Ucraina, tra Russia e Europa

Definita come “il ponte tra Russia e Europa”, l’Ucraina rischia oggi il collasso sotto i sentimenti contrastanti della sua popolazione.
Dopo la caduta dell’URSS, il paese ha continuato ad avere rapporti stretti con la confinante Russia, ma nel corso dei decenni il fascino europeo ha sedotto sopratutto le nuove generazioni che poco ricordano della RSS Ucraina

Dopo che la Rivoluzione Arancione del 2004 portò ad un governo pro-EU, nel 2010 fu Viktor Janukovyč, ad essere eletto presidente.
Nel 2013 Janukovyč portò comunque avanti accordi con l’UE e si mostrò aperto ad un’integrazione ucraina in Europa.
In questo quadro però, il governo russo che a tutto aspirava tranne che nel vedersi circondato da paesi possibili alleati NATO e legati all’UE, iniziò una guerra doganale con Kiev.
Sotto pressione del Cremlino, il presidente ucraino decise di non firmare il trattato d’associazione con l’UE e accettò un accordo da 15 miliardi di dollari con la Russia.
Migliaia di cittadini si riversarono allora nelle piazze di Kiev.
Le contestazioni – denominate poi Euromaidan – terminarono solo nel febbraio 2014 con la deposizione di Janukovyč e l’elezione di Petro Poroshenko.
Paradossalmente, la catastrofe per i cittadini ucraini iniziò solo allora.

Elezioni Ucraina
Elezioni 2010; le regioni dove Yanukovych ha ottenuto più voti (75+%) sono quelle ora in mano ai separatisti.

Il nuovo governo promosse una legge volta a sancire l’ucraino come unica lingua ufficiale e manifestazioni antigovernative si tennero in tutta la parte sud-orientale del paese, quella a maggioranza linguistica russa.
La situazione precipitò velocemente sopratutto in Crimea.
Il movimento filo-russo divenne un vero e proprio movimento separatista.
Con l’aiuto di militari russi, la cui presenza sul territorio fu a lungo negata dal Cremlino, i separatisti presero il controllo di più zone strategiche della penisola e il tutto culminò con la dichiarazione d’indipendenza e un successivo referendum volto ad approvare l’annessione alla Federazione Russa. Referendum non riconosciuto dalla maggioranza della comunità internazionale.
Fenomeni analoghi si ebbero anche nelle regioni di Doneck, Lugansk e Charkiv.

In queste zone oggi è in atto ciò che potremmo definire come una guerriglia.
I separatisti sono appoggiati da Mosca che li sostiene sia finanziariamente, sia con l’invio di truppe e materiale bellico.
L’Europa e gli Stati Uniti hanno risposto con sanzioni economiche mirate ad indebolire l’economia russa ma ciò non sembra bastare per far desistere Putin.

Il conflitto ha raggiunto un nuovo apice dopo i disordini nello stretto di Kerč’ – tra il Mar Nero e Mar d’Azov – .
Domenica 25 novembre, due navi militari ucraine ed un rimorchiatore sono stati colpiti e sequestrati dalla marina russa.
I due governi si sono accusati reciprocamente. Le autorità ucraine sostengono che la loro manovra fosse conforme al diritto internazionale. Mosca d’altra parte accusa l’Ucraina di non aver rispettato le proprie acque territoriali e di aver risposto alle provocazioni delle navi militari ucraine.
Il parlamento ucraino ha allora deciso d’istituire la legge marziale per 30 giorni nelle zone sud-orientali del paese in mano di fatto ai filorussi, a pochi mesi dalle nuove elezioni presidenziali.

Legge marziale ucraina
In rosso le regioni dove la legge marziale è ora in vigore.

Per questi motivi Trump ha annullato l’incontro con Putin previsto il 1° dicembre a Buenos Aires. Le Nazioni Unite invece non chiudono all’ipotesi di un intervento di peacekeeping, ma il processo risulterebbe effettivamente molto complicato.
Sebbene una vera e propria guerra sarebbe destabilizzante per entrambi i paesi, la situazione è sempre più complicata.
Questo incidente non fa altro che aggiungersi alla grave situazione nel Donbass e le ipotetiche aspirazioni russe di controllo totale del Mar d’Azov tengono alto il rischio di un’escalation.

                                                                                                                     Luigi Maria Barbella

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