Chi sono i food blogger della Corea del Sud

Il paradosso che divide un emisfero benestante – quando non ignobilmente ricco – che si nutre a dismisura, portando i livelli di mortalità per malattie legate al sovrappeso a 3 mil. di persone, contro un emisfero che a stento mette insieme un pasto al giorno, decretando per lo stesso anno 870 mil. di morti per denutrizione, è oggi uno dei più dibattuti.

In più, come se questa distorsione nel modo di mangiare non bastasse, è evidente come la nostra sia al contempo l’era dei food blogger: in cui davanti al piatto, ancora prima che forchetta e coltello, si tira fuori il cellulare per scattare una fotografia e pubblicarla immediatamente su Instagram.

Esiste però un’altra via, per fare del cibo e dell’atto stesso di mangiare, uno strumento di fama, socialità e addirittura – per i “più grandi del settore” – fonte di guadagno. E no, non si tratta nemmeno di essere uno chef super stellato.

 

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Fra i giovani della Corea del Sud (ricordiamo che quella del Nord è attualmente sotto dittatura e – nonostante apparenti, lievissime e sporadiche aperture da parte della famiglia Kim al comando – impossibilitata in qualsiasi contatto con l’esterno) si è diffusa una tendenza, che stravolge e porta all’estremo la mania dei food blogger euroamericani. Iniziare è semplice: ci si mette davanti a una telecamera, si ordina del cibo, si fa partire la registrazione e si comincia a mangiare. Noodles, riso, kimchi (cavolo o altre verdure fermentate, proclamato con orgoglio “cibo nazionale” e sempre più di moda anche nel resto del mondo), pollo, pesce, stufati di carne, polpette, zuppe…

L’elenco potrebbe non fermarsi più.

E di fatto, proprio in questo consiste l’obiettivo: mangiare per ore, in diretta davanti a migliaia di appassionati del genere, tutti a seguire le imprese pantagrueliche di chi ha fatto di quest’attività un mestiere. Fra gli idoli di quest’industria, che spopola sui canali coreani di Youtube, c’è la modella superstar BJ Fitness Fairy (nella foto sopra). Grazioso visino minuto – come spesso se ne vedono fra le ragazze orientali – ogni sera si sintonizza davanti alla webcam e dà inizio allo spettacolo, ingurgitando quantità pari a quelle per tre persone. Il suo nome però, rivela parte del gioco: per mantenere questi ritmi, non soltanto la ragazza segue (per assurdo) una dieta ferrea – che prevede enormi mangiate davanti ai fan e piccoli snack nel privato, durante il resto della giornata – ma anche un allenamento di svariate ore in palestra, sotto la supervisione di una personal trainer. I suoi fan inoltre la “supportano”, procurandole gli ordini di cibo (quando non è la mamma a cucinare, la quale talvolta compare come special guest nei video).

BJ Fitness Fairy comunque, dice chiaramente che la sua intenzione non è essere un esempio per i giovani coreani: benché vi siano emittenti mediatiche che pagano lei e altri suoi “colleghi” affinché continuino a trasmettere le loro abbuffate, le autorità sanitarie sono ovviamente preoccupate dalle conseguenze che tendenze come questa possono avere sulla salute. Tanto che persino le suddette aziende affermano di avere delle “linee guida” per i giovani che lavorano per loro, per evitare eventuali rischi.

Ad allargare lo sguardo infatti, i critici accennano a questo fenomeno come un sintomo del disagio che esiste fra i giovani coreani: l’aumento del senso di solitudine e la progressiva perdita del contatto fra le persone, nonostante quel che accade dietro ad uno schermo (qualcosa che in effetti non ci è nuovo).

Magari per questo motivo, in opposizione ci sono giovani che in Corea portano avanti quella che si potrebbe definire una controtendenza: tramite Internet e i social network, organizzano incontri e ritrovi fra sconosciuti; per conoscersi, condividere – un tavolo, un piatto – così riscoprire anche il piacere e la convivialità originari della cuisine coreana, persasi forse, nell’entusiasmo per il prossimo episodio di BJ Fitness Fairy, o forse nei pixel di uno schermo…

Alice Tarditi

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