Il mese di Ramadan, il digiuno della comunità musulmana

Da qualche giorno è finito il mese di digiuno della comunità mussulmana, il mese di Ramadan, ma non tutti sanno esattamente in cosa consista.

Il Ramadan è il nome del nono mese del calendario islamico, calendario che differisce dal nostro, seguendo le fasi lunari e non quelle solari. Proprio per tale motivo, ogni anno la coincidenza rispetto al calendario romano varia, portando quest’anno il mese del digiuno a coincidere con il caldo di giugno. Ma di certo l’afa non blocca una tradizione millenaria, praticata sin dagli albori della religione islamica, iniziata con la predicazione del profeta Muhammad. Il nono mese del calendario lunare coincide con l’inizio della luna nuova, e termina con l’avvistamento di una nuove falce di luna.

Il digiuno islamico è molto differente da quello cristiano, che si compie solo poche volte all’anno: è un digiuno assoluto dall’alba al tramonto. Digiunare nei mesi estivi è senza dubbio più impegnativo, essendo le ore di luce maggiori che durante i mesi invernali. La giornata inizia molto presto, dovendo fare una “colazione” abbondante alle quattro del mattino, prima che le luci dell’alba illuminino il cielo. Dopo la preghiera del mattino, è l’ora di mangiare: datteri, uova, latte, banane, più il cibo è proteico più facile sarà resistere fino alle 20.50 (nel caso del Ramadan 2018), momento in cui si potrà rompere il digiuno. È tradizione interromperlo bevendo un bicchiere d’acqua, mangiando un dattero, e pregando, prima di iniziare la tanto attesa cena. Durante la giornata è proibito mangiare, bere qualsiasi tipo di bevanda (acqua compresa), fumare, compiere atti sessuali, e bisogna allontanare il più possibile i pensieri cattivi, la rabbia e il male nei confronti degli altri e di se stessi.

Questa pratica, per quanto estrema e ardua possa apparire, ha degli scopi nobili e degli effetti positivi sulla salute e sullo spirito. Il Ramadan si ripropone di annullare le differenze di classe, in nome di un Dio che ama tutti indifferentemente. In questo mese il povero è uguale al ricco, ed è un atto di forte solidarietà compiere il digiuno insieme alla comunità. È uno sforzo collettivo volto a una purificazione spirituale, mentale e fisica. Recenti studi hanno dimostrato che il digiuno così impostato comporta numerosi benefici per la salute. Infatti il dover digiunare implica la scelta di cibi sani durante i pasti, in quanto i grassi e gli oli aumenterebbero la sete e il disagio fisico durante la giornata. Il fatto di liberarsi provvisoriamente di ogni tipo di legame consumistico, comporta inoltre un maggior apprezzamento di ciò che si ha quotidianamente, e un aumento di empatia e comprensione nei confronti di chi invece nella fame ci vive ogni giorno. Per quanto l’Islam possa differenziarsi dal Cristianesimo, le due religioni si trovano a convergere per quanto riguarda la promozione dell’uguaglianza e dell’amor reciproco, e il mese del Ramadan ne è la prova, ricordando la povertà predicata anche dagli altri monoteismi.

Ovviamente esistono delle eccezioni al digiuno, infatti i credenti sono obbligati a praticarlo solo se possiedono le condizioni fisiche e mentali per poterlo affrontare. Proprio per questo motivo donne incinta o durante il periodo mestruale, bambini e anziani possono non praticarlo. Per altre situazioni particolari in cui si è costretti a rompere il digiuno, con giusta motivazione, il credente dovrà recuperare tali giorni una volta finito il mese di Ramadan.
La fine del mese segna una delle giornate più importanti e felici per la comunità, celebrata con feste e banchetti, insieme alla propria famiglia e ai propri cari.

Emma Battaglia

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