TAV Torino-Lione: quali i pro e i contro per la realizzazione del treno ad alta velocità?

Gli ultimi mesi sono stati scenario di un infuocato riaprirsi della questione del TAV, in particolare del corridoio 5, il tratto della Torino-Lione passante per la Val di Susa.

Il TAV, acronimo per treno ad alta velocità, è un progetto che prevede la realizzazione di una rete ferroviaria così veloce da poter competere con l’aereo, alternativa meno ecologica per il trasporto su vaste distanze. A partire dagli anni ’90, la Val di Susa è stata protagonista del movimento NO TAV, che si propone di porre resistenza alla realizzazione di tale progetto.

All’alba di un nuovo governo, l’Italia va diventando teatro di uno scontro ideologico fra SI TAV e NO TAV. Ma cerchiamo di capire, oltre le controversie e le fake news, quali sono i reali vantaggi del progetto e quali siano i motivi dell’opposizione ad esso.

SI TAV

  • La realizzazione del progetto rappresenterebbe un’opportunità per unire l’Europa da Est a Ovest;
  • Il TAV permetterebbe l’aprirsi di nuovi orizzonti di traffico, favorendo un maggior interscambio commerciale;
  • I temi di percorrenza per i passeggerei diminuirebbero esponenzialmente, mentre la capacità di trasporto merci aumenterebbe notevolmente;
  • La costruzione dell’opera sarebbe un’alternativa ecologica per il trasporto, e sfavorirebbe la circolazione dei Tir in autostrada;
  • Il costo effettivo dell’opera ammonterebbe ad una cifra sostenibile, pari a 8,3 miliardi
  • Impossibilità di tirarsi indietro nella realizzazione del progetto per il costo ingente di penali nei confronti della Francia e dell’Unione Europea

NO TAV

  • Il punto chiave dell’opposizione NO TAV consiste nel sottolineare la possibilità di mettere in sicurezza e ammodernare il collegamento già esistente del Fréjus, rendendo obsoleta la costruzione di un altro tunnel, e risparmiando in termini di tempo e denaro.
  • L’inutilità dell’opera sarebbe inoltre legata a un’esponenziale diminuzione del traffico di merci tra l’Italia e la Francia, che dal 1997 è diminuito del 71%;
  • La rinuncia alla costruzione non prevederebbe nessuna tipologia di sanzionamento;
  • Un’alternativa potenzialmente ecologica sarebbe trasformata in un disastro ambientale, poiché gli scavi avverrebbero su montagne ricche di uranio e amianto, che verrebbero in parte disperse nell’ambiente;
  • Alle ragioni economiche si aggiunge una motivazione di carattere affettivo. I valsusini vedrebbero la bellezza della loro terra deturpata da questa costruzioni.

Molte sono le controversie, specialmente riguardo la possibilità di ammodernare e mettere in sicurezza il Fréjus secondo i suoi limiti strutturali. Molti ingegneri sono attualmente al lavoro per poter valutare possibilità, e si trovano molte opinioni discordanti. In una questione così complicata e delicata è fondamentale tentare di rimanere informati e attenti all’attendibilità delle notizie, per poter scegliere da che parte stare in modo consapevole.

Emma Battaglia

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