L’inquietante e magistrale Joker di Joaquin Phoenix

Nel 2019 le sale cinematografiche di tutto il mondo hanno accolto miriadi di spettatori per la visione del Joker – regia di Tod Philipps. Acclamato da pubblico e maggioranza della critica vince il Festival del Cinema di Venezia, proponendo sul grande schermo una nuova versione del Joker interpretata da un magistrale Joaquin Phoenix.

Il film narra la storia di Arthur Fleck, uomo messo in ginocchio dalla vita a causa di un grave disturbo mentale e problemi neurologici che comportano attacchi compulsivi di risata incontrollabili. Lavora come clown e rappresenta a pieno la figura dell’incompreso, dell’umiliato, del represso, il diverso in una società che non lascia spazio né a differenze né agli oppressi.

Le scene iniziali ritraggono un Arthur indifeso alle numerose violenze della quotidianità, che nello svolgersi del film si traduce nella ricerca di un riscatto nei confronti di una vita di cui non ha mai preso in mano le redini. A causa del suo grave disturbo, questa presa di coscienza e di coraggio si tramuta in un appello alla violenza, una rivoluzione contro il sistema in maniera selvaggia e crudele, in cui il confine tra bene e male viene completamente cancellato. E’ proprio in questo momento che Arthur diventa il Joker, trasformando le sue debolezze in punti di forza di un personaggio che si fa simbolo di una Gotham in rivolta.

La Gotham del film fa riferimento a una New York sofferente degli anni ’70, afflitta da disoccupazione e malfunzionamento degli apparati statali, motivo per cui Arthur si trova abbandonato a se stesso. La percezione dei disturbi mentali da parte di una società che è profondamente malata è il paradosso che costituisce uno dei maggiori punti di forza del film, poiché è un problema che affligge anche la società moderna. Viene infatti ripresa in più momenti sul quaderno di Arthur la scritta:

‘’La cosa peggiore della malattia mentale è che tutti si aspettano che tu ti comporti come se non l’avessi’’

Aspetto in parte critico, proprio poiché il più acclamato e apprezzato è l’interpretazione magistrale di Joaquin Phoenix. Costretto ad una ferrea dieta per incarnare un più rachitico Joker, Phoenix lo ha animato come mai prima. Emotivo, scostante, ansioso, ansimante, spaventato e spaventoso, il suo volto ha assunto tutte le emozioni di Arthur come una tela bianca su cui ha dipinto un personaggio poliedrico e inquietante, in cui il disturbo mentale come un leitmotiv gli si leggeva negli occhi e in ogni micro espressione.

La fotografia e la colonna sonora hanno permesso di inquadrare l’interpretazione di Phoenix in un perfetto equilibrio tra macabro e inquietante, sublime e magnifico.

L’aspetto più critico si costruisce proprio sulla bravura di Phoenix, senza il quale il film molto probabilmente non avrebbe raggiunto altrettanto successo. Andando a spogliare alcuni aspetti formali del film, quali il suo legame con l’universo DC, è da chiedersi se, visto isolatamente e tagliando i pochi riferimenti ad un piccolo Bruce Wayne, la storia di Arthur avrebbe conquistato egualmente il grande pubblico.

Altre critiche sono state mosse anche nei confronti della rappresentazione di Gotham City. Una città distopica come quella di New York è un setting che lascia grande spazio alla fantasia dell’autore, e avrebbe potuto essere rappresentata con maggior cura e precisione. Infatti la Gotham del Joker è già vista e rivista nelle varie versioni di Batman, una città vissuta da una massa informe e poco riflessiva che si fa trascinare dagli eventi e intraprende rivolte selvagge e violente. Per quanto si tentasse di raggiungere una sfumatura caricaturale, alcuni aspetti sarebbero potuti essere sviluppati meglio.

Altro dettaglio che si discosta dalle precedenti interpretazioni del Joker, è la cattiveria. Joker è sempre stato il villain per eccellenza, un cattivo spietato che uccide senza paura, senza ragione. Il Joker di questo film è invece una vittima. Le sue azioni sono condizionate da colpe altrui o dalla sua malattia mentali. Non compie azioni volutamente crudeli senza motivo, al contrario del classico Joker. E’ come se la malattia mentale si facesse scusa di un comportamento immorale.

Emma Battaglia

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