Ecoword – Piccolo vademecum per parlare di clima

Con l’avvicinarsi dell’uscita del cartaceo di The Password (sì esatto! Mi raccomando, correte a prenderne una copia appena inizierete ad avvistarlo), mi sono trovata a interrogarmi su come avrei potuto coronare la rubrica ecoword (la parola all’ecologia), volevo presentare infatti qualcosa di originale, non il solito report su come stiamo rapidissimamente rosicchiando come parassiti il nostro pianeta.

Così ho pensato: quale luogo migliore di questo – il nostro giornale, degli e per gli studenti di UniTo – per discutere delle parole che utilizziamo noi giornalisti quando scriviamo di cambiamenti climatici?

O forse sarebbe meglio dire “crisi” o “emergenzaclimatica, come propone il Guardian, da tempo in prima linea nell’informare paesi come gli Stati Uniti – in particolare dove il negazionismo dilaga ancora indomito su questi temi – riguardo i problemi dell’ambiente. La redazione del quotidiano ha infatti stilato una sorta di vademecum, destinato a una miglior comprensione da parte dei lettori.

Essendo l’ambiente un tema caro anche a The Password, non potevamo rimanere indifferenti davanti a questa “rivoluzione” del linguaggio. Ecco quindi un breve glossario, per trattare in maniera più scientifica ed efficace le notizie della Terra:

  1. innanzitutto, la gravità della situazione richiede appunto la definizione di “crisi” o “emergenzaclimatica: gli ultimi disastri ci dimostrano che non si tratta più di banali cambiamenti. Altri termini, come “surriscaldamento”, “alterazioni del clima” vanno comunque bene per spiegare più nel dettaglio i singoli fenomeni, che contribuiscono alla situazione globale;
  2. gli “scettici” sono ormai a tutti gli effetti dei negazionisti: non c’è più spazio per lo scetticismo, le prove vengono dalla scienza, dai climatologi, dal 97% degli esperti, oltre che da studi pubblicati già qualche decennio fa. Chi continua a mettere in discussione queste evidenze, lo fa negandole apertamente;
  3. laddove in inglese “heating” risulta più corretto che “warming”, in italiano potremmo tradurre con la differenza fra riscaldamento (il mantenersi caldo) contro surriscaldamento (l’innalzamento della temperatura globale);
  4. l’espressione “emissioni effetto serra” arriva a includere tutto ciò che sta danneggiando l’atmosfera: senza limitarsi all’anidride carbonica, o al metano, eccetera;
  5. la parola “biodiversità” potrebbe suonarci come un’entità astratta, lontana dal nostro mondo quotidiano: al contrario, se dicessimo “animali che vivono nella natura” (e così piante, insetti…) – e che in gran parte sono a rischio estinzione – ci renderemmo conto, forse, che sono tutte creature con cui noi umani condividiamo (o almeno dovremmo condividere) questo pianeta;

6. alcuni potrebbero considerarla una piccolezza, un sintomo di pignoleria, ma le “riserve” di pesce – che ci fanno pensare a qualcosa di simile a una merce, facilmente reperibile sugli scaffali del supermercato – sono prima di tutto popolazioni, il cui ruolo è vitale per l’equilibrio degli oceani e degli ecosistemi.

Alice Tarditi

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