AIFO – oltre la lebbra, per i diritti degli ultimi

 

Al giorno d’oggi i media e i mezzi d’informazione trattano le più disparate tematiche tendendo a sottolineare l’egoismo e il profitto che si cela dietro a determinati fatti. Dal gossip alla politica, viene sempre dato maggior spazio alla notizia scandalosa piuttosto che a nuovi personaggi o a gruppi che in realtà operino attivamente per fare qualcosa di buono. In Italia, come in tanti altri paesi nel mondo, si stanno diffondendo tante NGO e organizzazioni onlus che fanno la differenza quotidianamente, operando per le persone e nei luoghi che più ne abbiano bisogno. La speculazione dietro ad alcuni di questi organi esiste, ed è inutile negarla, ma non sempre il profitto ne è il motore propulsore. Tra le tante organizzazioni trovo particolarmente lodevole l’operato di AIFO, organizzazione no profit nata sotto la guida e l’ispirazione di un uomo che ha combattuto tanto per i più deboli, Raoul Follereau.

AIFO è un’opzione concreta per tutti coloro che vogliano provare a intervenire in maniera attiva in difesa di chi ne abbia più bisogno, in quanto aperta a tutti. Con numero crescente di volontari, AIFO in primo luogo lavora nell’ambito di sanità di base, cura e prevenzione della lebbra e altre malattie neglette, in secondo luogo cura la riabilitazione socio-economica dei gruppi vulnerabili e il rafforzamento della società civile nei processi di sviluppo, prestando particolare attenzione alle persone con disabilità. Uomini, donne e bambini: AIFO è alla continua ricerca di modi per dare un contributo a chi ne ha più bisogno.

Tra le tante storie di lotta, voglio raccontare quella di Thalakkal Megharaj. Thalakkal è un bambino di 8 anni che vive in India nel distretto di Karnataka. Durante uno screening della lebbra, un membro dello staff AIFO riuscì fortunatamente a riconoscere delle macchie sul corpo del bimbo. Oltre allo screening, AIFO ha seguito il processo di guarigione di Thalakkal, che grazie all’intervento imminente ora sta bene e gode di ottima salute. La sua storia evidenzia come la tempestività e la continuità dell’aiuto possano essere per tante persone una chance per una vita migliore e non solo, ma riescano a regalare a molti la possibilità di vivere la vita, possibilità che la malattia mina.

Le storie sono numerosissime, così come i progetti: India, Guinea Bisseau, Liberia, Marocco, sono solo alcuni dei paesi in cui questa associazione opera.
Raoul Follereau sarebbe sicuramente fiero di quanto questo progetto stia crescendo, in quanto, come detto in precedenza, fu proprio lui a ispirare AIFO e tante altre associazioni in tutto il mondo.
Follereau fu un giornalista francese che, durante un viaggio di lavoro in Africa, scoprì il mondo della povertà, e decise di dedicare la sua vita alla lotta contro la lebbra e contro tutte le ”lebbre”.
”Amare è vivere, non è donare ma condividere”, questa sua affermazione, carica di significato, è una chiamata a tutti coloro che sentano la necessità e il dovere di rendersi utili, che credano che la condivisione e la cooperazione siano una via concreta per dare voce a chi non ne ha e per contrastare la disuguaglianza.

Emma Battaglia

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