Murakami Haruki, ad Alba, per il Premio Lattes Grinzane 2019 e illuminare le tenebre dell’animo dei lettori coi suoi romanzi.

I posti andati esauriti poco dopo l’annuncio, la coda all’ingresso del Teatro Sociale Giorgio Busca di Alba, il monito iniziale agli spettatori – per rispetto nei confronti della riservatezza dell’autore – di astenersi dal scattare foto e fare riprese video; poi le luci improvvisamente si spengono in sala, il sipario si apre su un palco che si affaccia su una platea doppia: così che due schiere di pubblico si fronteggiano, in piena suspense per l’attesa.

Stiamo aspettando Murakami Haruki, l’emblematico e schivo scrittore giapponese, scelto quest’anno dalla Fondazione Bottari Lattes per il Premio Lattes Grinzane 2019 e, grazie al contributo di Einaudi, oggi qui nella piccola cittadina piemontese altrimenti nota per il tartufo.

Il pubblico ammutolisce, aspetta che il maestro salga sul palco per tenere una lectio magistralis: la prima nel suo genere, di fatto, dal momento che Murakami ha effettivamente già soggiornato in Italia, ma solamente per turismo. Qualcuno si spazientisce forse, dovrà sorbirsi prima la lunga introduzione dell’annunciatore, godendosi almeno l’intervento del duetto Giorgio Amitrano ed Antonietta Pastore, che ci svelano cosa significhi trasporre i romanzi – Kafka sulla spiaggia, L’uccello che girava le viti del mondo, L’assassinio del commendatore… – dal giapponese all’italiano.

Questa foto – un po’ sfocata e anonima, e comunque quando Murakami non era ancora sul palco – è stata l’unica che ci siamo concessi, per rispetto verso la riservatezza dell’autore, restio persino ad esporsi sotto i riflettori al momento dei lunghissimi applausi.

L’agognato momento parrebbe non arrivare più: magari è così, incontrare l’autore non è in realtà che un sogno, un po’ come i mondi onirici che Murakami stesso mescola con la realtà nei suoi romanzi. Non è raro infatti che il protagonista si trovi nella propria quotidianità, in cucina a preparare un piatto di spaghetti, oppure in un ristorante di ramen; ma neppure che improvvisamente ci sia una pioggia di sardine, o che un personaggio veda la propria immagine – dalla finestra di un hotel in lontananza – avere rapporti con un uomo ripugnante.

Invece, alla fine, Murakami si palesa sul palco: saluta e ringrazia in un inglese quasi perfetto, maturato nei suoi viaggi (ha girato il mondo anche come maratoneta), per poi attaccare a spiegare nella sua lingua d’origine il concepimento di un romanzo.

Siete curiosi, ad esempio, di conoscere come è nata la storia de La ragazza dello Sputnik?

Credit: Premio Lattes Grinzane – Fondazione Bottari Lattes – foto Murialdo

Fondamentalmente si tratta di un’intuizione improvvisa, libera e del tutto personale: una frase, una scena, che poi lo scrittore archivia e lascia maturare. Quasi mai infatti quell’input si trasforma subito in romanzo, o definisce una scaletta da seguire per iniziare a scrivere: anzi, il tempo di fermentazione – per utilizzare le parole dell’autore stesso – è essenziale affinché quel momento torni e dia il via alla stesura vera e propria. Allora importanti diventano a quel punto il ritmo – che detta la narrazione, e spinge il lettore a macinare pagina dopo pagina – e la melodia, quella che rimane impressa nei ricordi, e ci porta a ricordare dei passaggi in particolare.

Attenzione però: questo metodo non è universale, il maestro è convinto che non esista un modus scribendi valido per tutti; c’è però qualcosa che accomuna tutti i narratori, ed è ciò che ritroviamo anche nei libri di Murakami.

Tutti gli esseri umani hanno infatti dentro di sé delle tenebre – esattamente come quelle che terrorizzavano, insieme a belve feroci e pericoli, i nostri antenati che si rifugiavano nelle caverne; fra questi uomini del passato, c’era sempre qualcuno che – per intrattenere i compagni e far passare il terrore e la fame – iniziava a raccontare una storia. In questo modo, il racconto rappresentava una luce che scaldava quegli animi cupi, li confortava.

Nella vera notte buia dell’anima, sono sempre le tre del mattino”, ha scritto in un saggio Scott Fitzgerald. Ed è proprio a questo genere di tenebre che io mi riferisco. Sia nei tempi antichi che al giorno d’oggi, abbiamo sempre bisogno di quei piccoli falò, in grado di illuminare il buio, che sono le storie. Di quel genere di luce che probabilmente può offrire soltanto il romanzo. Per quarant’anni, tenendo a mente quei falò, ho continuato a scrivere senza interruzione. Se con le storie che ho scritto sono riuscito, anche solo un pochino, a illuminare gli angoli oscuri di tante caverne in tanti posti del mondo, e se potessi continuare a farlo anche d’ora innanzi, non ci potrebbe essere per me gioia più grande. Grazie a tutti.

(Murakami Haruki durante il suo intervento ad Alba il giorno 11 ottobre 2019)

Il lettore fedele avrà riconosciuto ciò che si prova nel leggere Murakami: condividere così i turbamenti dei protagonisti, ma anche quella pace interiore che si avverte alla fine dei romanzi. Questi concetti perciò non gli saranno nuovi, eppure sentirli enunciare dalla voce del maestro Murakami, è stata un’imperdibile emozione per chi ha avuto la fortuna di assistervi.

Credit: Premio Lattes Grinzane – Fondazione Bottari Lattes – foto Murialdo

Con una luce negli occhi, abbiamo quindi abbandonato la sala per dirigerci in stazione: la sera fredda in ottobre, eppure quel calore della narrazione a confortarci lungo il tragitto.

Alice Tarditi

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