Dissezionare un pisello – come evitare di buttare €1,40~€2,10 nel bidone dell’organico

Tempo di primavera! Dai banchi del mercato traboccano fragole, asparagi, fave e piselli. Nonostante per la maggior parte degli studenti l’immagine più diffusa di 1 kg di piselli, sia di un sacchetto proveniente dal reparto dei surgelati, oppure da un barattolo di latta, prima ancora di venire così dissezionato e sterilizzato, ridotto ai minimi termini di una pallina verde e rotonda, un pisello è innanzitutto un baccello: quello che al suo interno custodisce infine le minuscole sfere che rotolano nel piatto e in padella.

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Perciò, di 1 kg di piselli acquistati freschi al mercato, non resterà che un pugno appena di ciò che vi è noto come “cibo”, e il resto sarà un cumulo di baccelli – volgarmente bucce – che l’istinto vi suggerirà di gettare nel bidone dell’organico. Facendo due calcoli poi, considerando che 1 kg di piselli così comprati vi sarà costato in media 2€/3€, e che l’involucro costituisce il 70% del prodotto, starete per buttare fra i rifiuti da 1,40€ a 2,10€.

Bell’affare davvero.

 

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Prima che torniate a chiedere un rimborso, per poi fare tappa al supermercato riprendendo le vecchie abitudini dei piselli surgelati o in scatola, cercherò di illustrare i vantaggi del continuare a comprare piselli freschi. Per farlo, non proverò a fare leva su prodigiose quantità di vitamine e sali minerali contenute soltanto nelle bucce, né su miracolose proprietà a esse attribuite: questo è ciò che sicuramente troverete scritto nelle riviste in sala d’aspetto la prossima volta che andrete dal parrucchiere, (così come non proverei a convincervi ad assaggiare la buccia dei kiwi in quanto “ricca di vitamina C” bensì – superata la prima impressione di avere un topo in bocca – per la particolare sensazione sul palato…)

No, per considerare ben spesi quei 2-3€ di piselli, mi servirò di una ricetta: vi avverto, i tempi sono piuttosto lunghi e il primo ingrediente è la pazienza, o forza di volontà, ma alla fine nel piatto vi troverete a godere innanzitutto della sana soddisfazione, frutto del vostro impegno e duro lavoro (per coloro a cui mancano questi primi ingredienti, rimando alla ricetta della pasta col vasetto di ragù pronto).

 

#1 step: neanche a dirlo, sbaccellare i piselli; un consiglio – poiché i baccelli deperiscono prima del resto – è di dedicarvi prima a questi, procedendo quindi subito con la ricetta di oggi.

#2 step: privare i baccelli dei filamenti coriacei esterni, sfilandoli tirando con le dita. Immergeteli quindi in acqua e bicarbonato per qualche minuto, poi scolateli e metteteli in una pentola ampia insieme a un poco d’acqua; coperchio, fiamma bassa, e lasciate cuocere fino a che saranno teneri, benché ancora di un bel verde brillante (non vogliamo poltiglia vegetale molliccia).

Scolate, rovesciate tutto nel frullatore e azionate il motore: il fine è ottenere una crema, ma non dovrete stupirvi della presenza di ancora qualche filamento. Ecco perché procederemo a setacciare – in un passaverdure o addirittura in uno di quei modernissimi estrattori con cui adesso va di moda prepararsi le centrifughe (e se non avete nessuno dei due, consiglio un giro all’Ikea questo weekend) – la fulgida vellutata color felce.

Da una parte quindi la parte fibrosa superstite, dall’altra il purissimo nettare cremoso: la prima potrà essere essiccata in forno, poi tritata e trasformata in farina – tale a quella di ceci – per farne farinate e sformati; il secondo sarà il condimento di una pasta di cui esser fieri (con somma gratitudine del portafoglio).

Quindi, avviandoci alla fine di quest’epos del baccello, portiamo la crema a un ribollìo in padella, con o senz’aglio, ma essenziale sarà il peperoncino secco e tritato e un pizzico di sale. Allora verrà il momento di unirvi la pasta – idealmente in forma di pennette – e lasciare ch’essa assorba il gusto dei baccelli, che mai prima d’ora aveva sfiorato il vostro palato. Sarà sufficiente qualche minuto – l’importante è mescolare e impedire che il sugo si asciughi troppo – giusto il tempo di spargere su un tagliere di legno dei semi di girasole, e delle foglie di melissa fresca appena colte sul balcone: un trito – effettuato rigorosamente col coltello, perché qui a vincere è il lavoro grossolano – con cui si coprirà infine il nostro originalissimo piatto di pasta fumante.

 

Alice Tarditi

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