Luci ed ombre della Tanzania, il paese dalla terra rossa

La Tanzania è un paese dell’Africa Orientale, confinante a Nord con il Kenya e l’Uganda, a Ovest con la Ruanda, il Burundi e la Repubblica Democratica del Congo, e a Sud con Zambia, Malawi e Mozambico. Se siete bravi in geografia, avrete già compreso che a Est il paese si affaccia sul blu dell’Oceano Indiano, dove si trova la celeberrima isola di Zanzibar.

Zanzibar è una meta turistica molto comune (per chi se la può permettere), e molto probabilmente ognuno di noi si è trovato a sbavare di invidia dietro ai nostri schermi, vedendo le foto di qualche conoscente in posa davanti a questo mare cristallino.

Ma oltre al mare cristallino si nascondono non poche insidie nel paese dalla terra rossa. La situazione politica in cui si trova non è affatto semplice.

Da dove cominciare?

Prima di tutto, è necessario delineare un quadro generale del paese in oggetto, per comprenderne la sua storia e situazione politica. La Tanzania infatti non si chiamava così meno di un secolo fa. La regione del Tanganica ottenne l’Indipendenza dal Regno Unito solo nel 1961, mentre Zanzibar la ottenne due anni dopo. Le due regioni si unirono in un’unica Repubblica solo nel 1964, con il nome ”Tanzania”, parola macedonia per la fusione dei due nomi, Tanganica e Zanzibar.

La recente unificazione è emblematica di una politica scissa ancora ad oggi, in cui il governo rivoluzionario di Zanzibar conserva una relativa autonomia rispetto al governo centrale. Ciò ne giustifica la ricchezza comparata alla povertà che affligge un’elevata percentuale della popolazione.

La situazione politica è infatti una questione particolarmente sensibile. Nel 2015 è stato eletto il Presidente John Magufuli, la cui politica ha scatenato non pochi dissensi, soprattutto agli occhi degli europei. Magufuli ha lanciato numerose campagne per il recupero di entrate fiscali e sta tentando di indirizzare la Tanzania verso una progressiva industrializzazione. A ciò si affianca la sua battaglia contro la corruzione, dimostrata dai numerosi licenziamenti di funzionari sospettati di non svolgere il proprio lavoro onestamente.

A questi nobili obiettivi si affiancano però scelte opinabili e largamente discusse. Il potere si è fortemente centralizzato tra le mani di Magufuli e il controllo dei media e della diffusione di dati, anche quelli che dovrebbero essere di dominio pubblico, è stato notevolmente incrementato. Inoltre Magufuli ha abolito alcune delle libertà fondamentali, quali il diritto di manifestazione. Uno dei punti maggiormente sensibili risiede nella battaglia contro gli omosessuali. Magufuli ha bandito una vera e propria caccia all’uomo nei confronti degli omosessuali e di chi sia loro vicino.

Le sfaccettature di questa situazione sono molteplici, e ancora non è chiara la direzione verso la quale si stia dirigendo il paese. Le prossime elezioni sono attese per il 2020;  fino ad allora non ci resta che sperare che la politica di Magufuli non ricada negli storici errori delle amministrazioni africane e che riesca a esprimere il potenziale tanto a lungo inespresso della Tanzania.

Emma Battaglia

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