BENFATTO ‘HEVALEN’ CURDI. Ma ora l’Occidente non ha più bisogno di voi

  • Chi sono i curdi, cosa fanno e che cos’è il Rojava?

I curdi sono un’etnia presente in Iran, Iraq, Siria, Turchia e Armenia. Da sempre lottano per far riconoscere la loro indipendenza, e ad oggi, con il progetto del confederalismo democratico del Rojava, ci sono quasi riusciti. Il Rojava (o Kurdistan siriano) è la parte nord e nord-est della Siria, di prevalenza curda. È oramai indipendente e autogestita, ma nessun governo al mondo riconosce il Rojava come Stato.

Il popolo curdo del Rojava – con le proprie milizie, ossia YPG, unità di protezione del popolo, YPJ, unità di protezione delle donne, e SDF, forze democratiche siriane – è conosciuto soprattutto per essere il nemico principale dell’ISIS (o Daesh, come lo chiamano loro). Da quando è scoppiata la guerra in Siria, i guerriglieri e le guerrigliere curdi/e hanno combattuto a campo aperto lo Stato Islamico; sono loro che hanno riconquistato Kobane, sono loro che hanno spinto le linee di Daesh sempre più indietro e, soprattutto, sono i loro morti che stanno contribuendo alla lenta disfatta dell’ISIS. Dello YPG e delle SDF non fanno più parte solo curdi, ma anche arabi, turchi, persino europei foreign fighters. Il Rojava infatti non si fonda solo sulla comunanza etnica, è la comunanza dei valori democratici e d’uguaglianza ad essere importante, e il popolo del Rojava si sente vicino a chiunque condivida tali valori.

 

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  • Cosa succede oggi?

La Turchia ha sempre represso i curdi presenti sul proprio territorio, che dagli anni Ottanta si sono organizzati nei bracci armati partigiani del partito PKK. La Turchia teme altresì il Rojava, perché vicino ai propri confini e perché potenzialmente in grado di creare una spinta democratica pericolosa per gli Stati dittatoriali della zona. Ha così fatto catalogare il PKK nelle liste del terrorismo internazionale, ha sempre cercato di impedire l’ingresso nel Kurdistan siriano, e molto recentemente – ossia il 24 agosto – ha invaso la Siria e attaccato il Rojava.

Tutto è partito con l’invasione della città di Jarablus, ancora controllata dall’ISIS, ma che le milizie curde stavano per riconquistare completando così l’unificazione del Rojava. La Turchia ha conquistato la città con l’aiuto dell’aviazione americana e praticamente senza colpo ferire: l’ISIS si è ritirato senza combattere da Jarablus, cosa che lascia intendere un accordo tra Stato Islamico e Turchia circa uno scambio di territorio. Dopodiché, la Turchia ha consegnato la città al cosiddetto Esercito Libero Siriano (che a dispetto del nome non ha nulla da invidiare all’ISIS, ossia è composto da bande di fanatici tagliagole) il quale si è subito scontrato con le SDF. Conquistata Jarablus, l’artiglieria Turca ha fatto fuoco contro tutto il Rojava.

A tutto ciò si aggiunga un embargo totale: Turchia e Iraq ostacolano l’accesso nel Rojava di persone, cibo, medicinali, munizioni, nemmeno i giornalisti possono passare.

Le notizie su cosa accade in Siria sono difficili da reperire se non in rete, e difficilmente ne sentirete parlare ai tg. Per i media occidentali la Turchia sta svolgendo l’ottimo compito di combattere l’ISIS. L’America supporta la Turchia intimando alle milizie curde di ritirarsi al di là dell’Eufrate. L’Europa finge di non vedere. Rete Kurdistan Italia è stata poche settimane fa censurata da Facebook. Le SDF sono state bandite dall’ONU da qualsiasi negoziato di pace riguardante la Siria (ergo, il Rojava non sarà mai riconosciuto né tollerato). Tutto questo perché la Turchia è un partner comodo per l’Occidente, e la Turchia non accetta un Kurdistan indipendente.

  • Cosa ci chiedono i curdi?

Questo è un video girato sul fronte di Raqqa, in cui un combattente YPG italiano invita chiunque possa e voglia dare una mano a mettersi in viaggio. Quello che invece ognuno di noi può fare è, molto più semplicemente, informarsi e informare. I governi occidentali potranno ignorare le crudeltà di Erdogan solo fino a quando l’opinione pubblica non alzerà un grido di protesta. Ma se il mondo continuerà a ignorare la battaglia dei curdi, il sogno democratico del Rojava crollerà così come è nato: in silenzio.

Qui per maggiori informazioni sui curdi e sul Rojava.

Silvia Gemme

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