Sabaudade, il sagrin dei Torinesi

Chi ci abita sa quanto Torino sappia essere magica. Torino è capace di conquistarti in ogni stagione. In autunno tutti gli alberi si tingono dei colori più belli, rendendola quasi una cartolina, in inverno si accende l’atmosfera natalizia più incantevole che possa esistere con le luci d’artista e i vari mercatini dove passeggiare sorseggiando vin brulè o cioccolata calda, in primavera con gli aperitivi da consumare nei tanti dehors con vista sulle piazze caratteristiche della città e in estate, se si è abbastanza coraggiosi da rimanere ad agosto e affrontare la calura, si può godere di uno spettacolo rarissimo: Torino potrà sembrarti solo tua. Ovviamente questi sono piaceri che potrà confermarvi ogni torinese o chiunque abbia vissuto qui abbastanza a lungo.  

Torino è meravigliosa ma, c’è un grandissimo ma, gli abitanti della capitale sabauda, quando devono lasciarla, sono soliti soffrire di un malessere particolare: molti lo chiamano sagrin, un’afflizione in piemontese. Negli anni si è arrivati ad un nome specifico: sabaudade. Il nome deriva dalla parola portoghese saudade che definisce un particolare stato d’animo di nostalgia, rimpianto e malinconia accompagnato dal desiderio di qualcosa di assente o irraggiungibile. 

Anche così i più non sanno davvero spiegarla, ma quando ascolti qualcuno parlarne sai di averla provata anche tu. Molti dicono che è un malessere, più angoscioso della malinconia, che ti assale quando ti allontani da Torino, ti si appiccica addosso e non ti lascia; altri che è come un peso sul cuore che sei costretto a portarti fino a quando non fai ritorno. Alcuni narrano di sentirla già prima della partenza, quando preparano i bagagli e si avvicina la data fatidica in cui si lascerà la città ed è proprio allora che iniziano a contare i giorni che staranno lontani. Possono sperimentarla anche gli abitanti che durante gran parte dell’anno affermano di non amare Torino; questi, negli ultimi giorni di permanenza, iniziano a percepire la bellezza della città e a sentirne la mancanza, senza tuttavia essersene ancora stati allontanati. 

Lo rappresenta molto bene Ilaria Urbinati nel suo Carnet Torinese cosa sia la sabaudadeil pensiero che, ovunque tu ti trovi, Torino sia il tuo luogo, la tua casa, che assale anche coloro che la lasciano per rincorrere i propri sogni e proprio per questi la sabaudade diventa quasi un impedimento in più al momento di realizzarli, un pensiero fisso che ti tira indietro.  

Del resto avete mai sentito un torinese dire che vorrebbe vivere altrove? Chi vorrebbe lasciare la città definita da Montesquieu «il più bel villaggio del mondo»? Chi vorrebbe privarsi della possibilità di abitare in un luogo che può darti tutte le comodità di una grossa metropoli e allo stesso tempo i piaceri di un piccolo borgo?  

Torino è come la ragazza che vorresti portare a casa dai tuoi: semplice ma elegante, raffinata ma senza puzza sotto il naso; allo stesso tempo è così misteriosa, affascinante e sorprendente da innamorartene. 

Erika Manassero

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