Per farlo ho sempre utilizzato il fumetto, che inizialmente era l’unico mezzo per arrivare a più persone possibile in un periodo in cui il pubblico della street art era ancora molto variegato e non corrispondeva, come oggi, a quello del mondo dell’arte. Per esempio “l’uomo tv” è nato in piena età berlusconiana ed è proprio quel momento storico, fatto di talk show e reality, che vuole raccontare.

Suicidio

Ho trovato molto interessanti i lavori realizzati con il contributo delle persone. Raccontaci di questi progetti e di come è nata l’idea. È da qualche anno che uso il web per permettere a chi mi segue di collaborare concretamente ai miei progetti artistici: creo un finto evento su Facebook, spiego che materiale mi serve, chiedo alla gente di spedirmelo o portarmelo e in cambio ognuno riceve un poster su carta. L’obiettivo è utilizzare i social media per dare alle persone la possibilità di essere parte attiva della creazione di un’opera, modificandone quindi quello che è il ruolo passivo di semplici spettatori. Il primo tentativo di mettere in pratica un progetto del genere è stato nel 2010, quando ho chiesto alla gente di mandarmi alcuni mouse per computer. Non pensavo che sarebbe successo qualcosa, invece, nel giro di due settimane, me ne sono arrivati 60: sono andato nella città con più ratti d’Europa, Parigi, li ho trasformati in topi e li ho abbandonati lungo le strade.

Mouse Trovo molto interessante osservare e documentare lo scatenarsi di dinamiche attorno all’opera, che coinvolgono persone totalmente estranee al mondo dell’arte. Per esempio, ho documentato le reazioni dei militanti in Val di Susa, che, dopo avermi mandato una loro foto, si sono riconosciuti in Omaggio a Pellizza da Volpedo realizzato a Giaglione: molti mi hanno scritto, altri si sono fotografati accanto all’opera e infine una riproduzione del mio disegno è stata utilizzata in piazza come striscione in una manifestazione No Tav.

Omaggio a Pellizza da Volpedo Pensa, invece, che durante la realizzazione di Cala la notte, per la creazione della quale avevo chiesto alle persone di mandarmi dei gratta e vinci, sono stato contattato da un gruppo di matematici interessati a contare quanti ne avessi utilizzati. Hanno calcolato: 2073 gratta e vinci usati, 10.300 euro persi, 32,5 secondi impiegati in Italia per spenderli e lo 0,82% di possibilità di vincere almeno 10.000 euro.

Cala la notte

Con i  gratta e vinci ho anche realizzato La ruota gira per la Biennale di Venezia, il cui tema era la felicità. Ho creato delle girandole e le ho sparse per tutta la laguna, dopodiché ho documentato le dinamiche di interazione della collettività con l’opera: i bambini ci giocavano, gli adulti le prendevano in mano e una nonna affacciandosi alla finestra si è stupita nel vedere il paesaggio colorato dalle girandole. Di questo progetto rimane solo più la documentazione, ma è stato bello restituire alla collettività, in un’altra forma, ciò che mi aveva dato precedentemente.

La ruota gira Riuscire a coinvolgere nei miei progetti chi con l’arte non ha nulla a che fare, portare l’arte in piazza, o nelle case della gente, o fra chi mai se lo sarebbe aspettato, come i matematici: sono fatti come questi che mi spingono a continuare a fare ciò che faccio.

Quale creazione senti più tua? Tutte. Prima di creare qualcosa ci penso e ci ripenso molto a lungo, non sono uno che appena partorisce un’idea la mette in atto, perciò ogni mia opera è una piccola fatica.

Torni mai per strada “a trovare” le tue opere? Certo. La cosa divertente e molto interessante dell’utilizzare la carta è proprio osservare e documentare come il disegno si trasforma nello spazio pubblico grazie alle persone che interagiscono con esso. Utilizzando una bomboletta spray questo rapporto fra la comunità e il mio lavoro non sarebbe ugualmente osservabile.

Fieno e asfalto è frutto della collaborazione con BR1. Com’è si è sviluppata l’idea del filmato? Fieno e asfalto è nato il novembre scorso quando hanno invitato me e BR1 ad Artissima. Il tema del progetto doveva essere la performance, così abbiamo deciso di fare un’azione illegale e filmarla: il Bunker ci ha prestato la balla di fieno che abbiamo fatto rotolare per le strade di Barriera di Milano, per poi parcheggiarla come un’automobile.

E com’è nata questa collaborazione? Io e BR1 ci siamo conosciuti circa 8 anni fa quando lui, dopo aver visto un mio disegno per le strade di Torino, mi ha contattato per fare una nottata insieme ad incollare poster. Siamo amici e siamo artisticamente cresciuti insieme. I video, come Fieno e asfalto e Acqua, farina e pomodoro, sono le uniche opere nate dalla partecipazione di entrambi, perché lavoriamo in modo molto differente e qualcosa come un quadro, oltre a non interessarci, non funzionerebbe.

Fieno e asfalto Adesso hai progetti in corso? Il nuovo progetto è partito da sei mesi: questa volta ho chiesto alle persone di mandarmi il proprio curriculum vitae e per ora ne ho raccolti 200. Chi volesse contribuire può mandarmelo al mio profilo Facebook o portarmelo personalmente venerdì 17 aprile all’Hiroshima Mon Amour, in via Bossoli 83. Ci sarò io a raccogliere curricula e distribuire poster e gli Eugenio in via di gioia ad esibirsi sulle note del loro primo album “Lorenzo Federici”, che verrà, per così dire, esaminato a colpi di sarcasmo ed ironia dal direttore del sito Spinoza.it, Stefano Andreoli. Un bel mix insomma, perciò venite, sarà una bella serata!

di Irene Rubino

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Un pagliaccio ha detto:

    L’ha ribloggato su Un pagliaccio e la sua matitae ha commentato:
    «Portare l’arte in piazza, o nelle case della gente, o fra chi mai se lo sarebbe aspettato: è questo che mi spinge a fare ciò che faccio.» Quattro chiacchiere con GEC per The Password, il giornale dell’Università di Torino.

    Mi piace

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