I ghiacciai d’Africa dei Monti Rwenzori

L’idea che l’Africa evoca nell’immaginario comune è quella del deserto, della savana e della foresta tropicale; sicuramente non quella dei ghiacciai. Eppure avventurandovi sui leggendari Monti Rwenzori potrete trovare anche loro!

Il Rwenzori è una catena montuosa a ridosso dell’Equatore, fra Congo e Uganda, nonché l’unico luogo sul continente africano che dispone di una buona quantità di precipitazioni ad una quota tale da permettere la formazione di ghiacciai.

I Monti del Rwenzori attraversano Congo e Uganda: si trovano all’interno del Parco Nazionale Virunga in territorio congolese e del Parco Nazionale dei Monti Rwenzori in territorio ugandese; entrambi i parchi sono considerati Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Il secondo, in particolare, comprende vari sentieri escursionistici, fra cui quelli che permettono di raggiungere le pendici del Monte Stanley: questo è il più alto della catena montuosa e possiede varie cime, tra cui il Picco Margherita che con i suoi 5109m di quota è la terza cima d’Africa.

I sentieri che permettono di arrivare al Picco Margherita, al momento, sono due:

  • Il Central Circuit, che ricalca le orme della prima spedizione condotta dal “Duca degli Abruzzi” Luigi Amedeo di Savoia nel 1906; è più conosciuto dai turisti, dotato di passerelle per attraversare le zone più fangose e rifugi in legno per pernottare.
  • Il Bukurungu Trail, che prende il nome da una delle valli attraversate ed è stato aperto al pubblico recentemente; è infatti meno conosciuto dai turisti, più selvaggio e non dotato di strutture per pernottare.

Il periodo migliore per avventurarsi fra questi monti è durante una delle due stagioni secche, che vanno da gennaio a febbraio e da giugno ad agosto. Durante il resto dell’anno la stagione è molto umida e caratterizzata da tremendi temporali, perciò rende molto più difficile addentrarsi nella foresta e aumenta anche la possibilità di contrarre malattie infettive a basse quote. Inoltre, per quanto sia definita tale, la stagione secca è anch’essa parecchio umida: ciò permette alla vegetazione di essere assai verdeggiante e rigogliosa anche a 3500 m s.l.m.

All’interno del parco la flora è estremamente varia e cambia a seconda della quota: fino a circa 2800 m s.l.m. si attraversano la foresta pluviale tropicale e la foresta di bambù; a quota 3000 m ci si imbatte nella cosiddetta heather zone (ossia “zona dell’erica”), dove la specie predominante è appunto una varietà gigante di erica arborea, caratterizzata dalla presenza di un lichene che forma lunghi ciuffi che scendono come capelli dai rami. Sopra i 3600 m s.l.m. si trova un particolare tipo di brughiera detto Rwenzori-Virunga montane moorland. Oltre i 4500 m circa si trovano solo rocce e qualche muschio temerario, mentre a partire da circa 4700 m si possono finalmente incontrare i ghiacciai.

Un cartello sopra l’uscio della Capanna Elena (a 4540 m s.l.m., il campo più alto sul monte Stanley) riporta la scritta Remember that global warming is real: un tempo infatti un ramo del ghiacciaio arrivava a pochi passi dal rifugio, ma ormai si ferma a una quota superiore di circa 250 metri.
Purtroppo negli ultimi decenni si sta assistendo ad una rapida recessione dei ghiacci del Rwenzori causata dal drammatico cambiamento climatico che sta avvenendo a livello globale, come ormai assodato dalla comunità scientifica. Tra qualche decina d’anni probabilmente lo spettacolo dei ghiacciai del Rwenzori rimarrà solo un ricordo impresso nelle vecchie fotografie e relazioni alpinistiche.

Irene Rubino

 

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