Cosa succede a offendere Salvini? Ce lo racconta Youssef

Qualche tempo fa scrivevamo la recensione di “Uè Africa”, romanzo autobiografico di Youssef El Hirnou, giovane scrittore torinese di origine marocchina. Oggi parliamo nuovamente con lui, di un episodio che però nulla ha a che vedere con il suo libro.

Il 3 agosto compariva sulla pagina Facebook personale di Youssef un post, dal titolo “Poesia”, contenente insulti – per nulla poetici e molto volgari – rivolti a Matteo Salvini. Youssef ci racconta che per alcuni giorni il suo post non scatenò niente di particolare: i commenti si dividevano tra chi trovava la cosa divertente e chi invece la giudicava di cattivo gusto e gli suggeriva di tornare a scuola o gli augurava una denuncia. Commenti questi ultimi che, per Youssef, sono più che legittimi.

Poi sono iniziate le condivisioni del post su pagine di estrema destra e, a quel punto, sono arrivati in massa centinaia e centinaia di utenti per insultare Youssef. Youssef precisa che questi commenti erano diversi dai precedenti, soprattutto nelle modalità: mentre le persone “normali” reagiscono a qualcosa che trovano ingiusto commentando individualmente e immediatamente, le persone dirottate sul suo profilo dalle pagine suddette hanno cercato l’appoggio del “branco”, dopodiché hanno agito insieme.

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Perché hai scritto un post così offensivo nei confronti di Salvini?

“La <<Poesia>> dedicata al nostro ministro dell’interno è stata dettata da un momento di rabbia che non ho voluto reprimere con l’intelletto. È chiaramente una provocazione in chiave popolare, ho voluto parlare la lingua dell’elettorato leghista più becero (quelli che si autodefiniscono “La maggioranza”) per tirare fuori il peggio di loro. Ci sono riuscito e ci sono cascati in pieno! Ciò che spaventa, però, è il loro modo minaccioso di organizzarsi nelle loro pagine e nei loro gruppi, per tendere questi attacchi ai soggetti che si oppongono al loro pensiero. Un modo vero e proprio di tapparti la bocca virtualmente con insulti e umiliazioni non argomentate. Vogliono scoraggiare chi dice cose a loro non gradite dal rifarlo, o comunque vogliono fare in modo che ci pensi due volte. Squadristi li ho definiti, fanno sul web quello che Casa Pound ha cominciato a fare sulle spiagge contro gli ultimi della classe, gli indifesi. Bisogna reagire e farsi sentire soprattutto sul web, prima che queste cose accadano anche nella realtà, altrimenti si rischia di arrivare troppo tardi.. credetemi.”

Che idea ti sei fatto delle persone che ti hanno insultato?

“Ho notato che sono tutte persone molto simili tra di loro: sul loro profilo personale non tengono foto che le ritraggono, ma immagini di Mussolini, slogan… Hanno tra i 35 e i 65 anni. Penso sia una generazione che non è stata capace di tenere il passo della progressione e che oggi, non sapendo quale sia stata la causa dei loro mali, la attribuisce allo straniero o al diverso, sperando che Salvini possa garantire loro una vita più facile e che non costi nessuno sforzo. Utilizzano molto i social ma non ne sono capaci, non filtrano le notizie vere da quelle palesemente false. Non hanno un’immagine reale del Paese: sono convinti di essere la maggioranza e in superiorità numerica. Vedono in Salvini un idolo.”

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Che conclusioni hai tratto da questa vicenda?

“Credo che questa vicenda confermi quello che penso ormai da tempo: non è più tempo del silenzio intellettuale. Se fino a ieri non mi sarei mai immischiato nell’ignoranza dei commenti sui social, oggi invece mi ci tuffo a capofitto. Le destre estreme traggono la loro forza dalla convinzione di essere una maggioranza assoluta e il nostro silenzio non fa altro che dare loro una conferma di questa impressione totalmente errata. Mi rivolgo quindi a tutta quella maggioranza d’Italia che assiste allibita e a volte divertita alle stupidaggini di chi ha scoperto i social l’altro ieri e oggi ne fa scempio, mi rivolgo a loro per esortarli a fare opposizione sui social, commentando e dando quindi voce ad un popolo molto più numeroso e moderato che esiste in Italia. Ormai le guerre ideologiche si combattono così, bisogna metterselo in testa e agire, se non si vuole soccombere al populismo e all’ignoranza delle fake news e di chi le diffonde, commentandole e condividendole. Se si continuerà con la strategia del silenzio intellettuale, o comunque un tacito dissenso, si darà sempre più forza a chi crede di essere l’unica voce popolare. Se si arriva troppo in ritardo, alla conclusione della resistenza virtuale, si rischia di non poter più dire la propria senza essere attaccati dalla prepotenza squadrista delle destre estreme e del loro popolino. In un futuro molto breve si rischia anche di proiettare la stessa ideologia squadrista nella vita reale… quindi o ci opponiamo alla violenza virtuale ora, o subiremo violenza reale a breve.”

 

La vicenda ricorda – con le dovute differenze – quella di Raffaele Ariano, che, dopo aver denunciato l’annuncio shock fatto da una capotreno su un convoglio di Trenord, ricevette circa cinquantamila commenti intimidatori sul suo profilo personale. In quel caso però l’iniziativa non fu delle pagine e dei gruppi di estrema destra, bensì della pagina ufficiale “Lega – Salvini Premier”.

Silvia Gemme

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