La casa di carta, l’inno alla resistenza che ha affascinato il mondo

Da un paio di mesi non si arresta il continuo vocio, i memes esilaranti, e perché no, anche qualche spoiler, in giro per il web riguardo a questi fantomatici personaggi in rosso mascherati da Dalì.
Si tratta della Casa di Carta( titolo originale: La casa de Papel), serie spagnola il cui debutto risale al 2017 ma che inizia a catturare l’attenzione di molti italiani da quando viene resa disponibile sulla piattaforma Netflix.
La serie si dimostra coinvolgente sin dal primo episodio, rappresentando una rapina alla zecca di Stato spagnola, studiata meticolosamente dal Professore, mente dell’intero piano. Le sue braccia sono 8 personaggi, che hanno la peculiarità di essere chiamati con nomi di città: Tokyo, Berlino, Nairobi, Denver, Mosca, Helsinki, Oslo e Rio, per celare le loro vere identità ed evitare l’interazione dei rapporti interpersonali con la rapina. I protagonisti hanno buone intenzione e si propongono di non ferire nessuno, solo di lasciare la Zecca con quanti milioni possibili.

La trama è di per sè semplice, ma si dirama in un gioco di potere e di strategia, in cui solo il più accorto vincerà.

Il successo della prima stagione è stato tale da premere Netflix a comprare i diritti della seconda stagione per cavalcare l’onda dell’entusiasmo, che sembra ancora estremo, dato l’annuncio di una terza stagione in uscita.
Ma cosa ha reso una serie che pare solo l’ennesimo thriller psicologico il tormentone del 2018?

Senza dubbio lo sviluppo della trama, grazie a una sceneggiatura (quasi) priva di buchi, una fotografia curata nel dettaglio e una regia completamente in grado di rendere con enfasi e passione l’anima della serie, con un eco alla Resistenza che infiamma gli spiriti. Gli italiani si sono trovati a cantare ‘’Bella Ciao’’ in compagnia di Berlino, sentendo un forte richiamo a un sentimento che fortemente ci appartiene.
I personaggi incarnano la Resistenza, sono la ribellione a una società in cui si delinea solo sottilmente  il confine tra cattivi e buoni, tra giusto e sbagliato. Il pubblico è dalla loro parte, dalla parte di chi si vuole fare giustizia da solo, in nome di uno spirito utopistico di stampo anarchico che non può che affascinare.
La caratterizzazione dei personaggi è costruita al centimetro, dipinta con pennellate chiare che evidenziano i tratti umani anche di chi è apparentemente più duro.

Così come l’enorme seguito, la serie non è stata risparmiata da aspre critiche, dalle più giuste, a quelle solo per andare un po’ contro corrente.
Non si può negare la presenza di alcune scene definite ‘’trash’’ dal popolo del Web, soprattutto nel crescendo finale degli ultimi episodi, in cui le americanate richiamavano ad un giovane Vin Diesel nei primi Fast and Furious, o alcune pieghe della trama che rantolavano nel clichè.
Ma senz’ altro gli autori hanno ottenuto ciò che volevano: hanno messo la casa di carta sulla bocca di tutti.

Emma Battaglia

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