Siamo pari? Il calcio femminile in Italia

Davide Turano (presidente Juve calcio a 5 femminile), Roberto Arena (presidente Junior Torrazza Calcio), Veronica Cantoro (giocatrice) e Paola Voltolina (responsabile politiche di genere UISP Torino) sono stati i quattro ospiti del terzo appuntamento “Siamo Pari? Calcio femminile e dintorni (di Torino)” tenutosi il 16 marzo presso le Officine Corsare, a Torino.
Il tema centrale di questa conferenza, inclusa nel ciclo “Si yo fuera maradona, calcio e rivoluzione”, è stato il paragone tra la situazione femminile e quella maschile nello sport, nello specifico nel calcio.
Qualche tempo fa ci siamo già occupati di questo tema, qui di seguito il link all’articolo, ma oggi vogliamo approfondire questo argomento così poco trattato riportando gli interventi dell’incontro.

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Davide Turano illustra il suo piano: una squadra di calcio a 5 composta da ragazze giovanissime affiancate da qualche veterana per promuovere un progetto a lungo termine. Il fine è quello di permettere a giovani calciatrici di imparare e fare esperienza, per poi mirare a obiettivi sempre più alti. Effettivamente questa squadra ha iniziato il campionato di serie C vacillando, ma nella seconda parte della stagione è migliorata conquistando punti e recuperando l’ottava posizione. “E’ importante investire sulle giovani e sulla loro formazione, solo così potremo avere in futuro brave atlete con esperienza”, dice.
Parlando della sua carriera, e della vittoria dello scorso campionato, sostiene che il calcio femminile si sta affermando e che le cose miglioreranno sempre di più, testimoni il fatto che in FIGC ci sono sempre più squadre iscritte, precisando però che il calcio a 5 è molto più sviluppato e supportato nel sud Italia.

Roberto Arena racconta di come in un piccolo paese di provincia come Torrazza stia per nascere una squadra di calcio a 11 femminile. Un grande passo per una piccola realtà dove spesso si incontrano più difficoltà e pregiudizi che allontanano al concetto di uguaglianza nello sport.

Veronica Cantoro ha alle spalle molta esperienza nel calcio italiano: ha giocato nell’ Alessandria (serie A2) , nel Torino (A), nella Lazio (A) e infine nel Pescara (A), ma può vantare anche un anno in Premier League nella squadra inglese Doncaster Belles.
Alla giocatrice viene posta la domanda sul perchè, dopo le esperienze in serie A, avesse scelto di giocare nell’amatoriale campionato UISP. Veronica spiega che nel calcio femminile si viene considerate “professioniste” per quanto riguarda i doveri, come controlli anti-doping e importanti impegni per allenamenti e partite, mentre i diritti, come ad esempio lo stipendio (che per i colleghi maschi ha solitamente tanti zeri), sono assenti.
“ Il contratto che ci fanno firmare prevede semplici rimborsi spese di qualche centinaio di euro che nel 95% dei casi dopo il primo mese non vengono versati, spesso mi son trovata a ricorrere a legali per riuscire ad ottenerli” – continua – “Se in un lavoro normale il datore non ti paga che fai? Ti licenzi! Mentre noi solitamente continuiamo, per passione, ma la passione non basta per vivere e quindi dopo un po’ ci si stanca e si lascia perdere”.

La discussione si sposta sulla situazione economica del calcio femminile: perchè i giocatori a pari livello delle donne ricevono stipendi da capogiro, si allenano e giocano in veri e propri stadi al contrario delle colleghe? La mancanza di visibilità, sponsorizzazioni e di volontà da parte delle grandi società di creare e supportare il professionismo femminile sono fattori fondamentali.
Attualmente grazie all’obbligo di creare un settore femminile per le squadre di serie A le cose si stanno muovendo, ma siamo ancora lontani anni luce da un discorso di parità.

Parlando della situazione all’estero, però, le cose cambiano: ad esempio in Germania, in Francia, in Svizzera e in altri paesi le giocatrici professioniste possono permettersi di vivere di calcio e allenarsi nelle stesse strutture dei giocatori maschi. Questo anche perché i fondi stanziati dalla UEFA per il calcio femminile vengono effettivamente impiegati nel loro scopo. Diversamente, in Italia, quelle somme spesso vengono ridistribuite e raramente vengono utilizzate per supportare e finanziare le professioniste.
E’ ridicolo come vengano spesi molti soldi in cose inutili e poi non si hanno stipendi, impianti sportivi pari a quelli dei calciatori, sponsorizzazioni, nulla”, ribatte Veronica.

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Infine, Paola Voltolina presenta la Carta europea dei diritti delle donne nello sport, che è stata elaborata nel 1985 ma che è stata rimodellata nel 2012 dalla UISP e adottata da Torino nel 2015.
La responsabile ribadisce l’importanza della presenza di donne nelle alte posizioni dello sport, che oggi è ancora debole. “Non si vedono molte allenatrici, dirigenti donne, presidentesse: mancano le figure femminili nei ruoli importanti nel mondo dello sport. Al massimo si vedono come istruttrici per i bambini perchè servono da figura un po’ materna. Sarebbe molto bello che le bambine vedessero allenatrici e presidentesse per essere invogliate a continuare e a impegnarsi per poter ricoprire quel ruolo un giorno.”.

Chiara Dalla Longa