Turiste uccise in Marocco: la tragedia di Louisa e Maren e la rivendicazione dell’Isis

Un dicembre macchiato di sangue e di dilaniante dolore per le famiglie di Louisa Vesterager Jespersen e Maren Ueland, le due ragazze che, durante un’escursione sul monte Atlante, sono state stuprate e poi sgozzate.

Le due ragazze, Louisa danese e Maren norvegese, avevano progettato un viaggio che sarebbe dovuto durare un mese, tra escursioni e visite nelle meravigliose città del paese nordafricano. La madre di una delle vittime dichiara: ”La sua priorità era la sicurezza, hanno preso ogni precauzione prima di intraprendere questo viaggio ”. Ma le due ragazze, durante un’escursione sul monte Atlante, sono state assalite da un gruppo di uomini, che ha abusato sessualmente di loro, e le ha poi decapitate.

La tragedia viene rivendicata dall’Isis, tramite un video in cui compaiono i volti dei quattro marocchini che dichiarano di essere i fautori dell’omicidio. Nel video compare alle loro spalle la bandiera nera dello Stato Islamico, e i quattro giurano fedeltà ad Abu Bakr e ad Al Baghdadi, mentre mostrano il loro disprezzo nei confronti del re del Marocco Muhammad VI. Inoltre, viene recapitato tramite social agli amici e ai familiari delle vittime, il video della decapitazione, in cui si può sentire una voce che, in francese, dice ”questo è per la Siria, qui ci sono le teste dei vostri Dio”, e , questa volta in arabo, ”Vendetta”, ”E’ per i fratelli di Hajin”.

Vengono aperte le indagini, da Rabat a Copenaghen le autorità si muovono in cerca dei terroristi, che vengono presto rintracciati ed arrestati.

Non avevano intenzione di fermarsi. Abiti nuovi, la barba tagliata, ma i volti degli assassini vengono riconosciuti su un autobus. Mentre un uomo con precedenti di terrorismo era già stato arrestato Lunedì 17 Dicembre a Marrakesh, altri tre sospettati vengono messi in manette. Sotto il sedile i macete fasciati nel nastro isolante.

Queste raccapriccianti vicende sottolineano, oltre all’orrore degli atti di un’organizzazione spietata, una forte spinta esercitata dall’Isis nei confronti delle regioni magrebine, supportata dai crescenti dati di adesione a politiche estremiste, soprattutto da parte dei giovani.

Ma l’odio non serve a niente, l’odio non è la risposta, nè la soluzione, e sui social brilla ora il messaggio di pace lanciato da Glen Martin, fidanzato di Louisa:

”L’amore ci porterà attraverso questo, non l’odio, l’odio non ci dà altro che rabbia. Amate Louisa e il suo ricordo, amate voi stessi e amate le persone intorno a voi”

Emma Battaglia

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