Una sfida alla destra e alla sinistra

“Populismo”, è un’etichetta che da anni accompagna il dibattito politico italiano ed europeo. Ma cos’è il Populismo? E chi sono i populisti? A rispondere a queste domande, ci aiuta il saggio di Alain De Benoist – intellettuale discusso e controcorrente – intitolato, appunto, Populismo. La fine della Destra e della Sinistra (Arianna Editrice, 2017, pagg. 304, euro 14,50).

Considerato una patologia del regime democratico liberale, il Populismo sarebbe naturaliter una tendenza reazionaria, xenofoba e fondata sulla paura del nuovo e del diverso. Salvo rendersi conto che è proprio sulla fobia del populismo, costantemente veicolata dai mass media, che si fonda l’appello ai cittadini per suscitare riprovazione e innalzare barriere contro il populista di turno.

A detta dell’autore, il popolo avrebbe constatato l’adesione della destra, e soprattutto della sinistra, all’ideologia liberale fondata sul primato dell’individuo e del mercato. Esse quindi avrebbero di conseguenza abbandonato le lotte sociali e la difesa della sovranità nazionale e popolare, per impegnarsi in un crescendo di diritti a vantaggio di gruppi minoritari, nella lotta contro tutte le discriminazioni e nella difesa delle vittime, in una modalità emozionale e lacrimevole.

Inoltre, De Benoist sottolinea come la democrazia non sia solubile nelle procedure, perché ha una forma agonistica. Se a dividere i partiti vi sono differenze programmatiche minime, e i cittadini non percepiscono alcuna alternativa reale, allora il dibattito non ha più ragion d’essere e il quadro istituzionale in cui si inserisce diventa un guscio vuoto. I partiti populisti intercettano questi problemi e coalizzano quanti, a destra come a sinistra, vorrebbero un democrazia il più possibile diretta e non meramente rappresentativa e soluzioni più incisive e radicali alle nuove questioni sociali poste dalla globalizzazione. Così facendo, il populismo suscita al vertice un raggruppamento dei partiti di governo, che non faticano a capire che nulla li separa veramente. Questa strategia ha funzionato, nel 2013, quando undici nazioni dell’Unione Europea erano rette da una coalizione di partiti di destra e sinistra, ma ha trasformato le classi dirigenti in un’oligarchia autoreferenziale di funzionari di partito e tecnocrati eterodiretti dalle istituzioni economiche sovranazionali, aumentando il divario tra il popolo e la classe dirigente.

Nella visione dell’autore, il populismo non sarebbe una protesta antipolitica e antidemocratica, ma una richiesta di maggiore politica e di più ampi spazi di democrazia. Posto di fronte a governi e organismi di gestione ispirati a metodi economici, ad una politica divenuta ancella dell’economia e all’ascesa di approcci ideologici che affidano il potere politico ai tecnici, il popolo rivendica la sua partecipazione alle decisioni concernenti il bene comune. I cittadini pretendono una ripoliticizzazione dell’economia e una risovranizzazione dello stato, al fine di proteggersi contro gli effetti antisociali della globalizzazione, della società liquida e del dominio del denaro. La lettura del libro di De Benoist, fornirà una visione decisamente più articolata e approfondita di quanto qui brevemente esposto. Un saggio fondamentale, per comprendere il cambio di paradigma che sta avvenendo in seno alla politica occidentale.

Davide Cavaliere

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