Portraits – Trash Man: quel supereroe di cui ogni città avrebbe bisogno

“Alcuni di voi mi conosceranno come colui che ha rovistato in migliaia di bidoni della spazzatura dei supermercati, per sensibilizzare sulla quantità di cibo che finisce sprecata…”

 “Altrimenti potreste conoscermi come Trash Man [l’Uomo Spazzatura]: il progetto in cui per un mese ho vissuto come un americano medio, ma indossando ogni singolo pezzo di rifiuto che producevo, per rendere visibile quanta spazzatura si produce da soli in un mese soltanto.”

 

“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.”

Quest’ultima frase, è la celebre affermazione di Gandhi, famoso attivista indiano le cui gesta sarebbe addirittura superfluo ricordare.

Le prime due invece – probabilmente meno note – sono un estratto di interviste, o di interventi per TEDx, di Rob Greenfield. Ed è lui il supereroe – in maglietta e piedi scalzi – di cui ogni città avrebbe bisogno. Questo ragazzo – anche lui attivista – è un 30enne originario del Wisconsin: attualmente vive in Florida, in una casetta costruita con soli materiali di recupero, nel giardino di una signora che in cambio riceve da lui frutta e verdura, patate dolci, e una buona compagnia. Niente affitto, niente bollette: oltre alle imprese sopra elencate, infatti, Rob ha deciso di vivere senza soldi (perciò devolve tutto ciò che guadagna dalle interviste o dalle campagne di raccolte fondi ad associazioni locali), con soli 111 beni intestati a suo nome, e con un impatto pressoché nullo sull’ambiente.  

111
(111 oggetti possono sembrare un buon numero… ma una volta raggruppati, ci si rende conto che sono giusto l’essenziale: qualche abito, scarpe, il passaporto, utensili per cucinare e per la toilette… è così che Rob ha viaggiato in Sud America, volutamente senza un dollaro addosso, per provare a sé stesso e agli altri che di fatto “c’è del buono, della gentilezza nelle persone”).

Nel 2011 Rob era il classico American Dude, così si racconta lui stesso: voleva una grande villa, i dollars, ogni sabato a lucidare la sua auto, i suoi passatempi erano uscire a bere con gli amici e baccagliare le ragazze. Certo – figlio di un hippie – sin da piccolo è stato amante della natura, della vita all’aria aperta, ma non aveva ancora realizzato – come del resto molti di noi – come le sue azioni potessero influire su di essa. Poi ha iniziato a informarsi, leggere libri e guardare documentari, guardarsi attorno e infine agire. Rob inizia quindi a farsi notare con le sue imprese, o sfide come le definisce lui: ha davvero girato per un mese indossando i rifiuti prodotti da un americano medio, salvato dalla discarica tonnellate di cibo, in quantità tali che per lui – ma anche per chi si è unito a lui sul percorso – erano così eccessive che ha iniziato a donarle a chi – incuriosito – si avvicinava (polizia compresa).

haul
(Questo è ciò che si potrebbe trovare in una sola giornata di raccolta).

Poi, ha percorso – per ben tre volte – gli Stati Uniti pedalando su una bicicletta costruita interamente di bambù, mentre la sfida in corso – giunta ormai a metà della durata totale – prevede di vivere per un anno affidandosi soltanto a ciò che Rob coltiva negli orti che ha seminato nel vicinato (e che ha messo a disposizione di chi vuole servirsi, o aiutare nei lavori) oppure che riesce a procurarsi nei dintorni: banane raccolte dall’albero, yuca e altri tuberi estratti dal terreno, verdure in giardino, ma anche sale ricavato direttamente dall’oceano per evaporazione. L’acqua che beve è quella piovana – una volta filtrata – e in caso ve lo steste chiedendo, no, Rob finora non si è mai ammalato per questo, grazie – dice fiero aggirandosi fra le piante – alle “medicine” che (anche quelle) lui stesso coltiva, ad esempio la polvere di moringa.

 

 

È difficile trovare una foto in cui questo (forse folle?) supereroe non stia sorridendo.

Ma soprattutto, di lui piace che non fa moralismi, né esibizionismi, non fa delle sue imprese un vanto, non viene a farvi la predica; nemmeno scende in piazza, non manifesta urlando, eppure le sue gesta sono grandi e meritano di essere ricordate: “Non mi aspetto che tutti facciano come me” – ha ribadito ovviamente più volte – con i suoi sensazionali gesti spera invece di creare un impatto visivo sulla gente, sbloccare in loro qualcosa, affinché tutti – ciascuno nel proprio piccolo – inizino a realizzare almeno il primo, della lista dei cambiamenti che si vuol vedere attuare nel mondo.

 

Alice Tarditi

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