Portraits – Renée, il riccio

Parigi: in un condominio signorile abitato da famiglie dell’alta borghesia parigina, per la precisione al numero 7 di rue Grenelle, una comune portinaia tesse la trama di un intrigato e piacevole inganno.

Renée Michel, 54 anni di vita dei quali 27 impiegati come portinaia, è all’apparenza trasandata, ignorante e pigra; una gattara, squisitamente conforme al clichè del ruolo ricoperto, dal cui abitacolo fumano, perenni, odori di cibi pesanti e dal quale si accavallano le voci di un televisore sempre acceso. Dice di sé: «ho i calli ai piedi e, se penso a certe mattine autolesionistiche, l’alito di un mammut. Non ho studiato, sono sempre stata povera, discreta e insignificante».

Si dà però il caso che il gatto della povera signora porti niente di meno che il nome di Lev, in onore del vecchio Tolstoj, e che le giornate di Renée – le notti soprattutto –  si susseguano in realtà fra libri di filosofia, volumi d’arte e di cinema, romanzi giapponesi e sinfonie classiche.

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Vedova né rancorosa né tantomeno malinconica, portinaia riservata e del tutto disinteressata alle dinamiche e ai pettegolezzi condominiali, Renée coltiva con  assidua precisione la propria immagine esteriore di custode, con tutti gli stereotipi annessi ad essa. Sebbene a volte se ne esca con citazioni di Kant o riferimenti all’ “ideologia tedesca” di Marx, si impegna quotidianamente nell’abbassare il proprio gergo, simulando la mediocrità di opinioni imbevute di sottocultura che ci si aspetterebbe da lei.

Renée ha a tutti gli effetti costruito (o ancor meglio creato), tramite l’espediente della portineria, il confine invalicabile fra una realtà incapace di sfuggire ai giudizi legati all’apparenza (meccanismo sociale e tutto umano, inutile da combattere) e un rifugio nel quale poter evadere, illuminare ed elevare spirito e anima, esplorando – con  perizia filosofica ed acuto distacco – la propria umanità. Gli unici spettatori di questo funzionamento quotidiano (che potremmo quasi definire come una lotta di classe rovesciata) sono, nient’altro che, i capisaldi della letteratura russa e della filosofia orientale, poiché i facoltosi inquilini del palazzo (quasi tutti, almeno) non sospetterebbero mai del curioso incognito nascosto dalla fidata concierge. 

Protetta dagli aculei che lei stessa ha costruito, così da poter coltivare indisturbata la propria passione autodidatta, viene in realtà osservata con attenzione e curiosità dalla particolarmente intelligente e sensibile inquilina Palomà Josse. Dodici anni, figlia di un deputato ex ministro, pensa di Renée: “Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”

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[Le citazioni riportate dalle virgolette rimandano direttamente al piacevolissimo romanzo “L’eleganza del Riccio”, di Muriel Barbery; una lettura consigliata con il cuore].

Valentina Villani

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